Ultima partita mondiali dopo 4370 giorni: il racconto dell'italia
La serata del 24 giugno 2014 resta impressa per un’uscita anticipata che ha spezzato certezze e spinto l’Italia verso un momento di rottura. In una partita decisiva contro l’Uruguay, il percorso ai Mondiali si chiude al primo turno: una sconfitta per 1-0, un’espulsione che cambia l’equilibrio, e un gol arrivato in pieno finale che rende vano ogni tentativo di reazione. A distanza di anni, restano immagini, parole e dettagli capaci di raccontare quanto il peso della competizione, unito a scelte e circostanze, abbia trasformato la vigilia in una prova che sembrava senza vie d’uscita.
italia ai mondiali 2014: l’eliminazione contro urugay e la delusione immediata
Il 24 giugno 2014, martedì, l’Italia viene sconfitta 1-0 dall’Uruguay con le reti legate ai momenti decisivi della gara. L’uscita dal Mondiale brasiliano arriva al primo turno, dopo una partita segnata dalla sofferenza emotiva e dalla difficoltà nel gestire la pressione. Nel racconto di quella notte affiora la sensazione di un disastro che non riesce a essere maneggiato: la delusione è tale da apparire ingestibile per chi la vive sul campo e per chi cerca spiegazioni subito dopo il fischio finale.
La distanza temporale—4370 giorni—non cancella il nodo centrale: si tratta dell’inizio di un periodo in cui gli azzurri non tornano protagonisti nella stessa misura nelle successive edizioni. Quello che resta è il senso di un’uscita precoce che pesa sul presente e sul futuro, con ripercussioni che, nel tempo, diventano parte della memoria collettiva.
italia di prandelli: risultati iniziali, rosa ridotta e dubbi che crescono
Nei giorni che precedono l’incontro decisivo, l’atmosfera non è serena. La squadra diretta da Cesare Prandelli arriva dopo una sequenza che accresce i problemi: una vittoria contro l’Inghilterra di Roy Hodgson, seguita da una sconfitta contro il Costa Rica, considerato più debole sulla carta. Il contraccolpo si riflette sullo stato della rosa, perché dalla squadra che aveva vinto nel 2006 restano pochi elementi di riferimento: Buffon, Pirlo, De Rossi e Barzagli.
Il gruppo in avanti conta su giocatori come Balotelli, Cassano, Immobile, Insigne e Cerci, mentre la mediana viene descritta come il reparto più forte sul piano tecnico: Verratti, Marchisio, Thiago Motta, Aquilani e Parolo. Nonostante la presenza di qualità, la percezione generale è che l’emorragia di talento abbia creato un vuoto difficile da colmare, alimentando “fantasmi” e incertezze nei preparativi.
scelte tattiche contro l’uruguay: dal 4-1-4-1 al 3-5-2 e l’incastro di mezz’ora difficile
Nella prima partita del girone, contro l’Inghilterra, a centro della difesa trova spazio Gabriel Paletta, mentre Chiellini viene spostato sulla fascia sinistra. Successivamente il centrale torna al centro e Darmian si posiziona a sinistra. La cura non produce l’effetto sperato: la squadra subisce gol sia contro l’Inghilterra sia contro il Costa Rica, e Prandelli è costretto a cambiare assetto.
La decisione è netta: addio 4-1-4-1, benvenuto 3-5-2. L’ingresso di Bonucci viene indicato come un tentativo di ritrovare compattezza del blocco Juventus. La situazione si complica ulteriormente poco prima della gara: De Rossi è fermato da una contrattura e non può giocare, mentre Thiago Motta non convince. La squadra si struttura così con Verratti, Marchisio e Pirlo in mezzo e De Sciglio come quinto a sinistra.
L’obiettivo resta uno solo: passare il turno. In assenza di alternative, l’urgenza trasforma la partita in una corsa contro il tempo, dove il minimo margine diventa determinante.
attacco e messaggi: balotelli, immobile e la richiesta di positività
Prandelli prova a ridisegnare il reparto offensivo sottraendo Balotelli alla condizione di “solitudine” in avanti. La scelta porta Ciro Immobile al suo fianco. Immobile viene descritto come un riferimento recente in termini realizzativi, con 22 reti in Serie A senza rigori con la maglia del Torino e, inoltre, con un passaggio al Borussia Dortmund avvenuto meno di tre settimane prima.
Le reazioni della stampa collocano il possibile nuovo ruolo in un’ottica di paragoni: per Balotelli si parla di un “nuovo Paolo Rossi” e subito dopo di un “nuovo Schillaci”. Sul fronte mediatico, Balotelli pubblica un messaggio su Twitter che richiama la volontà di sorridere ancora e sostiene “Forza azzurri. Sempre e comunque”.
