Dentisti 50mila euro lordi all’anno leasing e concorrenza mettono in crisi gli studi

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Dentisti 50mila euro lordi all’anno leasing e concorrenza mettono in crisi gli studi

Il reddito degli odontoiatri nel nostro Paese racconta una realtà molto distante dalle aspettative diffuse. In base alle rilevazioni richiamate da Max Calore, CEO di Dentalead, il professionista medio arriva a dichiarare circa cinquantamila euro lordi l’anno, cifra che si confronta con anni di formazione, investimenti e rischi quotidiani, tra aspetti clinici e gestione d’impresa. A incidere sul conto economico non pesa solo il costo di fare lo studio, ma anche la diffusione di finanziamenti e leasing che permettono di tenere in piedi l’attività.

reddito odontoiatri: 50 mila euro lordi e divario tra aspettative e realtà

Il quadro delineato da Calore si concentra sulla distanza tra ciò che viene immaginato e ciò che effettivamente resta disponibile. Secondo le indicazioni citate, la cifra che si trova nella dichiarazione di un odontoiatra medio italiano si attesta attorno ai 50 mila euro lordi annui. La stessa analisi sottolinea come, dopo un percorso formativo lungo e con elevate responsabilità, il denaro percepito risulti per molti limitato rispetto ai rischi e ai costi strutturali.

costi e finanziamenti: leasing e margini sotto pressione

Il modello economico degli studi viene descritto come fortemente condizionato da strumenti finanziari. Per accedere allo stile di vita e sostenere la continuità operativa, una parte rilevante dei professionisti ricorre a finanziamenti e leasing. Calore collega il cambiamento ai decenni passati, ricordando che venticinque anni fa i margini erano differenti, mentre in seguito la pressione competitiva ha eroso i profitti della maggioranza degli studi indipendenti.

concorrenza e consolidamento: catene e franchising ridisegnano il lavoro

Nel mercato odontoiatrico si osserva un effetto diretto del consolidamento. Calore evidenzia la competizione crescente sia con catene franchising italiane sia con realtà internazionali. L’aumento di network low cost e di gruppi che aggregano più cliniche sotto un unico marchio cambia la dinamica quotidiana: il singolo professionista si trova a competere con strutture commerciali più organizzate.

frammentazione del settore: istituzioni, generazioni e fascia intermedia

La concorrenza viene letta anche come frammentazione interna. Calore descrive il settore diviso tra istituzioni e ordini da un lato, una vecchia guardia in fase di avvicinamento alla pensione dall’altro, una nuova generazione con orientamenti non ancora definiti, e una fascia intermedia che fatica a posizionarsi.

comunicazione odontoiatri: norma Boldi e limiti percepiti come incerti

Oltre alla competizione economica, emerge un secondo fattore decisivo: l’impianto normativo. Calore richiama la legge di bilancio 2019, il comma 525 della Legge 145/2018, definita anche norma Boldi. La regola avrebbe imposto ai professionisti sanitari una comunicazione soltanto informativa, eliminando elementi considerati attrattivi o suggestivi. Tra i contenuti esplicitamente menzionati risultano fuori legge le visite gratuite e fuori legge sconti, omaggi e promozioni a tempo, indicati come forme riconosciute come pubblicità ingannevole nel settore odontoiatrico.

codici di deontologia e pubblicità: divieti su contenuti ingannevoli

La cornice regolatoria, secondo quanto riportato, include anche Codice di deontologia medica e Codice di autodisciplina pubblicitaria. Questi strumenti vieterebbero contenuti ingannevoli, aggressivi o subliminali. Il problema segnalato dagli operatori riguarda una linea interpretativa poco chiara: non sarebbe definito con precisione dove finisca il consentito e dove inizi la sanzione.

la comunicazione entro confini stretti: interpretazioni diverse da ordine a ordine

Calore specifica che in Italia il dentista può comunicare, ma entro confini percepiti come molto stretti. La norma sarebbe avvertita come vaga e dunque interpretata in modo difforme da un ordine all’altro. Viene riportata anche la denominazione coniata dagli operatori, indicata come “legge petalosa”, legata all’assenza di estremi chiari e a una difficoltà di applicazione.

foto prima e dopo e titoli: rischi concreti e scelta di tacere

La parte normativa viene descritta anche nei dettagli operativi. Secondo quanto riferito, persino le foto di un sorriso prima e dopo sarebbero tecnicamente soggette a sanzione. Calore riporta inoltre che, quando non vengono indicati nominativo e titoli del direttore sanitario, si rischia la sospensione dell’autorizzazione amministrativa per un periodo compreso tra sei e dodici mesi.

impatti sul lavoro: sospensione e rinuncia alla visibilità

Il rischio, così come viene presentato, condiziona le scelte degli studi. In caso di errore nella comunicazione, l’operatore può incorrere in una sospensione che equivale a una reale impossibilità di operare per il periodo indicato. Per questo motivo, molti studi tendono a evitare la visibilità: invece di rischiare, scelgono di tacere. Calore collega tale silenzio a un costo significativo in un mercato in cui il paziente, sempre più spesso, passa tramite il web per arrivare alla decisione.

reputazione digitale: dal passaparola al filtro online

Il passaparola viene riconosciuto come ancora presente, ma non considerato più sufficiente. Calore descrive un comportamento tipico: dopo una segnalazione, il paziente verifica online, controlla i profili social e cerca il volto del professionista prima di contattarlo. In questo contesto, la reputazione digitale diventa un filtro decisivo.

comunicazione reputazionale: autorità, città e storia del professionista

In mezzo ai vincoli, Calore individua una possibile strada: la comunicazione reputazionale. La definizione riportata indica la parte del marketing incentrata sull’autorità e non sul prezzo. L’obiettivo è costruire riconoscibilità entrando nel tessuto della città, raccontando la storia e il carattere del professionista, evitando di affidarsi a un elenco di trattamenti a listino.

prezzo come leva fragile: confronto su cifre e dimenticanza di qualità

La leva del prezzo viene indicata come la più semplice ma anche la più fragile. Davanti a un cartello con un messaggio aggressivo sul costo, il paziente tenderebbe a confrontare solo le cifre e a perdere di vista qualità e relazione.

polarizzazione degli studi: low cost tecnologici e fascia alta basata sulla relazione

Il risultato atteso viene descritto come una polarizzazione netta. Da un lato, si formerebbero studi iper-tecnologici avviati a diventare modelli low cost, dove la riduzione della componente umana spinge chi entra a rincorrere il prezzo più basso. Dall’altro si collocherebbero studi di fascia alta, costruiti sulla relazione e sul servizio personale.

fascia intermedia sotto pressione: posizionamento non chiaro

Nel mezzo resterebbero gli studi che non avrebbero il coraggio di scegliere un posizionamento chiaro. In questo quadro, per i professionisti la sfida sarebbe comunicare senza sforare la norma e senza arrivare a una sparizione di visibilità. Per il legislatore, invece, resterebbe un nodo in attesa di chiarimenti.

personalità citate e ruolo nel contesto

Il contenuto riporta indicazioni attribuite principalmente a una figura di vertice e alla sua attività nel settore.

  • Max Calore, CEO di Dentalead
Categorie: SaluteEconomia

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