Smr e nucleare: bollette più basse promesse governo, ma i conti non tornano
L’energia nucleare è tornata al centro del dibattito politico italiano con un messaggio preciso: ridurre le bollette in tempi più rapidi rispetto a quelli tradizionali. Il punto focale dell’argomentazione riguarda la fissione e, soprattutto, gli Smr (Small modular reactor), presentati come tecnologie più “agili” grazie a unità più compatte, con potenza inferiore ai 300 megawatt rispetto ai reattori tradizionali.
Nel periodo che precede la campagna per le elezioni politiche del 2027, l’esecutivo ha puntato su tempi di ritorno dell’energia nucleare legati al taglio dei costi. Sullo sfondo restano però elementi concreti: disponibilità delle tecnologie, precedenti internazionali e cronoprogrammi che, secondo diversi esperti, risultano difficili da allineare alle esigenze immediate di famiglie e imprese.
nucleare e bollette: le promesse della maggioranza e il nodo delle tempistiche
Le dichiarazioni riportate delineano un obiettivo comune: alleggerire i costi energetici. Gilberto Pichetto Fratin ha indicato la possibilità di abbatte del 30-40% la bolletta, mentre Giorgia Meloni ha parlato del ritorno dello nucleare in Italia puntando su tecnologie più innovative, incluse i minireattori. Matteo Salvini, invece, ha definito il nucleare “l’unico modo” per tagliare le bollette di famiglie e imprese.
La questione si concentra sulle tempistiche: l’Italia potrebbe arrivare a risultati operativi, ma i conti non tornano rispetto ai tempi “utili” per incidere rapidamente sui costi. Viene inoltre richiamato un distinguo fondamentale: si parla di fissione, non di fusione. La fusione è indicata come soluzione più lontana, con un orizzonte temporale percepito come distante anche da chi sostiene il percorso nucleare.
smr: il modello al centro della strategia politica per il nucleare in italia
Il Governo lega la possibilità di una prima installazione a un orizzonte compreso tra 2034 e 2035. L’idea alla base è usare unità più piccole, considerate più adatte a un percorso tecnologico che punti a rendere il progetto più “spendibile” in una fase politica ravvicinata.
quanti reattori smr potrebbero arrivare e perché i tempi restano incerti
Secondo lo studio di The European House Ambrosetti, in collaborazione con Edison e Ansaldo Nucleare, tra 2035 e 2050 l’Italia potrebbe realizzare circa 15-20 reattori. In parallelo, viene evidenziato che gli Smr non risultano ancora operativi per scopi commerciali su larga scala in Occidente. Le unità commerciali o semi-commerciali attualmente in funzione sarebbero concentrate in Cina e Russia.
Nel frattempo, la pressione sui tempi emerge anche in ambito industriale. Viene citato Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, che negli ultimi mesi spinge perché, durante l’attesa del nucleare, si acceleri sul fronte delle rinnovabili.
come funzionano gli smr a fissione e perché la produzione in serie è citata come vantaggio
La riduzione dei tempi, almeno sulla carta, viene collegata alla produzione in serie e all’assemblaggio in fabbrica, con successivo trasporto al sito di utilizzo. Dal punto di vista tecnico, il processo resta basato sulla fissione: il nucleo di un atomo pesante, come l’Uranio-235, viene diviso in due parti più piccole tramite l’impatto di un neutrone, generando una grande quantità di calore.
Il calore prodotto serve a trasformare acqua liquida ad alta pressione in vapore, che aziona le turbine. Le turbine sono collegate all’alternatore incaricato di produrre energia elettrica.
dichiarazioni sulle tempistiche: from “interruttore” a metà del decennio
Le stime politiche riportate indicano un orizzonte molto ravvicinato. Ad aprile 2025, Matteo Salvini auspicava che partendo “oggi” come previsto dal governo, “tra 7 anni accendiamo il primo interruttore e le famiglie pagheranno meno”. Pichetto Fratin ha collegato l’accensione in tempi brevi alla necessità di predisporre gli strumenti già allora, affermando che per produrre nella “metà del prossimo decennio” bisogna approntare le condizioni oggi.
