Moglie di michelangelo antonioni: mio marito lo rivedo in un leone
A quasi vent’anni dalla scomparsa di Michelangelo Antonioni, Enrica Fico torna a parlare di un ricordo capace di restituire emozioni vive e immagini nitide. In un’intervista al Corriere della Sera, l’attrice e regista ha raccontato di aver ritrovato il cineasta in uno sguardo inatteso, quello di un leone. Il momento diventa un ponte tra memoria e presenza, tra la storia personale e un legame che continua nel tempo.
il leone Mihal e lo sguardo che ricorda Michelangelo Antonioni
Il riferimento di Enrica Fico si lega a un’esperienza precisa: il leone Mihal. Secondo quanto raccontato, la visione dell’animale richiama Antonioni grazie a caratteristiche che, nella sua percezione, risultano sovrapponibili. Enrica Fico afferma di averlo “rivisto in un leone” e spiega che Mihal le ricorda il marito per lo “sguardo magnetico”, definito anche “molto intelligente”, insieme a una “bellezza insolita”.
Il paragone non resta confinato all’aspetto descrittivo: lo sguardo del leone diventa un segnale emotivo legato a una forma di comprensione. Fico sottolinea che osservare Mihal e incrociare gli occhi rappresenta, per lei, un gesto significativo e continuativo.
Animanatura Wild Sanctuary e il nome scelto da Enrica Fico
Mihal vive presso l’Animanatura Wild Sanctuary di Semproniano, in Maremma, un’oasi che ospita centinaia di animali provenienti da varie parti del mondo. In questa cornice, Enrica Fico racconta che è stata proprio lei a scegliere il nome del leone: Mihal, indicato come una variante albanese di Michelangelo.
perché “Mihal” è legato a Michelangelo
La scelta del nome viene motivata con un riferimento linguistico: Fico precisa che in albanese Mihal corrisponde a quella forma “più vicina a Michelangelo”. Il nome diventa quindi un riferimento identitario, capace di mantenere vivo un legame anche lontano dalla quotidianità domestica.
legame quotidiano: stare vicino per guardare negli occhi
Il rapporto tra Enrica Fico e Mihal si sviluppa attraverso la presenza e l’osservazione in silenzio. Fico afferma che, per lei, è sufficiente stargli vicino il più possibile per guardarlo negli occhi. Nel racconto compare anche un riferimento temporale molto marcato: per 22 anni, da quando Michelangelo subì l’ictus, Fico dichiara di aver avuto “colloqui” con un uomo senza parole.
Il parallelismo tra il cineasta e il leone viene reso con un’immagine coerente: la comunicazione non avviene tramite frasi, ma tramite sguardi, presenza e una forma di intesa che continua nel tempo.
la nuova vita tra umbria e Maremma
Nel racconto, Enrica Fico segnala anche un cambiamento imminente: presto lascerà la casa umbra dove viveva con Antonioni per trasferirsi più spesso in Maremma, vicino al santuario. La scelta è funzionale al desiderio di mantenere vivo quel contatto ricorsivo, costruito attorno all’osservazione dell’animale.
progettare una chaise longue accanto al recinto
Tra i dettagli emersi, il desiderio di Fico include un’idea concreta: farsi costruire una chaise longue accanto al recinto di Mihal. L’obiettivo è poter continuare a osservarlo e, attraverso la rete, accarezzargli le zampe con fili d’erba. Il progetto esprime la volontà di prolungare il tempo insieme, trasformando la vicinanza in un’abitudine stabile.
Parlando del leone, Fico lo descrive con un’affermazione significativa: “Per metà è umano”. Anche questa formula rientra nel modo in cui lo sguardo e la presenza dell’animale assumono, per lei, un valore personale e simbolico.
memoria del rapporto con Antonioni: carattere difficile e rinascita dopo l’ictus
Ripensando a Michelangelo Antonioni, Enrica Fico non evita i passaggi più complessi della relazione. Racconta infatti che Antonioni aveva un carattere molto difficile e che poteva arrivare a essere crudele. Allo stesso tempo, Fico lega quella severità al talento artistico straordinario, descrivendola come una componente integrante della sua dimensione creativa.
Nel ricordo emerge anche il lungo periodo successivo all’ictus del 1985. Fico racconta che Antonioni recuperò progressivamente l’uso della gamba e della spalla e arrivò perfino a imparare a dipingere con la mano sinistra. Questo percorso di recupero viene presentato come una rinascita che oggi, secondo Fico, trova un riflesso nello sguardo di Mihal.
un simbolo che collega sguardo e rinascita
Lo sguardo del leone diventa così un segno evocativo: la continuità tra l’esperienza umana e quella animale si consolida in un’immagine unica. Il leone, osservato da vicino, rappresenta nella narrazione un punto di incontro tra memoria e presenza, dove il tempo trascorso dopo l’ictus e la possibilità di ripartire trovano un’eco nello stesso tipo di sguardo.
personaggi e figure menzionate
- Enrica Fico
- Michelangelo Antonioni
- Mihal


