Pfas spinetta marengo ex manager solvay rinviati a giudizio per presunte contaminazioni
Il Tribunale di Alessandria ha rinviato a giudizio per disastro ambientale colposo gli ex dirigenti di Solvay, oggi Syensqo: Stefano Bigini e Andrea Diotto. La decisione è maturata al termine di un’udienza preliminare durata due anni e apre la strada a un processo collegato alla contaminazione da Pfas, i cosiddetti inquinanti eterni, nello stabilimento chimico di Spinetta Marengo.
Il percorso giudiziario, dopo l’attesa legata alla decisione del gup Arianna Ciavattini, entrerà nel vivo con l’avvio del dibattimento: il 16 novembre è la data fissata per il processo agli ex manager accusati di responsabilità legate alla gestione della contaminazione.
rinvio a giudizio per disastro ambientale colposo a spinetta marengo
Il rinvio a giudizio riguarda Stefano Bigini, indicato come direttore dello stabilimento tra 2008 e 2018, e il suo successore Andrea Diotto. Entrambi dovranno rispondere in aula delle contestazioni relative al disastro ambientale colposo connesso alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche.
L’udienza preliminare si è chiusa dopo un iter complesso: due anni di trattazione hanno condotto alla decisione del Tribunale. Nel frattempo, mentre si attendeva la determinazione del gup, è emersa una notizia che ha acceso il dibattito pubblico sulle scelte delle parti coinvolte.
accordo economico e ritiro come parte civile: indiscrezione sulla regione piemonte
Sulle pagine locali è stata pubblicata un’indiscrezione secondo cui sarebbe stato raggiunto un accordo economico tra Syensqo e la Regione Piemonte con l’obiettivo di un ritiro come parte civile. La disponibilità economica resterebbe coperta da massimo riserbo, ma la cifra sarebbe collegata ai costi sostenuti da Arpa per la mappatura e i monitoraggi di suolo, acqua e aria contaminati da Pfas, oltre alle attività per l’indagine sanitaria sui residenti nel raggio di 3 chilometri.
La notizia risulta divisiva perché, sul territorio, l’orientamento prevalente è quello di arrivare a un accertamento pieno dei fatti. Su questa linea si è inserita la mobilitazione pubblica davanti al Palazzo di giustizia di Alessandria.
presidio e richiesta di processo a porte aperte
Con un presidio davanti al Palazzo di giustizia, il comitato “Ce l’ho nel sangue” ha ribadito la spinta affinché il processo si svolga a porte aperte. L’iniziativa è collegata alla decisione di rinvio a giudizio, considerata una tappa importante nel percorso di richiesta di verità e giustizia per quanto avvenuto a Spinetta Marengo.
Dal comitato Stop Solvay è stata sottolineata la prosecuzione del cammino avviato da anni: il rinvio a giudizio viene descritto come un passaggio che rende più difficile occultare o ignorare la realtà dell’accaduto e delle conseguenze che continuerebbero a manifestarsi nello stabilimento.
bigini e diotto al processo: richiesta di patteggiamento respinta
Nel corso dell’udienza precedente, fissata al 3 giugno, la difesa aveva comunicato l’intenzione di presentare istanza di patteggiamento, subordinata alla richiesta di derubricazione dell’ipotesi di reato da disastro ambientale colposo a inquinamento ambientale colposo.
L’istanza avanzata dai legali degli imputati è stata però respinta dal pubblico ministero Enrico Arnaldi di Balme. Secondo l’accusa, Bigini e Diotto avrebbero omesso interventi per il risanamento della contaminazione da Pfas e anche per il contenimento degli inquinanti.
posizioni delle parti civili e risarcimenti già versati
L’attenzione al processo include anche il quadro delle iniziative economiche e delle posizioni delle parti coinvolte. Risultano indicati i versamenti dell’ex Solvay: fino a oggi sarebbero stati pagati 100mila euro al Comune di Alessandria e sarebbero stati riconosciuti più di 300 cittadini con somme fino a 8mila euro.
Per quanto riguarda il profilo istituzionale, non sarebbe presente per ora un’intesa con il ministero dell’Ambiente. L’Ente avrebbe richiesto come contropartita la bonifica della falda da Pfas, cromo e solventi clorurati.
comitato stop solvay: bonifica integrale e richiesta di legge nazionale sui pfas
Il Comitato Stop Solvay ha espresso una posizione di attesa e contrarietà rispetto a logiche basate sulla monetizzazione del danno, chiedendo che Regione Piemonte e ministero dell’Ambiente respingano tali impostazioni. La richiesta formulata include l’adozione di una legge nazionale sui Pfas per fermare produzioni nocive vecchie e nuove e per arrivare a una bonifica integrale del territorio.
Sono rimasti tra le parti civili: Wwf, Legambiente nazionale e il circolo di Legambiente Ovada, oltre alla Camera del lavoro e a Cgil Alessandria, insieme a diversi cittadini. L’informazione disponibile indica che l’inchiesta è partita da un esposto presentato da Wwf a giugno 2020 tramite l’avvocato Vittorio Spallasso.
stato della bonifica, autorizzazioni e stima dei costi indicati dalla difesa
Nel quadro richiamato dalle parti e dai comitati, viene evidenziato un elemento centrale: l’Autorizzazione integrata ambientale sarebbe scaduta da quattro anni. La bonifica esterna risulterebbe ferma e lo stabilimento continuerebbe a produrre Pfas.
La difesa degli ex manager ha comunicato che, per la bonifica dell’acqua di falda, sarebbero necessari 36 milioni.
Nel confronto pubblico si richiama anche una prospettiva legata al Veneto: viene ricordato che, per l’inquinamento da Pfas del territorio tra le province di Vicenza, Verona e Padova, il Consiglio di Stato avrebbe confermato che a dover sostenere la bonifica sarebbero le multinazionali del gruppo Ici, Mitsubishi corporation e Eni Rewind, con un costo stimato inizialmente in 85 milioni, indicato come potenzialmente suscettibile di aumento.
partecipazione e posizioni di cristina guarda e comitati
Nel quadro delle reazioni istituzionali e sociali, la notizia del rinvio a giudizio è stata collegata a una richiesta di risposta in aula e di definizione delle responsabilità. L’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra Cristina Guarda ha espresso che il 16 novembre gli imputati dovranno rispondere davanti al giudice rispetto a quanto contestato come causa di effetti su una comunità.
Le posizioni richiamate insistono sulla necessità di non accettare soluzioni riduttive e di pretendere interventi reali. Nel discorso pubblico viene anche chiesto che la Regione Piemonte e il Governo rientrino nel processo e che non vengano considerate transazioni al ribasso, con l’obiettivo di ottenere bonifica completa della falda e del territorio.
figure citate nel contesto del procedimento e delle posizioni
- Stefano Bigini
- Andrea Diotto
- Arianna Ciavattini
- Enrico Arnaldi di Balme
- Cristina Guarda
- Vittorio Spallasso
- WWF
- Legambiente nazionale
- Legambiente Ovada
- Cgil Alessandria
- Camera del lavoro
- Comitato “Ce l’ho nel sangue”
- Comitato Stop Solvay
- Syensqo
- Regione Piemonte
- Ministero dell’Ambiente
