Zanzare e clima pazzo: più rischio di dengue, chikungunya e west nile
Le malattie trasmesse dalle zanzare stanno cambiando volto anche nel contesto italiano. Dengue, Chikungunya e West Nile non vengono più considerate soltanto fenomeni sporadici o legati esclusivamente a importazioni dall’estero: l’andamento climatico e le dinamiche di circolazione delle zanzare rendono il rischio sempre più rilevante, con la possibilità di focolai stabili e trasmissione autoctona. Il tema è emerso con forza al congresso “Arbovirosi: nuove sfide per l’Italia”, conclusosi a Verona, dove sono intervenuti massimi esperti nazionali e regionali insieme a rappresentanti dell’Istituto superiore di sanità e del ministero della Salute.
arbovirosi in italia: dengue, chikungunya e west nile sotto i riflettori
Nel corso dei lavori è stato chiarito che le arbovirosi rappresentano ormai un problema di salute pubblica e non soltanto eventi isolati. La crescita delle aree potenzialmente coinvolte ha trovato riscontro nei dati delle stagioni estive più recenti, delineando un quadro in cui diventano centrali diagnosi precoci e interventi tempestivi. Il passaggio di scenario richiede azioni istituzionali coordinate e un approccio che integri salute umana, salute animale e ambiente, secondo il modello One Health.
La necessità di prevenzione viene collegata anche alla responsabilizzazione della popolazione: vengono richiamate misure preventive individuali e domestiche per ridurre l’esposizione alle punture di zanzara, includendo l’uso di repellenti e zanzariere e la rimozione delle acque stagnanti.
clima e trasmissione: perché ogni grado alza il rischio
Gli esperti indicano un legame diretto tra innalzamento delle temperature e capacità di trasmissione delle arbovirosi. Il caldo favorisce la sopravvivenza e la proliferazione delle zanzare e aumenta la replicazione virale di Dengue, Chikungunya e West Nile. In base ai dati discussi, per ogni grado di temperatura in più il rischio di infezioni sale di 16-32%, con una media pari a +20% e oltre.
studi scientifici: incrementi di rischio e fattori climatici
La ricostruzione del rischio si appoggia su tre studi citati durante il confronto, pubblicati su Frontiers in Climate, Tropical Medicine and Infectious Disease e Parasitology & Vector-Borne Diseases.
analisi su dengue: +16% per ogni grado
Nel primo lavoro, basato su 45 studi relativi a Paesi con alta incidenza di Dengue, tra cui Brasile, Indonesia e India, viene descritta l’associazione tra variabili climatiche e incidenza della malattia. Il calcolo riportato evidenzia un rischio di 16% in più per ogni incremento di 1 grado della temperatura.
studio su west nile in italia: +32% per grado
Il secondo studio, condotto sui 1.145 casi di West Nile registrati in Italia tra il 2012 e il 2020, identifica la temperatura media dell’aria come principale elemento climatico predittivo. L’incremento stimato è pari a +32% di rischio di ammalarsi per ogni aumento di 1 grado centigrado.
revisione sulla chikungunya: effetto più marcato sopra 28°
L’ultima ricerca, tramite revisione sistematica di 34 studi sperimentali, conferma l’impatto della temperatura sulla capacità delle zanzare di trasmettere anche la Chikungunya. L’effetto risulta più marcato oltre la soglia dei 28 gradi centigradi.
un quadro che si stabilizza: stagione attiva più lunga e zanzara tigre
Nel dibattito è stato sottolineato che le arbovirosi non restano confinate a episodi importati. La progressiva stabilizzazione nel territorio è ricondotta a cambiamenti climatici che ampliano le aree esposte. Una componente centrale riguarda il ciclo della zanzara tigre: le anomalie climatiche incidono sulla velocità del ciclo riproduttivo, rendendolo più rapido, e sulla possibilità di mantenere una temperatura mite più a lungo. Questo scenario riduce l’efficacia del freddo invernale sul controllo delle larve, con il risultato di una stagione attiva anticipata e prolungata.
monitoraggio e sorveglianza: la sfida della prontezza operativa
La sfida indicata dagli interventi è la capacità di non trovarsi impreparati. Viene considerata essenziale la presenza di monitoraggio costante e sorveglianza attiva anche in assenza di emergenze evidenti o criticità immediate. L’obiettivo è intercettare tempestivamente i segnali di rischio, prima della possibile evoluzione verso focolai diffusi.
