Schlein può battere meloni, sondaggio di prodi e lo schiaffo a conte

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Schlein può battere meloni, sondaggio di prodi e lo schiaffo a conte

Romano Prodi torna a commentare l’imminente confronto politico prospettando un quadro in cui la leadership conta quanto la capacità di aggregare consenso. A Otto e mezzo su La7, l’ex premier collega l’eventuale sfida tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein alle condizioni necessarie per vincere, sottolineando anche l’esigenza di un progetto credibile sul piano economico e sociale.

Romano Prodi a Otto e mezzo: Meloni o Schlein, conta la coalizione

Rispondendo alle domande sull’ipotesi di un “duello” tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria del Pd Elly Schlein, Prodi esprime la propria valutazione strategica. L’ex premier afferma che Elly Schlein può battere Giorgia Meloni, a condizione che disponga di un’ampiezza di azione e di una coalizione adeguata.

Il ragionamento si allarga alla scelta della leadership nel cosiddetto “campo largo”, che dovrebbe decidere se puntare su Schlein o su Giuseppe Conte. In merito, Prodi introduce un tema critico sul metodo: le primarie aperte a tutti vengono descritte come un elemento che “fa ridere”, con un’affermazione netta sul consenso richiesto per guidare.

primarie aperte e leadership: il passaggio sul “papa straniero”

Nel definire la propria posizione, Prodi lega la questione della guida a un livello di accordo già presente tra le forze in campo. Il punto centrale viene espresso con una formulazione provocatoria: o si è tutti d’accordo su un “Papa straniero”, oppure a guidare tocca il leader del partito più grande. L’indicazione resta orientata alla necessità di una leadership riconoscibile e legittimata da un consenso ampio.

tasse e migrazione: Prodi mette al centro l’equilibrio politico

La discussione si sposta sulle scelte politiche e sul modo in cui vengono percepite dagli elettori. Prodi affronta il tema della patrimoniale definendola una bella cosa, ma sostenendo che non si può fare. Sul fronte delle priorità, ribadisce che quando si parla di tasse e migrazione “vince la destra”.

Secondo l’ex premier, la posta in gioco richiede una valutazione rigorosa su quale modello economico possa distinguere la proposta politica. In alternativa, secondo la sua lettura, si finirebbe per inseguire un paradigma che lui associa a Thatcher, indicandolo come un percorso che “va ancora avanti”.

equità e progetto: la sinistra, secondo Prodi, perde se non riduce le ingiustizie

Prodi riporta il discorso a un livello europeo, sostenendo che la sinistra perde perché non ha un progetto orientato a ridurre le ingiustizie. Inquadra inoltre un punto di coerenza politica: se l’obiettivo non è l’equità, la domanda diventa, nella sua impostazione, inevitabile: che sinistra è?

Nel medesimo quadro, viene anche sottolineato che le disuguaglianze aumentano progressivamente, fino a rendere plausibile il rischio che tali tensioni “scoppino” in un momento successivo, secondo la logica descritta.

riarmo e difesa comune: i criteri di spesa contano più dell’importo

Nel confronto sul contesto internazionale ad alta tensione, Prodi si concentra sul tema del riarmo. La questione, nel suo ragionamento, non riguarda soltanto quanto denaro venga speso, ma soprattutto come venga deciso di spenderlo. L’ex premier sostiene che un esercito comune europeo rappresenti una sintesi utile, anche per non buttare via i fondi.

Prodi precisa che l’Europa non arriverebbe automaticamente al livello di Cina e Usa, ma individua un obiettivo strategico: poter difendersi a sud e a est. Il tema della direzione politica viene collegato alla posizione attribuita a Meloni sulla difesa comune: se non si punta su di essa, secondo Prodi, la spesa si orienterà in misura crescente sulla difesa nazionale, con l’effetto di “contare sempre meno”.

nato e Stati Uniti: l’interpretazione di Prodi sull’alleanza

All’interno del sistema Nato, Prodi attribuisce un ruolo dirompente all’azione degli Stati Uniti. Secondo la sua lettura, “la Nato l’ha rotta Trump, non noi”. Nel chiarire la propria posizione, definisce una condizione essenziale per considerare l’alleanza tale: gli alleati devono poter parlare e non restare in silenzio davanti a un paese dominante.

Prodi collega poi l’eventuale adozione di un esercito europeo alla possibilità di costruire un dialogo diverso con gli Stati Uniti, indicando che, con un assetto comune, la relazione verrebbe impostata su basi più equilibrate.

personaggi citati nel dibattito

Romano Prodi, Giorgia Meloni, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Donald Trump.

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