Acqua, la battaglia dopo l’altra: la trave nel piatto e i temi Slow Food

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Acqua, la battaglia dopo l’altra: la trave nel piatto e i temi Slow Food

La crisi climatica sta trasformando il ciclo dell’acqua in un fattore di rischio concreto per l’agricoltura e per l’intero sistema alimentare. Un segnale evidente arriva dal Po, la cui portata nella seconda metà di giugno è scesa fino a un livello record di 8 metri sotto lo zero idrometrico a Cremona. La riduzione a meno di 300 m³/s non si limita alla sola siccità: favorisce una risalita dell’acqua marina, il cuneo salino, spingendosi fino a 20 km nell’entroterra. Gli effetti si riflettono in modo diretto sulla sicurezza alimentare, con il rischio di compromettere un terzo del settore agroalimentare nazionale.

Di fronte a una carenza idrica così marcata, il nodo centrale riguarda la scelta delle produzioni: si continua a sostenere colture e consumi legati a specie e varietà sempre più idrovore e si pratica un’agricoltura che risulta insostenibile anche rispetto all’effettiva disponibilità d’acqua. La direzione auspicabile viene descritta come un cambiamento strutturale: meno investimenti in ulteriori sistemi di irrigazione e maggiore impulso verso metodi agricoli capaci di richiedere meno acqua e di gestire meglio una risorsa in rapido esaurimento.

crisi climatica e riduzione della portata del po: cuneo salino e rischio agroalimentare

La situazione del fiume Po è collegata a trasformazioni più ampie. Con la crisi climatica si verifica la scomparsa rapida delle riserve di acqua dolce accumulate sotto forma di ghiaccio. Il risultato non è solo una diminuzione della portata, ma anche il venir meno di un rilascio controllato: prima le masse d’acqua solidificate si scioglievano lentamente nei periodi caldi e alimentavano i corsi d’acqua per mesi. Ora l’acqua defluisce in modo più veloce verso il mare, mentre la siccità che era eccezionale tende a diventare cronica.

In parallelo, l’assenza di portate sufficienti favorisce l’intrusione salina. La risalita del cuneo salino fino a 20 km nell’entroterra rappresenta un elemento di stress aggiuntivo per terreni e coltivazioni, aggravando una condizione già critica legata alla scarsità d’acqua.

cambiamenti delle riserve idriche: dai ghiacciai alla siccità cronica

Il quadro descritto si fonda su un passaggio decisivo: la cessazione del rilascio lento e costante dell’acqua dolce. L’insieme di due fattori viene indicato come particolarmente preoccupante: tenacia delle alte temperature e fragilità delle riserve idriche. La siccità viene quindi spiegata come una combinazione di pressione termica persistente e disponibilità ridotte.

effetti fisiologici sulle piante: fotosintesi e appassimento

Le alte temperature influenzano direttamente la capacità delle colture di funzionare correttamente. Viene riportata una riduzione dell’efficienza fotosintetica e un aumento dei fenomeni di appassimento. Inoltre, le temperature minime notturne elevate mantengono attivo un fabbisogno idrico intenso anche nelle ore notturne, rendendo più difficile il recupero delle piante tra un ciclo e l’altro.

impatto globale della siccità: popolazione a rischio e pressione sull’agroindustria

A livello mondiale, la siccità colpisce 1,5 miliardi di persone. Le stime citate indicano che nel 2030 il 47% della popolazione vivrà in condizioni di stress idrico. Nel contesto dell’agroindustria, la fonte lega la dinamica anche a logiche di profitto: una parte prevalente dei terreni agricoli viene destinata alla produzione di foraggio per allevamento intensivo.

