Siccità nel Po: cuneo salino avanza, colture a rischio

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Siccità nel Po: cuneo salino avanza, colture a rischio

L’estate è appena iniziata e il bacino padano entra subito in una fase di forte criticità per la siccità. La scarsità d’acqua, accompagnata dalla riduzione delle portate fluviali e dall’avanzata dell’intrusione salina, sta già modificando le disponibilità idriche e costringendo diverse aree ad adottare misure di contenimento.

La situazione coinvolge più comparti produttivi, con ricadute immediate su coltivazioni come riso, mais e pomodori da industria, oltre ai sistemi legati agli allevamenti e ai pascoli.

crisi del po e risalita del cuneo salino nel delta

Nel bacino padano la portata dei fiumi risulta ampiamente sotto la media. Per il Po, il livello è sceso anche sotto i 300 metri cubi al secondo. In queste condizioni, l’acqua salata ha già iniziato a infiltrarsi nel Delta, tra Veneto ed Emilia-Romagna, risalendo fino a 20 chilometri.

La pressione sul sistema idrico emerge anche dal blocco o dalla sospensione dell’irrigazione in alcune aree. La minaccia del cuneo salino pesa non solo sulle zone costiere, ma anche sui fiumi dell’entroterra: l’Adige ha registrato una portata arrivata a segnare il 65% in meno rispetto alla media.

limitazioni ai prelievi e livelli idrometrici in calo nel bacino del po

L’emergenza si estende ora dopo ora su tutto il territorio della Pianura Padana, con effetti su più filiere. In varie zone risultano già attive limitazioni nei prelievi, mentre i livelli idrometrici osservati nelle ultime giornate indicano un deficit marcato lungo il tratto del Po.

Le variazioni riportate vanno da -3,4 metri al Ponte della Becca (a Pavia) fino alla confluenza con il Ticino, per arrivare a -6,7 metri a Pontelagoscuro (Ferrara), stazione di riferimento per il calcolo della portata finale del Po prima che il fiume si ramifichi nel Delta. La situazione si fa ancora più critica a -8 metri a Cremona, dove cresce l’allarme per l’area al confine con la provincia di Mantova.

Secondo quanto riferito da Anbi, l’associazione che rappresenta i Consorzi di bonifica e irrigazione, la possibilità di prelevare acqua viene già ridotta del 20%. L’orientamento indicato prevede priorità a colture pluriennali come vitigni e al foraggio necessario all’alimentazione degli animali per produrre Parmigiano Reggiano.

crisi anche nei grandi laghi del nord: livelli di riempimento in calo

Il quadro viene fotografato dall’Osservatorio ufficiale permanente per gli utilizzi idrici dell’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po, riunito in via straordinaria presso la sede di Coldiretti a Milano. Il confronto ha coinvolto i ministeri dell’Ambiente, delle Infrastrutture, dell’Agricoltura, della Protezione Civile e i soggetti interessati, tra cui l’Ispra e gli Enti Regolatori dei Grandi Laghi.

Durante la riunione è stato evidenziato che anche i Grandi Laghi prealpini presentano volumi prossimi o inferiori ai valori medi di riferimento. In particolare è stato indicato un decremento sensibile del Lago Maggiore, con percentuale di riempimento al 58,4%. La perdita di livello stimata è di 49 centimetri in due settimane, corrispondenti a 102 milioni di metri cubi di risorsa idrica in meno.

Per altri bacini sono stati riportati i seguenti dati: Lago di Garda al 74,3%, Lago di Como al 58,2% (con -27 centimetri in sette giorni) e Lago d’Idro al 27,3%.

veneto e adige sotto pressione: diga del corlo e ricordo della “guerra dell’acqua”

In Veneto sono state attivate misure di contenimento e allerta. L’area che desta maggiore preoccupazione è il Delta, per la risalita dell’intrusione salina nei rami di Pila/Venezia e Goro. Distanze dalla foce indicate sono comprese, rispettivamente, tra 16-18 chilometri e 18-20 chilometri. In tale contesto l’irrigazione agricola risulta sospesa.

Osservato speciale anche l’Adige. La Regione Veneto ha disposto l’apertura anticipata della diga del Corlo in provincia di Belluno, prevista dalla concessione a partire dal 1 luglio, per sostenere l’alimentazione dei canali e delle reti irrigue che affrontano la siccità. È stato richiamato il confronto con l’estate 2022, definita uno dei momenti più difficili degli ultimi decenni sotto il profilo della disponibilità idrica.

L’assessore all’ambiente della Regione, Elisa Venturini, ha chiesto di ridurre i quantitativi d’acqua distribuiti ai diversi comprensori consortili per contenere i prelievi. Nel richiamo dell’estate 2022 è stata citata la cosiddetta “guerra dell’acqua” tra Veneto e Trentino Alto Adige, con la richiesta di aumentare i deflussi dagli invasi di montagna per sostenere la portata dei fiumi e l’agricoltura.

