Ragusa siru boom social freezing ma non garantisce la fertilità

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Ragusa siru boom social freezing ma non garantisce la fertilità

Il social freezing, cioè il congelamento degli ovociti per motivi non medici, sta vivendo un’espansione evidente negli ultimi anni. Secondo quanto riportato, il fenomeno cresce grazie a una maggiore consapevolezza delle donne riguardo alla fertilità, ma si accompagna anche alla diffusione di informazioni incomplete o fuorvianti presenti in diversi contesti mediatici e online. Il punto centrale è distinguere tra ciò che è supportato da evidenze scientifiche e ciò che, invece, tende a trasformarsi in mito.

social freezing: crescita e limiti della promessa di fertilità

Guglielmo Ragusa, presidente della Società italiana di riproduzione umana (Siru) e responsabile del Centro di Procreazione medicalmente assistita dell’Istituto Marquès di Milano, collega l’aumento del social freezing a un bisogno reale di pianificazione personale. Il tema, però, rimane delicato perché riguarda aspetti fondamentali della vita delle persone e richiede una comprensione accurata dei limiti biologici. La trasformazione più importante riguarda l’equivalenza spesso percepita tra congelamento e sicurezza della maternità: la posizione espressa è che non si tratta di una garanzia assoluta.

La consulenza, secondo quanto evidenziato, porta spesso molte donne a considerare il congelamento degli ovociti come una forma di tutela che assicura la possibilità di avere figli in futuro. La lettura riportata afferma che il social freezing può costituire una strategia, ma l’idea di assicurazione totale non trova riscontro nel modo in cui funziona la biologia della fertilità.

motivazioni sociali: quando il congelamento diventa una scelta personale

Le ragioni principali che spingono sempre più donne a ricorrere al congelamento degli ovociti vengono descritte come prevalentemente sociali. Nel dettaglio, viene indicato che nel 70% dei casi si tratta di donne che non hanno ancora trovato il partner con cui costruire un progetto familiare. In una quota ulteriore, la scelta risulta legata alla focalizzazione sulla carriera o alla fase successiva alla conclusione di una relazione importante.

Queste motivazioni vengono considerate legittime, ma viene sottolineata la necessità di comprendere i confini legati all’età e alla disponibilità biologica degli ovociti nel tempo.

età e ovociti: perché congelare prima cambia i risultati

Un elemento determinante riguarda l’età al momento della procedura. Il contenuto riportato evidenzia differenze sostanziali tra congelare gli ovociti intorno ai 32 o 34 anni e farlo tra 38 o 40 anni. Con il passare del tempo, infatti, diminuiscono sia il numero sia la qualità degli ovociti disponibili.

Viene anche specificato che, dopo i 37-38 anni, frequentemente sono necessari più cicli di stimolazione ovarica per arrivare a un numero adeguato di ovociti da conservare.

costi del percorso in italia: spesa media e condizioni di gratuità

Oltre agli aspetti biologici, viene richiamato anche il tema economico. In Italia, secondo quanto riportato, il percorso comporta una spesa media di circa 4.000 euro totali, includendo i farmaci necessari per la stimolazione ovarica.

È presente inoltre un riferimento al trattamento gratuito nelle patologie oncologiche: la gratuità riguarda procedura e farmaci quando le terapie in programma potrebbero compromettere la riserva ovarica. Viene indicato che oggi gli oncologi hanno una maggiore consapevolezza del problema rispetto al passato e, quando il tempo lo consente, possono proporre la preservazione della fertilità prima del percorso di cura oncologico. Per le donne con endometriosi, invece, viene riportata la gratuità della procedura, mentre i farmaci risultano a pagamento.

educazione alla fertilità: il bisogno di conoscenza lungo l’arco della vita

Il contenuto evidenzia che il nodo principale è l’educazione alla fertilità e la mancanza di un’informazione capace di orientare le scelte. Per anni, secondo quanto riportato, è stata posta l’attenzione su contraccezione e prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. Oggi emergerebbe l’esigenza di spiegare in modo adeguato come evolve la fertilità durante la vita, perché molte donne scoprono troppo tardi che la capacità riproduttiva diminuisce progressivamente con l’età.

riserva ovarica e amh: cosa indica e cosa non indica

Tra gli argomenti più discussi compare la riserva ovarica, spesso collegata al dosaggio dell’ormone antimulleriano (amh). La riserva ovarica viene descritta come il numero di follicoli ancora presenti nelle ovaie, ma viene anche chiarito che non va confusa con la fertilità naturale.

Viene riportato che una donna con una riserva ovarica ridotta può avere le stesse probabilità di concepimento spontaneo di una coetanea con valori più elevati. La differenza, secondo quanto affermato, si osserva soprattutto nei percorsi di fecondazione assistita: avere più ovociti disponibili aumenta le possibilità di successo.

ambiente e interferenti endocrini: possibili impatti sulla salute riproduttiva

Un ulteriore tema riguarda l’influenza dell’ambiente sulla salute riproduttiva. Il contenuto riporta che diversi studi indicano come sostanze come pfas, ftalati, pesticidi e altri interferenti endocrini possano influenzare negativamente sia la qualità del liquido seminale maschile sia la funzione ovarica femminile.

Nel lavoro di chi opera nel settore della riproduzione, viene segnalata anche una riduzione della risposta ovarica osservata in donne molto giovani, elemento descritto come meritevole di ulteriori approfondimenti scientifici.

informazione corretta: strumento centrale per scelte consapevoli

Il quadro complessivo mette in evidenza che la fertilità non può essere data per scontata. Le indicazioni raccolte insistono su informazione corretta, consapevolezza e prevenzione come strumenti fondamentali per consentire alle donne di compiere scelte realmente informate sul proprio futuro riproduttivo.

personalità citata:

  • Guglielmo Ragusa
Categorie: Salute

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