Attentato ranucci d’avino nega di conoscere lavitola
Si consolida la strategia difensiva di Pellegrino D’Avino, uno degli indagati nell’inchiesta della Procura di Roma relativa all’attentato dinamitardo compiuto a ottobre ai danni del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci. Durante l’interrogatorio davanti ai pubblici ministeri, D’Avino, già arrestato lo scorso 30 giugno, ha scelto di rilasciare dichiarazioni spontanee e poi di avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande degli inquirenti.
pellegrino d’avino: dichiarazioni spontanee e facoltà di non rispondere
Nel corso dell’audizione, l’indagato ha preso le distanze da alcuni tra i principali soggetti indicati nell’impianto investigativo. L’assistito dell’avvocato Antonio Falconieri ha dichiarato di non conoscere Lavitola e di avere invece svolto occasionalmente attività con Gomes Clesio Tavares. Secondo quanto riferito, la conoscenza sarebbe maturata nel tempo in relazione a iniziative di sicurezza in locali e in cerimonie in Campania.
Riguardo a Sigfrido Ranucci, D’Avino ha affermato: “Ranucci? Non so chi sia, non lo conoscevo”. Un’ulteriore presa di distanza che emerge dalle parole rese ai magistrati, volte a circoscrivere ogni possibile collegamento diretto con la figura della persona offesa.
attentato a pomezia: ruolo attribuito nell’ipotesi accusatoria
Secondo quanto contestato dalla Procura di Roma e recepito dal gip che ha accolto la misura cautelare, D’Avino sarebbe stato il perno centrale del gruppo operativo che avrebbe agito nella notte del 16 ottobre 2025 a Pomezia. In questa ricostruzione, al destinatario dell’incarico verrebbe attribuita un’attività diretta e specifica: il reperimento dell’ordigno.
reperimento dell’ordigno e rete di contatti illeciti
Nel quadro accusatorio, l’ordigno sarebbe costituito da “gelatina da cava” ed è indicato come reperito attraverso una rete di contatti illeciti, tra cui un soggetto indicato come “Massimo”. La stessa ipotesi prevede la partecipazione di D’Avino, insieme ad altri, a un sopralluogo presso l’abitazione di Ranucci svolto il 10 ottobre 2025.
contatti esclusivi con il livello superiore e ricezione di istruzioni
Per il gip, D’Avino sarebbe l’unico membro del gruppo a intrattenere contatti esclusivi e diretti con un livello superiore indicato in modo generico come “quello”. Da questo canale, secondo la ricostruzione, sarebbero giunte istruzioni operative, promesse di supporto economico e versioni di comodo da fornire agli inquirenti.
La misura cautelare si fonda anche su un giudizio espresso dal giudice: sarebbe “altamente verosimile” che l’indagato sia stato il destinatario diretto dell’ordine di eseguire l’attentato. Tale convincimento sarebbe collegato al fatto che D’Avino avrebbe avuto rapporti con i mandanti o con persone a loro collegate, da cui sarebbe nato il gruppo operativo incaricato di portare a termine l’azione. La difesa contesta questa impostazione, sostenendo che la ricostruzione non regga sotto diversi profili.
tribunale del riesame: impugnazione dell’ordinanza cautelare
Il confronto passa ora dal Tribunale del Riesame. L’avvocato Falconieri ha annunciato di aver già presentato un ricorso contro l’ordinanza cautelare, con l’obiettivo di ridurre il quadro accusatorio.
aggravante del metodo mafioso e contestazione sul “Corrado”
Secondo il legale, il ricorso mira innanzitutto a far cadere l’aggravante del metodo mafioso. Nelle dichiarazioni rese, Falconieri ha sottolineato un punto specifico: “il mio assistito non ha fatto alcun riferimento a questo ‘Corrado’ citato nell’ordinanza cautelare”. Un passaggio che si colloca tra le ragioni di contestazione dell’impianto adottato dal gip.
ridimensionamento delle accuse e capi di imputazione provvisori
La difesa sostiene inoltre che l’assetto accusatorio sarebbe già stato ridimensionato nel corso delle indagini preliminari. Falconieri afferma che il gip avrebbe fatto cadere l’accusa di strage e che, a giudizio della difesa, l’impostazione meriterebbe un ulteriore abbassamento: l’orientamento attuale parlerebbe, secondo quanto dichiarato, di capi di imputazione provvisori.
In questa cornice, viene indicato anche un punto sulla tenuta della misura cautelare: gli elementi raccolti, secondo la difesa, non risulterebbero adeguati a giustificare la misura disposta.
sviluppi paralleli dell’inchiesta: lavitola, ranucci e verifiche su presunte fughe di notizie
L’inchiesta della Procura di Roma prosegue su più piani. Resta centrale la posizione dell’imprenditore Valter Lavitola, che nei giorni scorsi si è avvalso della facoltà di non rispondere, senza però riconoscersi nel ruolo di mandante dell’attentato. Nel corso di un’intervista alla trasmissione Filorosso, Lavitola aveva spiegato di non voler commentare il merito delle accuse per non interferire con le indagini, ribadendo la propria estraneità e assicurando che fornirà la propria versione quando Procura e difensore lo riterranno possibile.
denuncia per diffamazione e esposto per segreto investigativo
Sul piano giudiziario, anche Sigfrido Ranucci ha reagito alle ricostruzioni circolate nelle settimane precedenti. Ha presentato una denuncia per diffamazione contro chi avrebbe alimentato la tesi di un presunto “finto attentato”, oltre a un esposto per accertare eventuali responsabilità connesse alla diffusione di atti coperti da segreto investigativo.
quadro complessivo dell’indagine e contestazioni della difesa
L’indagine procede dunque con verifiche sulle responsabilità per l’attentato e sui presunti fenomeni di fughe di notizie. Secondo quanto riportato, la difesa del giornalista contesta anche le ricostruzioni che avrebbero trasformato la vittima dell’attacco nel presunto beneficiario dello stesso.
Persone coinvolte citate nel contesto:
- Pellegrino D’Avino
- Sigfrido Ranucci
- Antonio Falconieri
- Valter Lavitola
- Gomes Clesio Tavares
- Massimo
- Corrado
- “quello”