Secondo questa linea, l’accensione dei primi mini-reattori commerciali in Italia si collocherebbe intorno al 2035. Adolfo Urso parla invece di un “piano di medio-lungo periodo”. L’aderenza tra previsioni e realtà viene messa sotto pressione dal fatto che, nelle esperienze maturate, partire “tra dieci anni” richiederebbe un avvio immediato.
tempi di costruzione e messa in funzione: cosa risulta dall’esperienza di cina e russia
Il tempo medio stimato per costruzione e assemblaggio di un singolo Smr è indicato in 3-4 anni nella fase di cantiere. Considerando però l’intero ciclo di sviluppo, dallo step progettuale fino alla messa in funzione del primo esemplare di un nuovo design (il First of a kind), il periodo si estenderebbe fino a almeno 10 anni.
Il quadro viene completato da precedenti di ritardi e rincari. Viene richiamato il fallimento del progetto NuScale in Idaho, dove la stima dei costi sarebbe passata da 3 a 9,3 miliardi di dollari per sei reattori modulari da 77 megawatt.
smr commerciali attivi nel mondo: pochi casi e forte prevalenza di studi
A livello globale esistono oltre 120 progetti e concetti di design di Smr. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica censisce circa 80 progetti commerciali, per la maggior parte in fase embrionale o di studio preliminare. In termini di Smr commerciali attivi, il numero sarebbe limitato a tre in tutto il pianeta.
russia: akademik lomonosov e tempi che si allungano
In Russia risultano due reattori ad acqua pressurizzata da 35 megawatt ciascuno nella centrale nucleare galleggiante Akademik Lomonosov, situata nel porto di Pevek e affacciata sul Mare della Siberia Orientale.
Nel racconto dei tempi, anche in questo caso la durata complessiva passerebbe dai riferimenti iniziali: da 3 anni si arriverebbe a 11, con ulteriore 1 anno e mezzo per connessione alla rete e avvio operativo con finalità commerciali. Viene indicato anche un incremento dei costi, definito triplicato rispetto alle stime iniziali.
cina: shidao bay, due moduli e un percorso di nove anni
In Cina, nella centrale di Shidao Bay (provincia dello Shandong), è stato realizzato un reattore formato da due moduli che alimentano una singola turbina a vapore per complessivi 210 megawatt. La costruzione è iniziata nel 2012: l’obiettivo iniziale era 3 anni, ma ne sarebbero serviti 9, a cui si aggiungono altri 2 anni per prove. Nel 2017 il costo di realizzazione risulterebbe già triplicato, con analoghi scostamenti anche nel periodo necessario a rendere l’impianto pienamente operativo.
progetti smr nel mondo: carem e linglong one, con crescita dei costi e ritardi
Tra i progetti in realizzazione si citano Carem 25 in Argentina e Linglong One (ACP100) in Cina. Per Carem 25 vengono segnalati ritardi e un aumento dei costi al 600% rispetto alle stime iniziali. La chiusura del progetto è prevista molto lontano rispetto all’idea originale: l’impianto dovrebbe terminare circa mezzo secolo dopo la prima ideazione, per una potenza di 32 megawatt, valore indicato come comparabile a quello prodotto da una quindicina di pale eoliche standard in un contesto su terraferma.
Il progetto cinese Linglong One si troverebbe nelle fasi finali di collaudo e sarebbe impegnato nei test per l’avvio commerciale.
g7 e occidente: darlington e i primi cantieri aperti
Nei Paesi del G7, il progetto più maturo risulta quello in Ontario (Canada), nel sito nucleare di Darlington. È considerato rilevante perché rappresenterebbe il primo cantiere già aperto di un Smr commerciale in ambito occidentale, con unità già in costruzione.
Il percorso previsto prevede l’installazione di 4 Smr da 300 megawatt ciascuno, guidato da Ontario Power Generation in collaborazione con GE Vernova Hitachi. L’entrata in funzione del primo Smr sarebbe attesa entro il 2030. Viene collegato anche un vantaggio procedurale: in Canada il sito avrebbe già avuto l’autorizzazione ambientale per nuovi reattori, contribuendo alla riduzione dei tempi.
Negli Stati Uniti, i progetti citati come Kairos Power a Oak Ridge (con i riferimenti Hermes 1 e 2) riguarderebbero impianti dimostrativi finanziati per servire clienti privati, tra cui i data center di Google.
europa e sviluppo industriale: alleanze e contesto europeo sugli sm
Per valutare prospettive concrete in Italia, il quadro europeo è indicato come riferimento. In ambito europeo, viene citata la Commissione Europea che ha lanciato l’Alleanza Industriale Europea sugli Sm. La presenza di un’iniziativa di questo tipo è presentata come segnale del tentativo di strutturare lo sviluppo e coordinare il comparto, pur restando aperto il tema del passaggio alle fasi operative e dei tempi effettivi.
