Pipì del cane lavata con l’acqua, bassetti smonta le ordinanze dei comuni: non serve assolutamente a nulla
Lavare la pipì dei cani dai marciapiedi con una semplice bottiglietta d’acqua rappresenta un gesto diventato comune in molte città, spesso legato a ordinanze municipali. Secondo l’infettivologo Matteo Bassetti, però, l’efficacia reale di questa pratica risulta molto limitata dal punto di vista sanitario, con conseguenze dirette su come vengono interpretate e applicate le regole locali.
ordinanze sui cani e acqua per la pipì: cosa dice la scienza
Nel contesto di numerose amministrazioni comunali, l’obbligo imposto ai proprietari degli animali prevede di portare con sé una bottiglietta d’acqua per risciacquare dove il cane urina. L’idea alla base è che il passaggio con acqua possa contribuire a rendere l’area più pulita.
Bassetti, intervenendo tramite canali social, inquadra l’abitudine con un giudizio clinico netto: l’acqua da sola non ha capacità disinfettanti. In termini pratici, il risciacquo non porta a un’eliminazione significativa di germi o batteri, quindi il valore igienico risulta basso e non sufficiente a garantire una reale pulizia sotto il profilo sanitario.
l’acqua non elimina i batteri: il punto dell’infettivologo
Secondo l’esperto, la richiesta di risciacquo con sola acqua si traduce in un’azione con scarsi effetti sul piano disinfettante. La motivazione è chiara: l’acqua, pur utile a bagnare e diluire i residui, non svolge un’azione in grado di rimuovere i microrganismi responsabili di contaminazione biologica.
Il messaggio centrale riguarda quindi l’aspetto igienico e disinfettante dell’intervento: risciacquare senza sostanze attive non consente di ottenere una vera riduzione dei batteri presenti sulle superfici urbane.
soluzioni alternative: aceto bianco e detersivi enzimatici
Bassetti indica due strade ritenute chimicamente più adatte per raggiungere un obiettivo di igienizzazione più consistente.
acqua e aceto bianco: metodo indicato per disinfettare
La prima soluzione proposta dall’infettivologo riguarda l’impiego di acqua e aceto bianco in diluizione 1:1. L’aceto, secondo quanto riportato, svolgerebbe un’azione disinfettante naturale, contribuendo inoltre alla gestione degli odori forti e a un migliore igienizzare della superficie.
detersivi enzimatici: efficaci ma bloccati dalle regole locali
La seconda opzione menzionata prevede l’uso di detersivi enzimatici. L’esperto collega questi prodotti alla possibilità di eliminare batteri grazie alla loro efficacia chimica e funzionale.
Il problema, però, non è tecnico: riguarda le norme sul territorio. Bassetti afferma che i detersivi enzimatici risultano vietati per l’utilizzo in strada. Questo impedisce di applicare soluzioni ritenute efficaci, lasciando in pratica un margine molto ridotto a metodi realmente utili per la disinfezione.
approccio normativo contestato: “leggi all’italiana”
Alla luce dell’incompatibilità tra ciò che sarebbe più efficace dal punto di vista igienico e le disposizioni vigenti, l’infettivologo giunge a una conclusione critica sull’impianto normativo locale. La valutazione finale qualifica le ordinanze come approssimative sotto il profilo scientifico-sanitario, descrivendole come una delle “tante leggi all’italiana”.
personalità citate
- Matteo Bassetti