L’attenzione si concentra anche sul coordinamento tra istituzioni e attività multidisciplinari, con un ruolo di raccordo tra soggetti nazionali e locali. Il convegno viene descritto come un esempio di collaborazione in grado di rafforzare un lavoro continuo lungo l’intera stagione.
dati 2026 e andamento recente: casi di dengue, chikungunya e west nile
Secondo un bollettino diffuso a maggio dall’Iss, con dati al 30 aprile 2026, dall’inizio del 2026 risultano 133 casi di Dengue, tutti associati a viaggi all’estero. Per la stagione più recente, il 2024 viene indicato come anno di riferimento: oltre 700 casi a livello nazionale e il più grande focolaio mai registrato in Europa, individuato a Fano (Marche) con 223 casi.
Per la Chikungunya, dal primo gennaio a fine aprile 2026 risultano 13 casi confermati, tutti importati. Il 2025 viene descritto come anno eccezionale: 469 casi contro 17 dell’anno precedente, con 384 autoctoni per trasmissione locale e 85 legati a viaggi all’estero.
Per il West Nile, presente in Italia con trasmissione autoctona da oltre 20 anni, il 2025 risulta un anno record: con 274 casi, l’Italia è indicata come il Paese più colpito in Europa. Nel report collegato al meeting veronese si segnalano anche 3 casi di Zika virus, tutti importati. Per tutte le arbovirosi monitorate, da inizio anno non si registrano decessi.
terapie e risposta sanitaria: sorveglianza, allerta e catena di trasmissione
Gli interventi evidenziano la mancanza di terapie farmacologiche specifiche per Dengue e Chikungunya. Per queste due patologie esistono vaccini, ma al momento sono indicati soltanto per viaggiatori diretti in aree endemiche. Viene richiamata l’esigenza di valutare eventuali impieghi anche in caso di epidemie autoctone.
In parallelo, viene indicata come strategia essenziale il rafforzamento della sorveglianza e la riduzione dei tempi di risposta attraverso miglioramenti dell’allerta. È sottolineato che, dopo una puntura, una zanzara può trasmettere l’infezione: viene riportato che una zanzara tigre può trasmettere Chikungunya dopo soli 5 giorni dalla puntura di un paziente infetto. Di conseguenza, in presenza di febbri estive improvvise associate ad altri malesseri, viene raccomandato un rapido contatto medico per attivare, in caso di diagnosi positiva, disinfestazione e interventi capaci di interrompere la catena di trasmissione.
prevenzione pratica: ridurre le punture e eliminare i siti di riproduzione
La lotta alle arbovirosi viene presentata come un lavoro che passa anche dalla prevenzione. Le misure indicate puntano a ridurre l’esposizione alle punture, usando repellenti e zanzariere. Un ruolo centrale è assegnato alla rimozione dei siti di riproduzione: svuotare contenitori di acqua stagnante non soltanto in estate, ma anche in primavera e autunno, includendo sottovasi, secchi e grondaie.
one health e fare rete: coordinamento tra sanità, territorio e cittadini
La strategia chiave è riassunta come “fare rete”. Da un lato viene richiamata la sinergia tra operatori sanitari e istituzioni a ogni livello; dall’altro è evidenziata una collaborazione più diretta tra ospedale, territorio e cittadini. L’impostazione si richiama all’approccio One Health, con integrazione tra attività di laboratori di riferimento umani, istituti zooprofilattici e sorveglianza ambientale. In questo quadro, il lavoro di coordinamento è descritto come decisivo per contrastare la diffusione delle arbovirosi.
personalità e ruoli citati nel confronto
Nel corso dei lavori sono stati richiamati diversi responsabili istituzionali e figure scientifiche, con competenze su sorveglianza, malattie infettive e aspetti entomologici.
- Federico Gobbi
- Federica Gobbo
- Anna Teresa Palamara
- Claudio Cracco