La richiesta regionale, ancora una volta, riguarda l’aumento dei deflussi dai bacini di Emilia-Romagna, Lombardia e dalle Province di Trento e Bolzano.

piemonte e canale cavour: portate in deficit e sospensione dei prelievi per irrigazione

In Piemonte l’attenzione è rivolta al possibile coordinamento delle misure. Anbi Piemonte chiede da giorni l’attivazione di una cabina di regia. Le portate dei corsi d’acqua risultano in forte deficit rispetto alla media storica del periodo: il Sesia registra -67%, mentre per Tanaro, Varaita e Toce i deficit indicati si attestano intorno al 50%.

Nel Po, nell’ultimo mese, è stata rilevata una portata pari a il 46% in meno rispetto alla media storica. In questo contesto l’osservato speciale è il Canale Cavour, opera di ingegneria idraulica che attraversa le province di Torino, Vercelli e Novara, collegando il Po al Ticino per alimentare le risaie.

Le disponibilità del Canale Cavour sono scese al 50% della portata, con conseguenze restrittive sulle disponibilità idriche per le colture. Di fronte a questo scenario, l’Autorità di Bacino del Po segnala la sospensione dei prelievi per l’irrigazione dei campi in alcune aree piemontesi.

emilia romagna: richiesta d’acqua in aumento, deficit lungo il po e allerta sul canale emiliano romagnolo

In Emilia-Romagna i corsi d’acqua risultano in condizioni di forte scarsità: dal Savio al Reno, dal Trebbia al Nure. L’acqua è particolarmente limitata nell’alveo del Po.

Al rilevamento di Pontelagoscuro (Ferrarese) il deficit idrico è indicato all’83%. In pre-allarme anche il Canale Emiliano Romagnolo, gestito dal consorzio Cer: si tratta di un’opera idraulica strategica per l’irrigazione lunga 135 chilometri, che preleva acqua dal Po nel Ferrarese e distribuisce l’acqua lungo tutta la pianura emiliano-romagnola, attraversando le province di Ferrara, Bologna, Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini.

Il caldo delle settimane precedenti ha fatto crescere le richieste di acqua per l’irrigazione fino a il 20% sopra la media stagionale nel comprensorio del Consorzio di bonifica dell’Emilia Centrale, che opera nel tratto medio del Po tra Reggio Emilia e Modena. È stato inoltre indicato che l’ondata di calore ha accelerato lo scioglimento delle nevi alpine, con una riduzione del 66% su base annua, riducendo le portate dei fiumi.

Il Consorzio evidenzia un volume di richieste elevato da parte delle aziende agricole, tra 200 e 300 chiamate al giorno per ottenere acqua. Le precipitazioni, da ottobre, risultano tra il 25% e il 50% in meno rispetto alla media storica 1961-2020.

Per mantenere il servizio, il Consorzio ha rafforzato la presa di Boretto (Reggio Emilia), dalla quale arrivano circa 30 metri cubi al secondo con 13 pompe in funzione. Sul Secchia, la portata a Castellarano è circa 1,2 metri cubi al secondo, mentre a Cerezzola non si superano i 200 litri al secondo.

È stata riportata la valutazione del presidente del Consorzio, Lorenzo Catellani: non viene descritta una condizione estrema paragonabile alla crisi del Po del 2022, ma temperature eccezionali aumentano i consumi irrigui e riducono le disponibilità dei torrenti appenninici. È stata sottolineata la necessità di dotarsi di invasi capaci di stoccare acqua da restituire nei momenti di emergenza.

coltivazioni a rischio e nodo degli allevamenti: impatto su riso, mais e pomodori

La riunione tenuta a Milano presso la sede di Coldiretti ha delineato le coltivazioni più esposte. Nella fascia che attraversa Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna le produzioni indicate come più a rischio sono riso, mais e pomodori da industria. In Toscana l’attenzione si concentra invece sulle scottature della frutta che coinvolgono anche ortaggi, angurie e meloni.

Nel bacino padano viene ricordato che si coltiva quasi un terzo dell’agroalimentare Made in Italy e che si concentra circa la metà dell’allevamento nazionale. Anche i pascoli risultano colpiti, in particolare nelle campagne piemontesi, dove sole e siccità stanno riducendo i foraggi destinati all’alimentazione degli animali.

All’interno delle stalle viene evidenziato un effetto del caldo sulla produzione: la situazione descrive una diminuzione della produzione di latte, con indicazioni sul 26-06-2026.

Personaggi citati

  • Francesco Tornatore
  • Elisa Venturini
  • Lorenzo Catellani
Emergenza caldo? Non solo, è già “guerra dell’acqua”. La siccità mette in ginocchio il Nord Italia: a rischio agricoltura e allevamenti

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