Israele usa torture che non si vedono nemmeno nei film horror testimonianza del figlio del medico palestinese Abu Safiya
Elyas Abu Safiya racconta con voce ferma una vicenda che descrive come drammatica e inaccettabile, legata alla detenzione del padre, il dottor Hussam Abu Safiya. Ospite a In Onda su La7, il figlio fornisce dettagli su una situazione che definisce senza accuse formali e caratterizzata, secondo la sua testimonianza, da sofferenze fisiche, isolamento e rischio concreto per la vita.
detenzione di hussam abu safiya: 563 giorni senza accuse
La denuncia di Elyas Abu Safiya riguarda il padre, pediatra e neonatologo, ex direttore dell’ospedale Kamal Adwan nel nord di Gaza. Secondo quanto riferito, il dottor Hussam Abu Safiya si trova in detenzione amministrativa israeliana da oltre 563 giorni, senza una accusa formale.
Elyas descrive condizioni di detenzione che includerebbero fame, sete, torture e isolamento totale. Il figlio sostiene inoltre che il padre non avrebbe potuto vedere il proprio avvocato e che, a suo dire, non avrebbe informazioni sulla situazione medica attuale. Il racconto parla di metodi di trattamento descritti come molto duri e non visibili, secondo Elyas, in immagini comuni.
arresto e ruolo sanitario nel nord di gaza
Prima dell’arresto, avvenuto il 27 dicembre 2024 durante un’incursione delle forze israeliane, Hussam Abu Safiya dirigeva l’ultimo ospedale ancora funzionante nel nord della Striscia. In quel contesto, secondo la ricostruzione fornita, il medico curava centinaia di feriti, in particolare bambini ustionati e mutilati, operando nonostante bombardamenti e una mancanza cronica di medicinali e attrezzature.
Oggi, dopo quasi un anno e mezzo di detenzione, Elyas riferisce che il padre avrebbe perso metà del peso corporeo. Il suo avvocato, Nasser Odeh, avrebbe raccontato l’esito di un recente incontro descrivendo il medico come estremamente debole, incapace di stare seduto e spesso sul punto di perdere conoscenza.
condizioni critiche secondo la testimonianza del figlio
Elyas ribadisce che, a suo avviso, il padre sarebbe innocente e senza alcuna accusa. Nel racconto, il dottor Abu Safiya resterebbe vicino alla comunità, con un riferimento ai bambini e alla popolazione che serviva in ospedale.
Il figlio ricorda anche scene vissute durante l’attività sanitaria: molti bambini sarebbero stati bruciati e mutilati, con famiglie che arrivavano a chiedere dei propri figli. La descrizione riguarda il modo in cui, secondo Elyas, venivano gestiti alcuni corpi: sarebbero stati riposti in buste di plastica, con pesi indicati in funzione dell’età, da un chilogrammo fino a cinque chilogrammi.
familiari colpiti: fratello ucciso e arresto del medico
Nel quadro familiare della testimonianza compare anche un evento di forte impatto. Elyas menziona che suo fratello sarebbe stato ucciso dalle forze israeliane. Secondo quanto riportato, il 25 ottobre 2024 il dottor Abu Safiya sarebbe stato arrestato e poi rilasciato; nello stesso giorno, il figlio quindicenne Ibrahim sarebbe stato ucciso in un attacco con drone all’ingresso dell’ospedale.
centri di detenzione e isolamento: ricerche, udienze e trasferimenti
La ricostruzione fornita indica che, dopo l’arresto, il dottor Abu Safiya sia stato trasferito in diversi luoghi di detenzione: dal campo di Ofer a Ketziot, poi a Ganot. In quest’ultima struttura, secondo quanto riferito, sarebbe stato tenuto in isolamento e aggredito dalle guardie con manganelli e martelli, soprattutto dopo un’udienza in videoconferenza alla Corte suprema israeliana.
Nel racconto si specifica che la Corte suprema avrebbe respinto il ricorso per la scarcerazione.
prigione di rakefet e condizioni descritte come disumane
Attualmente, il medico si troverebbe nella prigione di Rakefet, una struttura sotterranea degli anni Ottanta riaperta nel 2023 dal ministro della sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir. Elyas la descrive come un luogo disumano e privo di luce naturale. Secondo quanto riportato, qui subirebbe percosse quotidiane e vivrebbe in uno stato di totale angoscia, risultando terrorizzato e riluttante a parlare in modo libero durante gli incontri con l’avvocato.
appelli internazionali e segnalazioni di ong sulle condizioni dei detenuti
La vicenda viene accompagnata da richieste di intervento immediato. Amnesty International avrebbe lanciato un appello urgente per la liberazione immediata e incondizionata del dottor Abu Safiya e, insieme a lui, di migliaia di altri detenuti palestinesi trattenuti arbitrariamente. L’organizzazione denuncia torture, negazione di cure mediche adeguate e un rischio imminente per la vita.
Nel quadro delle richieste, viene sollecitato anche un accesso a monitor indipendenti, citando il Comitato Internazionale della Croce Rossa.
Inoltre, testimonianze e rapporti di diverse ong, tra cui Physicians for Human Rights, indicano che molti operatori sanitari sarebbero trattenuti senza accuse proprio a causa del loro lavoro, con un impatto descritto come determinante sul collasso delle strutture mediche a Gaza.
appello finale di eliyas abu safiya e urgenza per la vita del medico
La chiusura della testimonianza di Elyas Abu Safiya contiene un appello descritto come disperato. Vengono richiamate le condizioni in cui, secondo il suo racconto, il popolo di Gaza subirebbe il genocidio e viene evocato un fiume di sangue nella Striscia. Elyas afferma inoltre che Gaza verrebbe sterminata, menzionando 15 medici incriminati e sostenendo che l’unica azione attribuita a questi professionisti sarebbe stata la vicinanza alla popolazione.
Nel messaggio finale, Elyas ribadisce che suo padre sarebbe innocente e chiede attenzione e intervento prima che la situazione peggiori ulteriormente, con il tempo indicato come drammaticamente limitato per salvare la vita del dottor Hussam Abu Safiya.
persone citate nella testimonianza
- Elyas Abu Safiya
- dottor Hussam Abu Safiya
- Nasser Odeh
- Ibrahim (figlio quindicenne)
- Itamar Ben Gvir