Osteopata a barcellona ecco perché non torno a milano

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Osteopata a barcellona ecco perché non torno a milano

A 24 anni parte da Milano con una laurea in Scienze Motorie e il primo tassello di un percorso per diventare osteopata ancora da completare. Non si tratta di un trasferimento motivato da contratti “prestigiosi” o dalla ricerca di una fortuna immediata: la scelta nasce dal bisogno di vivere altrove. Dopo anni, quel progetto personale si è trasformato in una vita stabile a Barcellona, tra lavoro clinico, famiglia e un’attività avviata in un periodo imprevedibile.

alessandro bonato lascia milano e sceglie barcellona

Alessandro Bonato racconta di aver maturato la convinzione che la propria traiettoria dovesse svilupparsi lontano dalla città in cui è cresciuto. La decisione prende forma anche dopo un contatto diretto con la Catalogna: nel 2010 vi trascorre quasi un anno e ricorda quella esperienza come un segnale rimasto nella memoria. Quando lui e la futura moglie, Sara, iniziano a parlare del futuro, l’idea di trasferirsi diventa concreta.

Nel 2012 i due fanno le valigie e si spostano in Catalogna. Le prime fasi non sono immediate: occorre adattarsi a una nuova lingua, costruire una rete professionale e farsi conoscere in un contesto diverso. A incidere, secondo la sua esperienza, è anche un’impostazione lavorativa percepita come più lineare rispetto a quella incontrata in Italia.

contratto e tutele: un impatto immediato sul lavoro

Il primo elemento che lo colpisce riguarda il contratto. Arrivato sul posto, ne firma uno regolare, con ferie pagate, contributi e tutele previste. Il confronto è netto: in Italia aveva conosciuto soprattutto collaborazioni e formule considerate più precari.

alessandro lavora come osteopata e consolida la stabilità

Nel periodo successivo Alessandro svolge attività come osteopata, passando da contesti come centri sportivi a hotel di lusso. Il lavoro porta accumulo di competenze e una clientela sempre più ampia. Con il tempo arrivano tappe importanti per la sua vita personale: nel 2014, a pochi anni dal trasferimento, acquista casa.

acquisto della casa nel 2014 e cambiamento dei prezzi

La scelta immobiliare avviene in un momento favorevole. Secondo quanto riferisce, in quel periodo è l’“ultimo tratto” della crisi immobiliare spagnola e riescono a trovare un’opportunità ritenuta straordinaria. L’idea di trasferirsi “definitivamente” si concretizza quando entrano nell’appartamento: viene percepita subito come casa propria.

Nel racconto attuale emerge però un cambiamento rilevante: negli anni il mercato di Barcellona si modifica in modo drastico. Se dovesse acquistare oggi la stessa abitazione, dice, non potrebbe permettersela. In dodici anni il valore risulta più che raddoppiato e i prezzi sono aumentati sia per gli affitti sia per gli acquisti.

barcellona come città più vivibile tra mobilità e spazi

Nonostante il costo della vita aumenti sensibilmente, Alessandro continua a considerare Barcellona più vivibile rispetto a Milano. La motivazione è legata soprattutto all’impostazione urbana. Racconta che ogni mattina accompagna il figlio a scuola utilizzando piste ciclabili e attraversando spazi verdi. Anche la vicinanza al mare risulta immediata, con pochi minuti di distanza.

Lo studio in cui lavora può essere raggiunto senza automobile. La percezione descritta è quella di una città pensata attorno alle esigenze quotidiane delle persone, con ciclabili presenti in varie aree, parchi e zone pedonali, oltre alla prossimità del mare come elemento costante della vita quotidiana.

osteowellness studio nel 2020: la scommessa che cresce

Il passaggio decisivo arriva nel 2020. Mentre molte attività rallentano a causa del Covid, Alessandro e la moglie decidono di aprire Osteo Wellness Studio, un centro dedicato a osteopatia, fisioterapia, allenamento e benessere. All’inizio la scelta appare rischiosa: durante il primo mese di lockdown Alessandro è convinto che potrebbe dover cambiare lavoro, perché non è chiaro cosa accadrà nei mesi successivi.

Con il progressivo allentarsi delle restrizioni, il quadro si ribalta. La richiesta aumenta in modo marcato: molti pazienti preferiscono allenamenti individuali e percorsi personalizzati. Lo spazio iniziale diventa presto insufficiente e emerge la necessità di aprire qualcosa di proprio.

ricerca del locale, burocrazia e agevolazioni

La ricerca di un locale richiede pochi mesi. Gli affitti, temporaneamente rallentati dalla pandemia, permettono di individuare una soluzione sostenibile. Lo Stato spagnolo prevede inoltre alcune agevolazioni per lavoratori autonomi e i costi iniziali risultano più gestibili.

Alessandro riconosce che l’operazione non è stata priva di rischi, pur evidenziando che il sistema pubblico consente una gestione percepita come rapida. La burocrazia esiste anche in Spagna, ma la sensazione descritta è quella di una minore pesantezza rispetto a esperienze precedenti.

dal 2020 al consolidamento: sanità, assicurazioni e collaborazione

Dopo sei anni, l’attività avviata durante il periodo di incertezza diventa una realtà più strutturata. Lo studio ospita numerosi collaboratori e rappresenta il fulcro della sua vita professionale.

A convincerlo definitivamente è anche il funzionamento dei servizi pubblici, con particolare riferimento alla sanità. Da quanto riportato, la Spagna dispone di una buona sanità pubblica, mentre nello stesso tempo le assicurazioni private sono molto presenti. Con una spesa indicata in circa 60 euro al mese, vengono citati accessi a visite ed esami in tempi rapidi.

rapporti con l’italia e conclusione del percorso di barcellona

Alessandro non nega le qualità dell’Italia: sostiene che esistono eccellenze mediche riconosciute a livello internazionale. Nel racconto, emerge però come molti professionisti decidano comunque di trasferirsi all’estero per trovare condizioni lavorative e contrattuali più favorevoli.

Oggi, quasi a quarant’anni, guarda al percorso con soddisfazione. Richiama alcuni elementi concreti della propria traiettoria: una casa acquistata quando era ancora under 30, un’attività avviata durante una pandemia, una famiglia costruita in un altro Paese e due figli in crescita tra il mare e le strade di Barcellona.

Il legame con l’Italia rimane sul piano affettivo. Gli mancano i genitori, il fratello, gli amici e quella Milano in cui è cresciuto tra le biciclette di un negozio di famiglia. Quando torna, dopo pochi giorni, si crea il desiderio di rientrare in Catalogna. La sensazione finale è quella di un’idea seguita con costanza: a distanza di oltre 10 anni ha trovato la felicità nella stessa città che lo aveva attratto da giovane, chiamandola casa.

figure citate

Le persone menzionate nel racconto rientrano nel percorso personale e familiare.

  • Alessandro Bonato
  • Sara, moglie
  • figlio
  • genitori
  • fratello
  • amici di sempre
Osteopata a Barcellona. “Qui ho comprato casa a 26 anni e cresco i miei figli tra mare e piste ciclabili: ecco perché non torno a Milano”
Categorie: SaluteEconomia

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