Massi abnormi di organismi gelatinosi aliene nel mar adriatico: alle reti e allarme per il pescato nel polesine
Nel mare dell’Alto Adriatico e lungo le coste di Pila si sta delineando uno scenario anomalo che sta bloccando l’attività di una delle marinerie più rilevanti d’Italia. Nelle ultime settimane, a distanza di ore, l’acqua ospita una distesa trasparente, densa e quasi immobile, che galleggia sotto il pelo dell’acqua e cambia consistenza con l’andamento della giornata. Di notte l’insieme resta sospeso in superficie, mentre con l’arrivo del calore solare tende a scendere lentamente verso il fondale, formando una coltre che riduce drasticamente la visibilità dell’ambiente e interferisce con la pesca. Un fenomeno descritto come un vero e proprio enigma biologico che, prima ancora di essere identificato con certezza, sta producendo effetti immediati sull’industria ittica.
cambiamento climatico e tappeto gelatinoso in alto adriatico
Il quadro associato al fenomeno viene collegato al cambiamento climatico, con una crescita della temperatura delle acque marine ritenuta determinante per l’espansione di organismi in grado di colonizzare nuovi areali. In base alle ricostruzioni e agli accertamenti riportati, la causa più discussa riguarda una specie aliena che avrebbe preso consistenza nelle acque polesane. Le ipotesi emerse nelle prime verifiche includono la noce di mare (Mnemiopsis leidyi) oppure banchi di salpe gelatinose, la cui proliferazione sarebbe stata favorita da condizioni ambientali più calde.
come il tappeto interferisce con la pesca a volante di pila
La barriera fluttuante occupa proprio l’area utilizzata dalla flotta nel periodo di lavoro ordinario. Le reti “a volante”, impiegate per catturare il pesce azzurro, risultano inevitabilmente coinvolte nel contatto con la massa gelatinosa. Con l’avanzare delle calate, al posto del pescato atteso, le reti imbarcano tonnellate di gelatina, generando un effetto di tappo che limita il ricambio dell’acqua e riduce l’ingresso dei pesci nell’area di raccolta.
danni alle reti e rotture durante le operazioni di issaggio
Le criticità non si fermano alla resa della pescata. Quando gli argani provano a issare i sacchi a bordo, il carico risulta insostenibile per le attrezzature: il peso dell’agglomerato spacca le cime e provoca squarci profondi nei tessuti delle reti. Il risultato è la distruzione delle attrezzature e un ulteriore aggravio operativo oltre alla perdita di catture.
rotte senza esito e stop anticipato per le famiglie del settore
La ricerca di rotte alternative non ha prodotto risultati efficaci. Alcuni pescherecci hanno percorso oltre cento miglia in una singola notte, effettuando calate molto brevi nella speranza di intercettare zone prive di ostacoli. Nonostante gli spostamenti, il rientro in porto ha registrato una riduzione netta: il carico è tornato con appena un decimo rispetto alle quantità abituali.
paralisi economica con un mese di anticipo
Per numerose imprese e per circa sessanta famiglie, lo stop forzato è scattato con un mese di anticipo rispetto al tradizionale fermo biologico ministeriale previsto per il primo agosto. L’attività risulta quindi interrotta, mentre restano comunque da sostenere oneri non rinviabili.
costi fissi, sussidi e richiesta di tavolo tecnico
La riduzione delle uscite azzera la parte di ricavi legata al lavoro in mare, senza eliminare i costi strutturali. Gli armatori sono chiamati a garantire il minimo contrattuale ai marinai, con l’obiettivo di non disperdere la manodopera. In risposta all’emergenza, l’interlocuzione con le istituzioni è stata portata sul piano operativo: Coldiretti Pesca Rovigo ha chiesto l’apertura immediata di un tavolo tecnico per rivedere i calendari del fermo pesca e attivare sussidi straordinari a sostegno del reddito dei lavoratori rimasti a terra.
numeri e testimonianza del presidente di pilamare
Il crollo della produzione viene quantificato anche attraverso una dichiarazione raccolta da Il Gazzettino, resa da Alessandro Ferro, presidente della cooperativa Pilamare. Secondo quanto riportato, l’ultima uscita utile sarebbe avvenuta nella notte tra lunedì e martedì: sarebbero state raccolte appena 50 casse di pesce, a fronte delle circa 500 normalmente portate a terra. Dopo quella esperienza, gli equipaggi avrebbero deciso di fermarsi.
Personaggi citati: Alessandro Ferro.


