Tac total body nei soggetti sani: perché non è prevenzione e cosa fare invece

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Tac total body nei soggetti sani: perché non è prevenzione e cosa fare invece

Una proposta sempre più discussa nel campo della prevenzione riguarda la Tac total body eseguita su persone asintomatiche e considerate a basso rischio. L’argomento si concentra su un punto essenziale: l’informazione presentata ai cittadini tende spesso a valorizzare il tema della diagnosi precoce, mentre resta meno evidenziato l’insieme dei possibili svantaggi legati a sovradiagnosi, falsi positivi, incidentalomi, procedure successive e esposizione a radiazioni ionizzanti. Nicoletta Gandolfo, presidente nazionale della Società italiana di radiologia medica e interventistica (Sirm), richiama l’attenzione sulla necessità di decisioni realmente consapevoli, basate su evidenze scientifiche.

tac total body: asimmetria informativa e decisioni non pienamente consapevoli

Quando una Tac total body viene proposta in assenza di sintomi e in contesti di rischio ridotto, il messaggio rivolto al cittadino viene spesso impostato come se l’esame rappresentasse soprattutto un accesso a una diagnosi anticipata. Nella comunicazione, secondo Gandolfo, viene invece dedicata meno enfasi a rischi e conseguenze che possono incidere sulla qualità del percorso sanitario.

Tra gli elementi che dovrebbero essere parte integrante della valutazione figurano sovradiagnosi, falsi positivi, incidentalomi, l’avvio di procedure invasive successive e l’esposizione a radiazioni ionizzanti. La risultante, nelle parole della presidente Sirm, è un’asimmetria informativa che può indebolire la possibilità di scegliere con piena consapevolezza.

prevenzione personalizzata e mercato: il richiamo alle evidenze scientifiche

Gandolfo sottolinea come, negli ultimi anni, si sia sviluppato un vero e proprio mercato della “prevenzione personalizzata”. In tale scenario, esami complessi e costosi vengono proposti direttamente ai cittadini attraverso campagne pubblicitarie che fanno leva su timori legati alla diagnosi tardiva, all’ansia associata al cancro e al desiderio di utilizzare tecnologie considerate più avanzate.

Il messaggio implicito evocato è riassunto nello slogan “più si cerca, più si previene”. Secondo Gandolfo, però, lo slogan non trova riscontro nelle evidenze scientifiche disponibili. La prevenzione, nella prospettiva espressa, non si fonda sul numero di esami eseguiti, bensì sulla dimostrazione che tali esami producano un beneficio netto per le persone sottoposte a screening.

disease mongering e rischio di sovramedicalizzazione

Un ulteriore aspetto riguarda l’impatto economico degli screening total body. Gandolfo evidenzia che questa attività può risultare economicamente redditizia e che il modello commerciale connesso rischia di alimentare un fenomeno noto in letteratura come disease mongering: l’estensione del concetto di malattia o di rischio di malattia a popolazioni progressivamente più ampie.

In questo contesto, persone sane diventano potenziali pazienti e la domanda di prestazioni sanitarie può aumentare. La comunità scientifica, secondo la presidente Sirm, ha il dovere di ribadire un principio essenziale: l’indicazione a un esame diagnostico non dovrebbe dipendere da strategie di marketing, ma da prove scientifiche solide e da una valutazione appropriata di benefici, rischi e costi.

sovradiagnosi, falsi positivi e incidentalomi: le conseguenze cliniche descritte

Nel ragionamento di Gandolfo, la prevenzione efficace non dovrebbe essere trattata come un prodotto da vendere, bensì come un intervento sanitario da prescrivere quando esistono evidenze che ne dimostrino l’utilità. L’attenzione viene posta sul fatto che trovare un’anomalia non coincide necessariamente con salvare una vita.

Un principio centrale richiamato è che l’identificazione precoce di un’anomalia non garantisce un beneficio clinico. Molte lesioni individuate incidentalmente, secondo la presidente Sirm, non avrebbero mai provocato sintomi o danni nel corso della vita della persona, con il conseguente rischio che individui sani vengano trasformati in pazienti.

sovradiagnosi (overdiagnosis) e rischio di overtreatment

Le parole di Gandolfo descrivono la sovradiagnosi come un fenomeno in grado di attivare percorsi successivi senza vantaggi reali: ulteriori esami, biopsie, interventi chirurgici e ansia. Questo scenario è collegato anche al rischio di overtreatment, cioè a trattamenti o prescrizioni non necessari rispetto ai reali bisogni del paziente.

persone a basso rischio e aumento dei falsi positivi

Gandolfo ricorda che la probabilità di risultati indesiderati tende ad aumentare quando si esaminano individui a basso rischio. Sul piano statistico, con una bassa probabilità pre-test di malattia, cresce la quota di falsi positivi.