Parallelamente, Gianluigi Buffon è indicato come il più verboso tra gli italiani. Alla vigilia afferma che sarebbe un fallimento essere eliminati e sottolinea l’esistenza di una delusione personale e di gruppo, insistendo sulla necessità di positività, autostima e convinzione, con un equilibrio tra “cuore caldo” e “mente fredda”.
la vigilia trasformata dalla politica: dimissioni, pressioni e parole di pirlo
Le ore prima della partita vengono descritte come interminabili. Per qualificarsi agli ottavi l’Italia dispone di due opzioni—vittoria o pareggio—ma il clima sembra comunque quello di una condanna imminente, con la sensazione che l’esito possa decidere anche carriere e responsabilità. Prima del fischio d’inizio, i giornali pongono la domanda sulle dimissioni del ct in caso di eliminazione.
In parallelo, la politica entra nel racconto e si intreccia alle responsabilità federali. Viene riportata la questione relativa al futuro del presidente Giancarlo Abete, con l’idea che il Coni possa aumentare la pressione sulla Figc per arrivare a dimissioni, citando il riferimento a Giovanni Malagò. Pirlo, invece, sceglie un registro più essenziale: tutte le partite del Mondiale contano, quelle decisive ancora di più.
partita contro l’uruguay: battaglia, epilogo con rosso e gol di godin
All’inizio della gara l’Italia appare già stanca: le gambe vengono indicate come molli. In campo la partita si trasforma in una vera battaglia. L’Uruguay mette in pratica quanto preparato da Tabarez: chiusura ermetica dietro e, nella mezz’ora finale, tentativi di arrivare al gol.
Le occasioni per l’Italia non decollano. Immobile non punge mai e finisce più volte in fuorigioco o bloccato sistematicamente dagli avversari. Balotelli rende ancora meno, con una condotta descritta come scomposta su un avversario che porta all’ammonizione.
All’intervallo Prandelli cambia: Balotelli viene lasciato negli spogliatoi. Il migliore degli azzurri viene identificato in Buffon.
rosso e minuto fatale: su punteggiatura e immagini del morso
Nella ripresa la gara vive un punto di svolta. Marchisio interviene sulla tibia di Arevalo Rios: il fallo viene descritto come non cattivo, ma l’arbitro messicano Rodriguez, soprannominato “Dracula”, estrae il rosso tra lo stupore generale. Da quel momento l’Italia viene dipinta come un pugile suonato.
La fase finale aggiunge un altro elemento: a dieci minuti dalla fine un pallone vagante nell’area italiana porta Suarez vicino a Chiellini. I due cadono a terra e Suarez, secondo la descrizione, stringe la maglia per mostrare un segno. Nelle immagini risulta che Suarez morde Chiellini a una spalla. Per l’arbitro, però, la dinamica viene considerata regolare.
gol di godin, eliminazione e reazioni: tutti contro tutti e dimissioni
Pochi minuti dopo, arriva l’epilogo definitivo. Due minuti più tardi Godin segna di testa e il risultato non cambia più: l’Italia è fuori dal Mondiale.
Comincia un “tutti contro tutti” che investe responsabilità e conseguenze. Prandelli si dimette dichiarando: “Non rubo i soldi dei contribuenti”. A seguire arriva anche la decisione di Abete, che segue il tecnico.
Le reazioni interne includono anche il confronto tra Buffon e Balotelli. Buffon sostiene che “noi vecchi tiriamo la carretta, i giovani no”. Infine, Verratti appare commosso davanti alla telecamera: il fallimento viene definito personale e collettivo, destinato a entrare nella storia.
da quella notte al presente: carriere lontane e ruoli diversi
Di quell’Italia resta poco nella forma che aveva nel 2014. Balotelli gioca negli Emirati Arabi, mentre Darmian è nell’Inter. Immobile si trova a Parigi, ma nel Paris FC. Verratti gioca nell’Al-Duhail, e Perin opera da secondo portiere nella Juve.
Il racconto sposta l’attenzione anche sui ruoli: Buffon è indicato come capo delegazione dell’Italia nel fallimentare playoff perso contro la Bosnia a marzo. Prandelli diventa coordinatore dei vivai Azzurri, mentre Abate allena la Juve Stabia. Tra le ipotesi citate, Insigne potrebbe restare al Pescara o passare all’Afragolese, con l’obiettivo di rimanere almeno in Serie B. Infine, Pirlo viene descritto come un maestro in cerca di cattedra.
personaggi citati nel racconto della serata
- Marco Verratti
- Cesare Prandelli
- Giancarlo Abete
- Giovanni Malagò
- Roy Hodgson
- Gianluigi Buffon
- Paolo Buffon (citato come “Buffon” nel contesto)
- Ciro Immobile
- Mario Balotelli
- Andrea Pirlo
- Daniele De Rossi
- Thiago Motta
- Leonardo Bonucci
- Gabriele Paletta
- Giorgio Chiellini
- Alberto Aquilani
- Claudio Marchisio
- Simone Parolo
- Darmian
- De Sciglio
- Arevalo Rios
- Rodriguez (arbitro)
- Suarez
- Godin
- Tabarez
- Perin
- Abate
- Insigne


