Pisa, tumore non diagnosticato per dieci anni: ospedale condannato a risarcire 1 milione ai familiari

• Pubblicato il • 3 min
Pisa, tumore non diagnosticato per dieci anni: ospedale condannato a risarcire 1 milione ai familiari

Per oltre dieci anni una paziente ha convivuto con forti dolori e sintomi riconducibili a un tumore. Solo dopo un ritardo diagnostico giudicato “colpevole” dai giudici, la causa della malattia è stata individuata. La vicenda si è conclusa con il decesso nel 2021: una sentenza del Tribunale di Pisa, emessa a cinque anni dalla morte, ha condannato l’Azienda ospedaliero-universitaria pisana (Aoup) e un medico, stabilendo responsabilità e diritto al risarcimento per i familiari.

sentenza tribunale di pisa su tumore al colon e metastasi polmonari

Nel 2021, una donna di 74 anni è deceduta per un tumore al colon e ai polmoni. La morte è stata ricondotta a insufficienza respiratoria, maturata dopo la diffusione della patologia in metastasi. Secondo quanto stabilito dalla decisione, i medici sarebbero intervenuti in ritardo, con conseguenze determinanti sull’evoluzione della malattia.

La condanna, considerata “storica” a distanza di cinque anni, ha riconosciuto una responsabilità di tipo oggettivo in capo all’Aoup e una responsabilità per negligenza in capo al medico. Il marito e la figlia della donna dovranno ricevere un risarcimento complessivo vicino al milione di euro.

perizia e nesso causale: ritardo diagnostico e possibilità di cura

Una perizia depositata nel procedimento ha affermato che il decesso è attribuibile alla condotta colposa dei medici. Il punto centrale è stato ricondotto alla possibilità di salvaguardare la paziente se una diagnosi fosse stata formulata tempestivamente.

Secondo i passaggi riportati, la donna avrebbe potuto evitare un intervento chirurgico demolitivo e rallentare la diffusione delle metastasi se fosse stata trattata in una fase precedente rispetto all’avanzamento della malattia. In modo specifico, la sentenza ha richiamato anche la mancata esecuzione di accertamenti definiti routinari, quali colonscopia e ricerca di sangue occulto fecale, in una paziente con sintomatologia compatibile con una possibile patologia dell’intestino.

errore iniziale nel 2009 e carenze tra 2010 e 2012

La giudice Alessandra Migliorino ha indicato come origine dell’errore il 2009, quando sarebbero stati avviati i primi approfondimenti clinici senza però ottenere risultati, nonostante la presenza di sintomi compatibili con patologie colon-rettali e di fattori di rischio. La ricostruzione prosegue con l’intervallo 2010-2012: la perizia sostiene che un’indagine strumentale avrebbe potuto consentire, con elevata probabilità, una diagnosi precoce della neoplasia.

Per tali ragioni, i consulenti hanno ritenuto “chiaro e inoppugnabile” il nesso tra il ritardo diagnostico e l’esito mortale della vicenda.

negligenze anche nella chirurgia: complicanze post operatorie e colostomia

La decisione ha attribuito responsabilità non solo sul fronte diagnostico, ma anche sull’operato legato all’intervento. Sono state contestate negligenze a sanitari che avrebbero effettuato l’operazione e a chi non avrebbe evitato le complicanze successive.

Tra i profili ricostruiti, viene menzionata la scelta di una tecnica laparoscopica anziché l’intervento tradizionale, con una sottovalutazione delle complicanze post operatorie. Secondo la ricostruzione, tali complicanze sono culminate in una perforazione intestinale. La situazione ha reso necessario un secondo intervento con la realizzazione di una colostomia permanente, indicata come condizione altamente invalidante.

risarcimento per sofferenza morale e deterioramento fisico e psicologico

Nel calcolo del risarcimento, il Tribunale ha tenuto conto della sofferenza morale causata alla donna. La motivazione richiama il progressivo deteriorarsi delle condizioni fisiche e psicologiche nel corso dell’evoluzione della malattia e delle conseguenze legate all’intervento e alle complicanze.

figure citate nella ricostruzione della sentenza

  • Alessandra Migliorino
  • Azienda ospedaliero-universitaria pisana (Aoup)
  • Marito della paziente
  • Figlia della paziente
Pisa, tumore non diagnosticato per dieci anni: l’ospedale condannato a risarcire un milione ai familiari di una donna morta
Categorie: SaluteCronaca

Per te