Politica climatica in Italia: 5 riforme per superare leggi confuse e confliggenti

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Politica climatica in Italia: 5 riforme per superare leggi confuse e confliggenti

La transizione ecologica richiede scelte concrete e coerenti, capaci di incidere sui rischi, sulle emissioni e sull’uso delle risorse. Al centro di un insieme di proposte dedicate alla Giornata dell’Ambiente emerge la necessità di trasformare la risposta ambientale da interventi frammentati a politiche integrate, con strumenti di prevenzione, regole climatiche più armonizzate e meccanismi economici in grado di orientare davvero consumi e investimenti.

cinque riforme per la transizione ecologica e la gestione ambientale

Le proposte includono una serie di interventi che puntano a rafforzare la prevenzione del rischio ambientale, migliorare l’impianto delle politiche climatiche, rendere trasparente l’uso delle risorse tramite una fiscalità energetica pro-ambiente, valorizzare la biodiversità attraverso un riconoscimento economico e riorganizzare in modo sistemico la gestione delle risorse idriche.

Le indicazioni vengono presentate dalla professoressa Valeria Costantini, Ordinaria di Politica Economica e Direttrice del Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi Roma Tre, già presidente dell’Associazione Italiana degli Economisti dell’Ambiente (IAERE) e attuale vicepresidente della Società Italiana di Economia (SIE). Le riforme sono contenute anche nel libro da lei curato “L’economia italiana e la transizione ecologica”, edito da Carocci, con la collaborazione delle associazioni IAERE e SIE.

gestione integrata del rischio ambientale: prevenzione, early warning e dati

La gestione integrata del rischio ambientale si fonda sulla capacità delle istituzioni, su scala nazionale, regionale e locale, di mettere a sistema tecniche, tecnologie e politiche orientate alla prevenzione. Nel confronto tra disastro ambientale e risposta ordinaria, viene evidenziata l’esigenza di non limitarsi a organizzazioni amministrative pensate per intervenire rapidamente, ma di costruire un sistema di early warning, cioè un allarme preventivo.

Un passaggio chiave riguarda il ruolo della tecnologia: informazioni che arrivano dai satelliti possono essere integrate in modelli matematici e di simulazione, utili ad anticipare il rischio e ad attivare azioni concrete, come la evacuazione preventiva.

politiche climatiche: armonizzare il policy mix per evitare sovrapposizioni

Le proposte si concentrano anche sulle politiche climatiche, in un contesto in cui esistono già diversi strumenti legislativi, tra i quali vengono citati Green Deal, PNIEC, PNACC e PNRR, oltre al Fondo Clima. Nonostante ciò, il quadro viene descritto come insufficiente rispetto a obiettivi di riduzione delle emissioni e crescita delle rinnovabili.

Il nodo principale individuato è la frammentazione: la stratificazione di leggi e decreti attuativi, che toccano ambiti differenti, rende complessa la valutazione dell’efficacia delle politiche sia sul fronte delle rinnovabili sia su quello dell’efficienza energetica. Viene richiamato il concetto di regolazione sovrapposta, in cui norme diverse insistono sullo stesso perimetro con obiettivi o modalità di ottenimento che possono entrare in conflitto.

regolazione sovrapposta: sussidi fossili e costo delle emissioni

Un esempio indicato riguarda la coesistenza di misure che incentivano consumo e produzione di fonti fossili e, allo stesso tempo, la presenza di strumenti di prezzo legati alle emissioni di carbonio. In particolare, viene menzionato che le aziende sostengono il costo associato alle emissioni tramite ETS, mentre lo Stato prevede sussidi per il consumo e la produzione di combustibili fossili: due politiche descritte come chiaramente confliggenti.

fiscalità energetica: tasse pro ambiente e finanziamento di nuovi impianti rinnovabili

Un altro punto centrale riguarda la finanza verde e l’impianto della fiscalità. Nella gestione attuale viene evidenziato che la contabilità nazionale registra entrate e uscite connesse a tematiche ambientali, ma spesso non esiste una fiscalità dedicata. Le proposte indicano la necessità di attribuire alle entrate derivate dalla tassazione energetica una funzione specifica, legata agli investimenti per la transizione.

Viene riportata l’idea di destinare, ad esempio, una accisa sull’acquisto di benzina alla pompa per aumentare la quota di rinnovabili nel mix energetico italiano. Il principio richiesto è che la fiscalità energetica sia percepita dal consumatore come pro ambiente: in questo modo l’uso dei fondi risulta trasparente e la finalità diventa comprensibile, cioè il finanziamento di nuovi impianti di produzione di energia rinnovabile.

Secondo la ricostruzione fornita, in Italia gran parte della fiscalità ambientale confluisce nel bilancio dello Stato senza una finalità specifica di protezione ambientale.

biodiversità: assegnare un valore economico oltre la sola conservazione

La biodiversità viene collegata alla necessità di superare la sola logica della conservazione. L’impostazione proposta riconosce la biodiversità dal punto di vista economico e considera i benefici per la collettività, includendo sia i vantaggi sia i costi legati alla mancata protezione.

La proposta si basa su un sistema di prezzi che permetta di far pagare agli agenti economici il costo che impattano sulla collettività tramite la riduzione del valore della biodiversità. In tale impostazione, i benefici e i danni vengono considerati in modo esplicito, così da trasformare la protezione ambientale in un elemento misurabile.

payment for environmental services e valutazioni di impatto

Il concetto viene richiamato con l’espressione Payment for Environmental Services, presentata come un approccio richiesto sempre più spesso da integrare nelle valutazioni di impatto ambientale relative ai grandi progetti infrastrutturali.

risorse idriche: servizi idrici meno frammentati e gestione più sistemica

L’ultima area evidenziata riguarda la gestione frammentata delle risorse idriche. La valutazione proposta indica che la gestione dell’acqua dovrebbe essere completamente riformulata, superando l’attuale impostazione basata sulla frammentazione amministrativa.

Nel sistema descritto, per ciascun fiume esiste un ente bacino che si occupa della gestione della risorsa specifica. Questa struttura viene però indicata in contrasto con il quadro complessivo del sistema amministrativo, poiché la gestione del singolo bacino deve confrontarsi con decisioni assunte a livello nazionale e regionale.

bacini, tavolo regionale e prevenzione dei disastri

Per costruire una visione sistemica dei servizi idrici viene evocata l’opportunità di un tavolo di lavoro aperto, ad esempio a livello regionale. Lo scopo è includere la prevenzione dei disastri naturali che possono derivare da una gestione non adeguata dei bacini idrici. Il tema viene collegato anche all’acqua potabile: vengono citati interventi già realizzati tramite PNRR, ma emerge la richiesta di maggiore integrazione tra i diversi livelli di competenza.

profilo della proponente e riferimenti istituzionali

Le riforme sono attribuite alle competenze della professoressa Valeria Costantini e vengono presentate come parte di un percorso scientifico e istituzionale legato all’economia ambientale.

Valeria Costantini; IAERE; SIE.

“Oggi la politica climatica è sovrapposta e conflittuale: così non funziona”

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