Marcinelle, i Riva chiudono l’area a caldo: 179 operai a rischio licenziamento
L’eco della tragedia di Marcinelle continua a riverberare sulle scelte industriali e sociali tra Italia e Belgio. A distanza di settant’anni dall’incendio del Bois du Cazier, che costò la vita a 262 minatori (tra cui 136 italiani), nuove tensioni riportano al centro l’industria pesante a Charleroi e, con essa, il tema del lavoro e della tenuta occupazionale. La scomparsa di Nunzio Mancini, ultimo minatore superstite, si inserisce in un quadro in cui lo stabilimento di Thy-Marcinelle affronta una fase delicata e ancora aperta sul piano sindacale e produttivo.
tragedia di marcinelle e persistente legame con il lavoro italiano all’estero
Il 21 agosto 1956 un incendio divampò a Marcinelle, nel complesso minerario del Bois du Cazier. La tragedia portò alla morte di 262 minatori, con la presenza di 136 italiani, trasformandosi nella più grande tragedia del lavoro italiano all’estero. Nel tempo, la vicenda ha inciso sul rapporto tra i due Paesi rispetto all’emigrazione, e oggi riaffiora attraverso le vertenze che coinvolgono lavoratori di origine italiana nel distretto industriale di Charleroi.
La figura di Nunzio Mancini resta legata a quel drammatico evento: il minatore, miracolosamente sopravvissuto, è deceduto a 96 anni il 30 giugno 2026. Settant’anni dopo il disastro, l’area continua a incrociare destini che coinvolgono direttamente l’Italia, non più come emergenza di sopravvivenza in miniera, ma come confronto sulla continuità lavorativa in acciaieria.
sciopero thy-marcinelle: 179 posti a rischio e mobilitazione in corso
Lo scenario attuale riguarda l’acciaieria Thy-Marcinelle, controllata dal Gruppo Riva. Dallo 21 maggio lo stabilimento risulta paralizzato per lo sciopero degli operai, attivato contro la chiusura dell’area a caldo. La misura comporta una minaccia diretta per 179 posti di lavoro, tra cui una sessantina attribuita a lavoratori di origine italiana, molti dei quali con decenni di anzianità.
Le trattative restano in evoluzione, mentre rimane l’incognita su come e quando possa essere definita una soluzione capace di sbloccare la vertenza. Finché la disputa sindacale non troverà un esito legato alla vendita dell’impianto, a un accordo di transizione o a un piano sociale, il calendario della chiusura rimane congelato e l’impatto coinvolge almeno 179 famiglie.
chiusura altiforni e area a caldo: motivazioni aziendali e contestazioni sindacali
Il punto di partenza della crisi risale al 16 gennaio, quando il gruppo siderurgico italiano ha annunciato la chiusura definitiva delle lavorazioni con altiforni presenti nel sito di Thy-Marcinelle. La spiegazione fornita dall’azienda collega la scelta al calo della domanda di acciaio e alla conseguente sovrapproduzione sul mercato.
Le posizioni sindacali non convergono con questa lettura. Secondo Métallos FGTB di Hainaut-Namur, sindacato belga dei metalmeccanici, la causa sarebbe da ricercare negli errori strategici del Gruppo Riva, con particolare riferimento alla perdita del principale cliente, la Van Merksteijn International, ora confluita nel gruppo Reinforcing Steel Europe. Il presidente del sindacato, Ivan del Percio, sostiene che la chiusura dell’area a caldo non sarebbe priva di ricadute nemmeno per circa 150 lavoratori impiegati nella laminazione a freddo.
laminazione a freddo: trasferimenti e costi di trasporto
Secondo la ricostruzione sindacale, mantenere attiva solo la laminazione a freddo risulterebbe insostenibile. In assenza di acciaio prodotto in loco, la lavorazione dovrebbe essere alimentata da due stabilimenti più distanti: uno in Francia e uno in Germania. La conseguenza attesa riguarda un incremento dei costi di trasporto, indicati come destinati a lievitare drasticamente.
minaccia di esproprio e possibile acquirente: il dossier Charleroi
Un ulteriore elemento di pressione riguarda la possibile reazione delle istituzioni locali. Sul tavolo resta la minaccia del comune: il sindaco di Charleroi, Thomas Dermine, ha dichiarato la disponibilità ad avviare una procedura di esproprio nei confronti del Gruppo Riva qualora l’azienda non dovesse desistere dalla decisione.
