Scontro vannacci gruber sulla remigrazione: accuse reciproche sulla gestione dei clandestini
Uno scontro acceso tra Lilli Gruber e Roberto Vannacci è andato in scena a Otto e mezzo su La7, con il confronto che si è concentrato sulla remigrazione, uno dei punti cardine della proposta politica legata al fondatore di Futuro Nazionale. La discussione ha alternato richieste operative, obiezioni sul piano pratico e repliche su numeri e fattibilità, fino a includere anche il tema dell’identità e dell’appartenenza politica.
remigrazione e accordi bilaterali: lo scontro tra lilli gruber e roberto vannacci
La conduttrice ha posto una domanda diretta all’europarlamentare, chiedendo come si potesse realizzare concretamente la remigrazione. Vannacci ha spiegato che si dovrebbe procedere con il rientro nei Paesi d’origine anche per le persone per cui il permesso di soggiorno risulta scaduto.
Gruber ha riportato il focus sugli ostacoli operativi: per rimpatriare servirebbero accordi bilaterali con i Paesi di provenienza. A quella contestazione Vannacci ha replicato affermando che gli accordi esisterebbero “con quasi tutti i Paesi” dai quali provengono gli immigrati, ma sarebbero non applicati. Nel corso della trasmissione è tornata più volte anche la polemica verso Forza Italia, evocata dall’europarlamentare sostenendo che, in Europa, alcuni esponenti collegati all’alleanza di centrodestra voterebbero contro l’implementazione degli accordi di rimpatrio.
cpr e rimpatri: i nodi pratici messi a confronto
Vannacci ha poi argomentato la propria linea proponendo la creazione di “tantissimi” Cpr (Centri di permanenza per i rimpatri) destinati a chi, dopo ripetuti decreti di espulsione, continua a rimanere sul territorio nazionale. Gruber ha insistito sul punto: se mancano accordi bilaterali con i Paesi d’origine, diventerebbe difficile capire come procedere.
Nel confronto è entrato anche il richiamo al decreto europeo sui Paesi sicuri. Vannacci ha sostenuto che sarebbe possibile trasferire le persone in un Paese terzo considerato sicuro e, da lì, accompagnarle nel Paese di origine, aggiungendo che l’obiettivo sarebbe evitare la permanenza nel territorio nazionale.
deportazioni, definizioni e tensione crescente
Gruber ha manifestato dissenso verso l’impostazione proposta, dichiarando di preferire una gestione rigorosa del fenomeno e criticando l’idea di soluzioni basate su slogan e promesse irrealizzabili, esplicitamente riferite alla remigrazione. Vannacci ha ribattuto che si tratterebbe, invece, di un modo per governare l’immigrazione.
Nel dibattito è stato citato anche un riferimento politico internazionale: Vannacci ha evocato l’esempio del presidente Trump, sostenendo che avrebbe remigrato due milioni di persone in due anni, di cui un milione e mezzo volontariamente, definendo la scelta possibile e fattibile. Gruber ha accolto i numeri con scetticismo, rilevando che sarebbero dati attribuiti a Kristi Noem, indicata come ex ministra di Trump. Vannacci ha risposto chiedendo se Gruber disponesse di altri dati, mentre la giornalista ha replicato di non avere informazioni aggiuntive perché non sarebbe legata a quel contesto geografico.
La discussione si è poi irrigidita sul tema della deportazione. Gruber ha osservato che la sua proposta porterebbe a deportare le persone. Vannacci ha confermato, e a quel punto Gruber ha chiesto chiarimenti su cosa si intendesse per deportazioni, cioè se implicassero movimentazione coatta al di là della volontà. Gruber ha risposto in modo diretto: “La chiami come vuole”, chiudendo così l’argomento definitorio.
identità, appartenenza e confronto sul significato di essere italiani e europei
Negli ultimi minuti l’asse del confronto si è spostato sull’identità. In un acceso scambio con la giornalista del Sole 24 Ore Lina Palmerini, Vannacci ha fatto riferimento alla presenza di esponenti in Futuro Nazionale provenienti da altre forze del centrodestra. L’europarlamentare ha definito quei compagni di percorso come “rifiuti degli altri” e “sporca dozzina”, dichiarando l’intenzione di perseguire “solo gli interessi degli italiani”.
Gruber ha risposto richiamando la propria identità: ha detto di avere un passaporto italiano e di sentirsi cittadina del mondo e europea, sottolineando che gli italiani risultano variegati anche per sensibilità e origini. Vannacci ha replicato di non sentirsi europeo ma italiano, affermando di aver giurato fedeltà alla Repubblica italiana e non alla “rinsecchita” di Bruxelles.
La conduttrice ha ricordato il giuramento sulla Costituzione italiana e ha richiamato anche l’articolo 3. Vannacci ha mostrato irritazione, precisando di aver prestato giuramento da militare di leva e poi da ufficiale e non da generale, e ha incalzato chiedendo chi avrebbe violato l’articolo 3. Gruber ha osservato che l’europarlamentare sembrava averlo dimenticato.
La chiusura del confronto è arrivata con il riferimento al prossimo punto di Pagliaro, annunciando che per parlare di politica internazionale sarebbe stato necessario un nuovo invito.
personaggi citati nel confronto
- Lilli Gruber
- Roberto Vannacci
- Kristi Noem
- Lina Palmerini
- Donald Trump