Con queens of the stone age: il racconto del super show
Gli System Of A Down tornano in Italia dopo nove anni e lo fanno davanti a quasi 80mila persone agli I-Days di Milano. Lo spettacolo si accende subito, tra energia da circle pit, visual distopici e messaggi espliciti contro la guerra, trasformando l’evento in una prova di intensità che non lascia spazio a distanze di sicurezza. Sullo sfondo dell’Ippodromo Snai La Maura, il ritorno della band guidata da Serj Tankian, insieme a Daron Malakian e al resto del gruppo, diventa la cartina di tornasole di un rock alternativo capace ancora oggi di inghiottire il pubblico nel proprio caos.
system of a down a i-days milano: pubblico, sold out e dimensione dello show
La data milanese risulta sold out. Presenti 78.500 spettatori, con una quota rilevante del 40% proveniente dall’estero. La serata viene impostata come un viaggio ad alta velocità, con un ritmo serrato e una scaletta costruita per attraversare l’intera discografia, quasi a sottolineare la continuità di un’identità musicale rimasta riconoscibile anche a distanza di quasi tre decenni dagli esordi.
opening ad i-days: acid bath e queens of the stone age
L’apertura è affidata prima ad Acid Bath e poi ai Queens Of The Stone Age. Con i Queens guidati da Joshua Homme, la sequenza dei momenti live si lega a classici ormai centrali per il pubblico: “No One Knows”, “Little Sister”, “My God Is the Sun” e brani tratti dall’album “Era Vulgaris”.
I Acid Bath, protagonisti di una reunion molto discussa nel 2025, completano l’avvio con un set descritto come troppo ridotto, lasciando comunque spazio all’attesa per il passaggio successivo.
system of a down live: impatto scenico, circle pit e visual distopici
L’ingresso della band avviene poco dopo le 21. Il saluto parte dalle origini della formazione e dalla cornice del “rock ’n’ roll” presentato come espressione diretta: “Ciao Milano, da Los Angeles e dall’Armenia siamo i System Of A Down e questo è il rock ’n’ roll alla nostra maniera”, accolto da un’ovazione.
Subito dopo l’impatto iniziale con “Soldier Side”, lo show accelera con “B.Y.O.B.” dal disco “Mezmerize”, brano indicato come ideale per far esplodere l’ippodromo. Durante l’esecuzione si moltiplicano i segni di partecipazione fisica: volano cellulari, si perde qualche scarpa e molte persone si proteggono con bandana sulla bocca per respirare nel polverone. Sul palco, la messa in scena viene descritta come curata nei dettagli: John Dolmayan siede dietro la batteria con una t-shirt dedicata a Papa Giovanni Paolo II, mentre sullo schermo scorrono visual distopici che rafforzano il senso di alienazione e denuncia presente nei brani.
daron malakian al centro della scena: carisma e cambi di atmosfera
Daron Malakian risulta la figura più magnetica della serata: borsalino calato in testa, lunga chioma nera sulle spalle e un carisma capace di guidare una performance definita come una “sgangherata orchestra”. L’equilibrio tra riff, urla e bruschi mutamenti di atmosfera caratterizza la dinamica del set, mantenendo alta la tensione e l’attenzione.
scaletta system of a down: quasi senza pause e quasi trent’anni di repertorio
La progressione dello show è descritta come quasi senza pause, con una scaletta monumentale che attraversa tutta la carriera del gruppo. Si passa da “Prison Song” a “Suite-Pee”, includendo “Deer Dance”, “Needles”, “Radio/Video”, “Hypnotize”, “Forest” e “Psycho”.
All’interno del flusso continuo trovano spazio anche le ballad: “Lonely Day”, “ATWA” e “Lost in Hollywood”. La parte finale viene consegnata alla tripletta devastante “Chop Suey!”, “Toxicity” e “Sugar”. L’andamento viene rappresentato come un susseguirsi di cambi di tempo, riff spezzati, passaggi improvvisamente più lirici e ripartenze violente, indicati come marchio di fabbrica della band.
messaggi politici al centro: guerre, civili e critica ai sistemi di potere
La componente politica resta centrale lungo tutta la serata. Durante il live, Daron prende la parola per presentare “Tentative”, descritta come un brano che racconta la guerra dal punto di vista dei civili intrappolati sotto i bombardamenti. Le parole vengono rivolte anche ai bambini di Gaza, ai manifestanti e alle persone in Libano. Subito dopo arriva un messaggio diretto e durissimo: “Shame on Netanyahu”, prima che la band riparta con “Spiders”.
Poco prima di “War?” viene inserito un ulteriore intervento davanti al pubblico: “Vi controllano, vi rimpiazzano, vogliono uccidervi. Non lasciate che vi uccidano. Combattete”. Queste frasi si intrecciano con una produzione che alterna satira, denuncia e critica dei sistemi di potere, mantenendo una coerenza precisa anche nel modo in cui vengono costruiti i momenti sul palco.
rapporti interni e affiatamento: la band appare unita sul palco
Le dinamiche interne vengono percepite come segnate, negli anni, da visioni diverse e da un equilibrio mai stabile in modo definitivo. Eppure, la performance restituisce l’immagine di un gruppo affiatato: Serj Tankian, Daron Malakian, Shavo Odadjian e John Dolmayan appaiono come non mai sincronizzati nella gestione del concerto.
origine del nome system of a down: compromesso e significato “figurato”
Nel racconto legato alla formazione del nome, viene richiamata l’autobiografia di Serj Tankian, intitolata “Down With The System” (edizione 2024). Nel testo emerge che il nome della band nasce da un compromesso: Daron propone una poesia dal titolo “Victims of a Down”, ma l’inserimento della parola “victims” creerebbe disagio per la sua connotazione negativa. La parola viene sostituita con “System”, portando così ai System Of A Down. Il nome viene spiegato come un contenitore figurato, il cui significato si percepisce leggendo o ascoltando le parole e che può accogliere ciò che la band decide di inserirvi: una fratellanza, una collaborazione, una band, un’armonia capace di raggiungere “i confini del mondo” per sperimentare, come l’universo farebbe attraverso di loro.
stile sperimentale e umorismo: denuncia, assurdità e controllo nel pit
Lo stile della band viene descritto come sperimentale e legato anche a un filo di umorismo. Nel libro Tankian parla di “un filo di umorismo” e di una “vena di assurdità dadaista” che attraversa molta parte della produzione dei System. L’idea centrale è che testi considerati buffi, accostamenti strani e lo spirito folle delle esibizioni rendano più accettabile e al tempo stesso più potente l’oscurità presente nelle canzoni.
Dal vivo, il concerto alterna denuncia politica e assurdo, rabbia e ironia, riflessione e perdita di controllo nel pit. Sul palco si intrecciano metal, hardcore, melodie armene, satira e sperimentazione, mantenendo una miscela descritta come esplosiva e ancora efficace come nei primi anni Duemila.
bis e chiusura con sugar: un ritorno che riconsegna identità e intensità
Il bis non è indicato come necessario: la chiusura viene affidata a “Sugar”, brano che mette un punto finale a una serata capace di riportare al pubblico italiano una band che, nel tempo, è forse rimasta fedele soprattutto a se stessa. Dopo nove anni di assenza, lo spettacolo viene presentato come una prova concreta che il tempo può fermare i tour, ma non spegnere la spinta scenica degli artisti descritti come “animali da palcoscenico”.
Personaggi presenti:
- Serj Tankian
- Daron Malakian
- Shavo Odadjian
- John Dolmayan
- Joshua Homme