La mossa viene descritta come una leva negoziale orientata a spingere la famiglia italiana a cedere l’impianto. Nei canali mediatici belgi circola il nome del possibile acquirente Novolipetsk Steel (NLMK), attivo già in Belgio a Clabecq e in Italia a Verona.
strategia NLMK e deroghe europee: scadenze dopo il 2028
L’eventuale acquisto dell’acciaieria elettrica di Thy-Marcinelle rappresenterebbe, per NLMK, una mossa strategica considerata vitale per garantire la sopravvivenza degli impianti di laminazione in Vallonia, incluso quello di La Louvière. La motivazione viene collegata al venir meno delle deroghe europee che consentono alcune importazioni di acciaio russo dopo il 30 settembre 2028.
pressione sindacale europea: FIOM e mobilitazione per l’acciaio come settore strategico
Nel frattempo, la vertenza di Charleroi si inserisce in un quadro più ampio di mobilitazione. Loris Scarpa, coordinatore nazionale della Fiom-Cgil per siderurgia e energia, afferma che i lavoratori del settore siderurgico in Europa si stanno organizzando per rendere l’acciaio un settore strategico e quindi pubblico.
Il riferimento include esperienze in Francia e Regno Unito. In Francia, l’11 giugno scorso, l’Assemblea nazionale ha approvato la nazionalizzazione di ArcelorMittal France, richiesta dai dipendenti. Nel Regno Unito, il governo è già intervenuto per salvare British Steel di Scunthorpe, indicata come l’ultima acciaieria con ciclo integrale, evitando la chiusura.
gruppo riva tra Ilva di taranto e impianti in più Paesi
La famiglia Riva è collegata in Italia soprattutto a Ilva di Taranto. Il gruppo fondato da Emilio Riva ha gestito l’impianto per circa vent’anni prima che gli impianti venissero sequestrati nel 2012 dai magistrati di Taranto, nell’ambito di accuse di disastro ambientale. Successivamente, lo stabilimento siderurgico è finito in amministrazione straordinaria con commissari nominati dal governo; dal 2018 al 2024 la gestione è stata affidata a ArcelorMittal.
L’indagine è stata accompagnata dal sequestro di oltre un miliardo di euro alla famiglia Riva. Nonostante ciò, il gruppo è rimasto attivo nel settore dell’acciaio tramite impianti distribuiti in più Paesi.
dichiarazione europea di solidarietà e richiesta di soluzioni per evitare licenziamenti
Un segnale di coordinamento proviene da una dichiarazione congiunta di solidarietà per i lavoratori di Thy-Marcinelle. I rappresentanti dei lavoratori del Consiglio aziendale europeo del Gruppo Riva denunciano difficoltà collegate a mancanza di investimenti, ristrutturazioni e tensioni occupazionali in vari stabilimenti del gruppo. Nella stessa presa di posizione viene chiesta alla direzione di valutare seriamente ogni soluzione in grado di consentire di evitare licenziamenti.
La richiesta raccoglie consensi di lavoratori e sindacati di Belgio, Francia, Germania e Italia.
marcinelle e charleroi: continuità industriale e attesa di una decisione su impianto e lavoro
Charleroi mantiene un legame simbolico e storico con l’industria pesante italiana all’estero. Nei pressi del sito del Bois du Cazier, a distanza di settant’anni dalla tragedia di Marcinelle, la criticità non riguarda la permanenza in miniera, bensì il posto in acciaieria, mentre l’azienda che licenzia risulta aver chiuso l’ultimo bilancio con 9 milioni di profitti.
Lo sciopero continua e le trattative proseguono, con l’attesa di una risposta dal Gruppo Riva. La conclusione della vertenza viene collegata a possibili scenari: vendita dell’impianto, accordo di transizione o un piano sociale per accompagnare l’uscita con indennità e ricollocazioni. Finché tali passaggi non verranno definiti, il calendario della chiusura resta in sospeso, con conseguenze sull’occupazione di almeno 179 lavoratori.
Personaggi citati:
- Nunzio Mancini
- Ivan del Percio
- Thomas Dermine
- Loris Scarpa
- Emilio Riva
