Steatosi epatica nel 25% degli italiani: integratore con alghe efficace nel 50% dei casi

• Pubblicato il • 4 min
Steatosi epatica nel 25% degli italiani: integratore con alghe efficace nel 50% dei casi

Ridurre il grasso nel fegato e migliorare i parametri metabolici può diventare un obiettivo realistico quando l’intervento è costruito con coerenza e continuità. Uno studio italiano ha valutato l’efficacia di Gdue in associazione a una dieta mediterranea ipocalorica per contrastare la steatosi epatica, facendo emergere risultati clinici rilevanti dopo un periodo di trattamento di 24 settimane.

studio italiano su steatosi epatica: dieta ipocalorica e integratore Gdue

La nutraceutica, affiancata a una dieta mediterranea ipocalorica, risulta in grado di contrastare la steatosi epatica. Secondo i dati presentati in occasione di un congresso nazionale Sinut-Società italiana di nutraceutica, sono stati individuati effetti misurabili dopo circa 6 mesi di trattamento con un integratore a base di alghe brune Gdue.

Il trattamento avrebbe determinato una riduzione del peso e della massa grassa, con un contestuale aumento del colesterolo “buono” Hdl. Accanto ai benefici su composizione corporea e profilo lipidico, è stata segnalata anche una diminuzione del grasso nel fegato.

trial clinico randomizzato e doppio cieco: risultati dopo 24 settimane

Lo studio clinico randomizzato, in doppio cieco, è stato condotto su 112 persone. I partecipanti sono stati assegnati a tre percorsi: dieta ipocalorica con supplementazione mediante Gdue, oppure placebo, mantenendo la stessa impostazione dietetica di base.

Trascorse 24 settimane, una quota pari a un paziente su due non presentava più la steatosi di grado moderato-severo. Il risultato è stato giudicato significativamente migliore rispetto al gruppo che aveva assunto placebo, che ha mantenuto dati in linea con quanto già osservato in studi su modelli animali.

sicurezza e tollerabilità del nutraceutico

Il nutraceutico Gdue è stato segnalato come ben tollerato. Durante l’intero percorso di ricerca non sono emersi particolari problemi di sicurezza.

steatosi epatica e Masld: ruolo dei fattori metabolici e diffusione

Il lavoro è stato coordinato dal team di Livia Pisciotta, professoressa ordinaria di Scienze dell’Alimentazione dell’Università di Genova e direttrice della Scuola di Specializzazione. La ricerca ha coinvolto anche la Clinica Gastroenterologica dell’Università di Genova, diretta da Edoardo Giannini, professore del dipartimento di Medicina interna presso l’Irccs-Aom Policlinico San Martino di Genova.

Nel quadro descritto, il fegato grasso legato ai disturbi metabolici è indicato come una delle principali malattie croniche epatiche diffuse. La condizione colpirebbe circa il 25% della popolazione italiana, con l’espansione del problema attribuita alla crescita di eccesso di peso, sindrome metabolica e iperglicemia.

La prevalenza risulterebbe più elevata in specifici gruppi: la steatosi arriverebbe fino al 70-80% nei pazienti obesi o tra coloro affetti da diabete mellito di tipo 2.

da “fegato grasso” a Masld: una condizione sistemica

La steatosi viene presentata come non limitata al solo fegato, ma come manifestazione di un’alterazione metabolica più ampia, oggi definita Masld (malattia epatica steatosi associata a disfunzione metabolica). In questo contesto vengono citati insulino-resistenza, sovrappeso e accumulo di grasso come fattori che facilitano il deposito di lipidi anche a livello epatico.

trattamento della steatosi epatica: dieta ipocalorica, attività fisica e farmaci per forme avanzate

La modifica dello stile di vita è indicata come cardine terapeutico. L’aderenza a lungo termine viene descritta come spesso complessa, mentre non sempre l’intervento limitato a alimentazione e sedentarietà riesce a produrre un calo ponderale clinicamente significativo tale da incidere in modo positivo sulla patologia epatica.

Viene inoltre ricordato che sono stati approvati farmaci in grado di agire riducendo la steatosi, spegnendo l’infiammazione e migliorando il danno epatico. Tali terapie sarebbero però indicate solo per pazienti con forme più avanzate, in particolare con fibrosi epatica da moderata a severa.

dieta ipocalorica e calo ponderale: impatto sul grasso epatico

Per la steatosi epatica non alcolica, descritta come una condizione potenzialmente pericolosa, il percorso di prima linea resta la dieta ipocalorica (come quella mediterranea) associata a attività fisica costante. Viene riportato che un calo ponderale di circa 5% sarebbe associato a una riduzione del grasso epatico, mentre una diminuzione del 7-10% o superiore condurrebbe a benefici metabolici e istologici più ampi.

potenziale dei nutraceutici come Gdue

Nel quadro delineato, i nutraceutici come Gdue vengono presentati come strumenti di supporto nel contrasto della malattia epatica. I risultati del trial con Gdue, presentati a Bologna, sono descritti come incoraggianti, mentre è indicata la necessità di ulteriori studi su popolazioni più ampie e con follow-up più lungo per confermare i benefici e definire meglio il ruolo nella pratica clinica.

steatosi epatica: caratteristiche cliniche e necessità di diagnosi precoce

La steatosi epatica non alcolica viene descritta come asintomatica nelle fasi iniziali e spesso diagnosticata per caso o quando la condizione risulta già più avanzata. La condizione viene inoltre indicata come una delle principali cause, nei Paesi occidentali, di tumore del fegato.

persone coinvolte nello studio su Gdue e steatosi epatica

Lo studio è stato realizzato con il contributo di figure accademiche e cliniche riportate come responsabili e referenti delle strutture coinvolte.

  • Livia Pisciotta
  • Edoardo Giannini
Categorie: Salute

Per te