Il costo idrico viene evidenziato attraverso un dato: per produrre un kg di carne bovina servirebbero circa 15.000 litri di acqua dolce. Inoltre, viene indicato che l’abuso di acqua legato alla zootecnia industriale supera il 60% dell’intera risorsa acqua mondiale e risulta anche causa di inquinamento delle falde.

strategie per affrontare la scarsità d’acqua: meno monoculture, più riutilizzo e agroecologia

La costruzione di nuove infrastrutture come gli invasi viene presentata come una soluzione considerata semplicistica e riduttiva se considerata come unico intervento. Al centro viene messa invece una visione d’insieme e una programmazione complessiva e lungimirante. Tra le misure indicate figurano il rafforzamento del riutilizzo dell’acqua piovana, oggi limitato all’11%, e la ristrutturazione della rete idrica nazionale, che registra perdite pari al 42% dell’acqua immessa.

riuso dell’acqua piovana e riduzione delle produzioni più idrovore

La raccolta dell’acqua piovana in agricoltura viene descritta come un intervento da rendere obbligatorio, con l’idea di vietare produzioni estese delle colture più idrovore. La proposta mira a ridurre la dipendenza da risorse sempre più scarse.

agro-combustibili e consumo idrico: esempio indicato

Un passaggio specifico riguarda la categoria degli agro-combustibili. Viene richiamato il caso del mais, indicato come coltura estremamente esigente: servirebbero 170 kg di mais per riempire un serbatoio di etanol-85. A questo esempio viene collegata una frase che richiama la durata della sopravvivenza di un bambino in relazione al consumo di risorsa idrica.

biodiversità, varietà locali e resilienza alla siccità: una risposta alla desertificazione

La fonte collega la crisi a conseguenze ambientali più ampie: avanzamento della desertificazione, diminuzione della acqua dolce disponibile e perdita di biodiversità sia terrestre sia negli ecosistemi acquatici. La soluzione proposta si fonda sul principio secondo cui, invece di puntare su modelli rigidi, la risposta deriva dalla diversità e non dalla monocoltura.

La coltivazione di varietà vegetali locali e stagionali viene presentata come un modo per ridurre l’esigenza di apporto idrico e, nello stesso tempo, mantenere il suolo vivo e permeabile. L’elenco dei casi riportati include presidi e varietà con capacità di resistenza alla siccità:

varietà tradizionali resistenti alla siccità: esempi citati

Vengono menzionate diverse esperienze legate alla resilienza: pomodori come il Presidio del Pomodoro Siccagno della Valle del Bilici, frutta a guscio come il Presidio della Mandorla Tondina dell’Alto Salento e legumi come il Presidio del Moco delle Valli della Bormida.

azioni quotidiane e scelte alimentari: sprechi, orti e tecniche di conservazione dell’umidità

Nel quotidiano, l’acqua viene descritta come un elemento che attraversa tutto il sistema alimentare: ogni alimento sprecato richiede un impiego di acqua già avvenuto a monte. Per ridurre l’impatto viene indicata la necessità di evitare gli sprechi e di orientare le scelte verso alimenti vegetali, descritti come più efficienti: gli alimenti vegetali avrebbero esigenze idriche dieci volte inferiori rispetto a quelli di origine animale.

gestione di orti e balconi: ombreggiamento e consociazione

La fonte include indicazioni pratiche per la coltivazione domestica. Gli orti possono essere ombreggiati; in pieno campo si propone la piantumazione di alberi da frutto, mentre nelle colture in vaso si suggerisce la consociazione con rampicanti capaci di riparare dai raggi del sole. Tra gli esempi citati compare il tropeolo.

pacciamatura e mantenimento dell’umidità: protezione dall’evaporazione

Un ulteriore metodo indicato è la paccamatura del terreno con materiale organico, descritta come utile a preservare più a lungo l’umidità e a impedire l’evaporazione rapida dell’acqua.

biodiversità e agroecologia come quadro di risposta: pianificare con lungimiranza

Il testo conclude collegando biodiversità e agroecologia come contenitori di molte risposte necessarie. Viene sottolineata la rilevanza della pianificazione orientata al futuro: il cambiamento viene descritto come urgente e legato alla capacità di agire tempestivamente per impostare scenari sostenibili.

Personaggi citati:

  • P. Bevilacqua
Acqua, una battaglia dopo l’altra – “La trave nel piatto”, la rubrica di Slowfood

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