Paolo Rossi scomparsa degli amici uno alla volta: cecchino in trincea e scelta tra trovarlo o cambiare posizione

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Paolo Rossi scomparsa degli amici uno alla volta: cecchino in trincea e scelta tra trovarlo o cambiare posizione

Alla vigilia del debutto a Bormio, nell’ambito della Milanesiana, Paolo Rossi torna a parlare di sé e del proprio percorso artistico con un tono insieme riflessivo e tagliente. L’attore e drammaturgo si presenta a “Onora i padri e paga la psicologa” con una lettura amara della situazione culturale, attraversata dalla sensazione di perdere lentamente i riferimenti più vicini, sia sul piano umano sia su quello creativo.

paolo rossi: solitudine artistica e vuoto tra i compagni di viaggio

Rossi racconta di sentirsi come un reduce, evocando l’immagine di un soldato rimasto a presidiare un avamposto mentre altri, compagni di vita e di lavoro, scompaiono. Nel discorso emerge l’idea di una progressiva solitudine legata alla mancanza di figure che hanno condiviso con lui esperienze e scelte artistiche nel tempo.

Il comico ricorda anche il proprio modo di formarsi: una crescita “a bottega”, senza l’accesso ad ambienti accademici. Il confronto diretto con figure come Dario Fo, Enzo Jannacci, Giorgio Strehler e Giorgio Gaber viene indicato come una scuola concreta, fatta di lavoro sul campo e di apprendimenti immediati.

la perdita dei sodali e l’idea di essere troppo esposti

Il senso di isolamento viene collegato alla scomparsa di persone con cui Rossi aveva condiviso percorsi importanti. Tra i nomi citati compaiono Stefano Benni e David Riondino, indicati come compagni di viaggio che, nel tempo, hanno lasciato Rossi con una percezione crescente di essere rimasto solo.

Rossi descrive la riflessione maturata dopo l’ultima scomparsa, con un passaggio costruito come metafora: “Qui ci deve essere un cecchino. E i casi sono due: o troviamo il cecchino, cosa quasi impossibile, oppure cambiamo trincea perché qui siamo troppo in vista”. Nel quadro del racconto, la cultura appare come un fronte in cui la visibilità può diventare rischio.

onora i padri e paga la psicologa: metafore di guerra e fine di un’era

In occasione del debutto a Bormio, Rossi lega la propria condizione emotiva a un’immagine storica precisa, trasformando il sentimento di perdita in un linguaggio narrativo. La satira e la comicità italiana vengono rappresentate come attraversate dalla chiusura di un ciclo, mentre la presenza di Rossi diventa quella di chi resta a presidiare.

“noi abbiamo iniziato un lavoro”: l’idea di un’eredità incompiuta

Un riferimento centrale arriva dalla memoria di una frase attribuita a Riondino: “Noi abbiamo iniziato un lavoro, qualcuno adesso lo deve finire”. Nel modo in cui Rossi rielabora il ricordo, emerge la percezione di essere rimasto come sopravvissuto a una stagione che non c’è più, evocando un contesto paragonabile alla guerra del ’15-’18.

La rievocazione non serve a uscire dalla metafora, ma a rafforzare il senso di continuità e responsabilità: dietro l’ironia, resta la consapevolezza che ciò che è stato avviato richiede un seguito, mentre i punti fermi che hanno accompagnato il lavoro comune vengono progressivamente a mancare.

compagni citati da paolo rossi

Nel racconto emergono i nomi di alcune figure indicate come compagni di viaggio e riferimenti nel tempo:

  • Stefano Benni
  • David Riondino
“I miei amici scompaiono uno ad uno, mi stanno lasciando solo. Qui ci deve essere un cecchino. E i casi sono due: o lo troviamo, o cambiamo trincea”: così Paolo Rossi

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