La Tac total body viene descritta come un esame estremamente sensibile, capace di rilevare piccole alterazioni di significato incerto. Tra i reperti citati rientrano noduli polmonari, cisti renali, angiomi epatici, noduli tiroidei e adenomi surrenalici.

Questi reperti sono definiti incidentalomi e risultano, per frequenza, comuni e raramente associati a minacce dirette per la salute. Tuttavia, una volta scoperti, tendono a innescare quasi inevitabilmente controlli ulteriori, esami di secondo livello e, in alcuni casi, procedure invasive. Ne deriva un percorso diagnostico complesso e costoso avviato da una lesione che non avrebbe generato problemi.

posizione delle organizzazioni scientifiche e regolatorie sullo screening total body

Secondo Gandolfo, da anni le principali organizzazioni scientifiche e regolatorie non raccomandano la Tac total body come screening di popolazione in soggetti asintomatici. La presidente Sirm richiama il ruolo di Food and Drug Administration statunitense, Organizzazione mondiale della sanità, American College of Radiology (Acr), AAPM e di numerosi articoli scientifici prodotti da gruppi di ricerca indipendenti.

Il punto comune indicato è l’assenza di prove scientifiche che dimostrino un rapporto beneficio-rischio favorevole per lo screening total body in assenza di sintomi, con particolare attenzione a rischio di falsi positivi ed esposizione radiologica non necessaria.

Gandolfo evidenzia inoltre che la medicina moderna non affronta soltanto il problema della sottodiagnosi, ma deve confrontarsi con overdiagnosis e con il rischio correlato di overtreatment, cioè trattamenti e interventi non realmente necessari.

quali screening hanno evidenze: mammografia, tumore colorettale, cervice uterina e tac a basso dosaggio

La prevenzione, secondo la posizione espressa da Gandolfo, non consiste nell’eseguire il maggior numero possibile di esami. La direzione indicata è l’applicazione di screening validati per persone che possono beneficiare davvero degli interventi.

Vengono citati programmi con risultati documentati, tra cui mammografia nelle fasce di età appropriate, screening del tumore colorettale, screening del carcinoma della cervice uterina e Tac a bassa dose nei forti fumatori ad alto rischio. La differenza centrale, nel testo, riguarda la dimostrazione di riduzione di mortalità e complicanze.

In questa cornice, la Tac total body in soggetti sani viene indicata come priva, allo stato attuale, di prove convincenti in grado di assicurare gli stessi benefici degli screening riconosciuti. La riflessione si chiude richiamando un concetto: più informazioni non implicano automaticamente scelte migliori; il rischio maggiore può consistere nello cercare una malattia quando la probabilità che esista è estremamente bassa.

cinque miti sulla tac total body: chiarimenti su benefici, rischi e limiti dei risultati

Gandolfo elenca cinque miti associati alla Tac total body da sfatare, collegandoli a implicazioni concrete per la decisione e per il significato dei riscontri.

mito 1: “più esami faccio, più mi proteggo”

Un esame risulta utile solo se il beneficio supera i rischi. Per le persone sane, la Tac total body non ha dimostrato di ridurre la mortalità o aumentare l’aspettativa di vita.

mito 2: “se trovo qualcosa prima, è sempre meglio”

Molte anomalie scoperte incidentalmente non avrebbero provocato sintomi o danni. L’individuazione può portare a biopsie, interventi e controlli inutili.

mito 3: “la tac è solo una fotografia innocua”

La Tac utilizza radiazioni ionizzanti. Il rischio individuale viene descritto come basso quando l’esame è appropriato, ma non è mai nullo e non dovrebbe essere accettato senza una valida indicazione clinica.

mito 4: “se l’esame è negativo posso stare tranquillo”

Nessun test garantisce l’assenza di malattia. Anche una Tac total body può non identificare lesioni molto piccole o tumori che si svilupperanno in seguito.

mito 5: “la tecnologia più avanzata coincide con la migliore prevenzione”

La prevenzione efficace non riguarda l’esecuzione del maggior numero di esami, ma l’applicazione di screening e interventi che abbiano dimostrato di migliorare la salute. Viene citato che una colonscopia eseguita al momento giusto o la cessazione del fumo hanno un impatto documentato sulla sopravvivenza superiore rispetto a uno screening total body indiscriminato.

personaggi e figure citate

  • Nicoletta Gandolfo
Categorie: Salute

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