Perché il petrolio non è esploso dopo la chiusura di hormuz

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Perché il petrolio non è esploso dopo la chiusura di hormuz

Da oltre tre mesi il mercato petrolifero mondiale attraversa un periodo di tensione legata a un grave choc di approvvigionamento. La chiusura dello stretto di Hormuz, conseguente agli attacchi di Usa e Israele contro l’Iran, ha sottratto ai flussi commerciali oltre 10 milioni di barili al giorno, pari a circa un quinto del petrolio trasportato via mare. Nonostante l’entità della frattura logistica, lo scenario peggiore evocato da alcune proiezioni, con quotazioni verso 200 o addirittura 300 dollari al barile, non si è materializzato. Il Brent è rimasto per gran parte della fase critica sotto quota 100 dollari, secondo l’interpretazione fornita da analisti e banche d’affari.

petrolio sotto 100 dollari: fattori che frenano l’esplosione dei prezzi

La tenuta dei prezzi viene ricondotta a una combinazione di elementi messi in campo durante la crisi. Tra le cause richiamate figurano il ricorso alle riserve strategiche occidentali, l’aumento delle esportazioni statunitensi e la capacità di alcuni produttori del Golfo di aggirare parzialmente Hormuz facendo leva su oleodotti. In aggiunta, un ruolo centrale viene attribuito al calo delle importazioni cinesi di greggio, descritto come un intervento “di stabilizzazione” del mercato.

importazioni cinesi in calo: da 9,3-9,4 a 6,5-7,5 milioni di barili al giorno

Nel mese di aprile le importazioni totali della Cina sono scese a circa 9,3-9,4 milioni di barili al giorno, di cui 8 via mare. Il livello risulta il più basso da quasi quattro anni. A maggio, sulla base delle rilevazioni di società specializzate nel monitoraggio delle petroliere come Vortexa e Kpler, gli arrivi via mare sono scesi ulteriormente a 6,5-7,5 milioni di barili al giorno, segnando i valori più bassi da circa un decennio.

La riduzione viene considerata particolarmente significativa rispetto ai volumi registrati all’inizio dell’anno. Secondo quanto riportato da JP Morgan, il calo delle importazioni costituirebbe circa tre quarti dell’aggiustamento complessivo osservato sul mercato mondiale nel corso della crisi. In questa lettura, la “mano invisibile” attribuita da Javier Blas di Bloomberg alla domanda cinese finisce per contribuire a mantenere i prezzi più contenuti mentre il mondo affronta una delle più serie crisi energetiche degli ultimi decenni.

monitoraggio via nave e scorte: cosa indicano i dati

Le stime disponibili derivano dal monitoraggio dei flussi via nave, non dai dati doganali definitivi. Inoltre, una diminuzione degli acquisti internazionali non implica automaticamente un crollo dei consumi. In altre parole, la Cina potrebbe non utilizzare molto meno petrolio, ma acquistare meno sul mercato globale perché attinge alle sue enormi scorte.

greggio russo e iraniano a sconto: scorte commerciali ai massimi

Nei primi quattro mesi dell’anno, raffinerie e trader cinesi avrebbero sfruttato l’acquisto di greggio russo e iraniano a prezzi scontati per accumulare riserve record. La valutazione di Reuters, basata ancora su Vortexa e Kpler, indica che a inizio maggio le scorte commerciali avrebbero raggiunto un picco di almeno 1,25 miliardi di barili. Nelle settimane successive, con importazioni in marcato calo, l’alimentazione delle raffinerie attingendo ai magazzini è stata stimata intorno a un milione di barili al giorno.

utilizzo delle riserve: convenienza economica e margini sotto pressione

Con il petrolio vicino ai 100 dollari al barile, attingere alle scorte accumulate consente di ridurre la necessità di nuovi acquisti a prezzi più elevati, collegati alle dinamiche di guerra e all’aumento dei costi. Il quadro economico descritto per il settore impone ulteriori vincoli: molti impianti cinesi starebbero operando con margini negativi, mentre il governo continua a contenere i prezzi dei carburanti per proteggere consumatori e imprese dalle oscillazioni internazionali.

In questo contesto, comprare meno greggio sul mercato e utilizzare riserve pregresse viene presentato come una scelta razionale, perché permette di limitare le perdite delle raffinerie evitando l’esposizione diretta a quotazioni più alte.

possibili fattori strutturali: elettrificazione e minore dipendenza dal petrolio

Oltre alla spiegazione legata alle scorte, vengono considerati anche fattori di carattere strutturale. Secondo quanto riportato da Rory Green, responsabile della ricerca macro sui mercati emergenti di TS Lombard, la rapida elettrificazione della Cina avrebbe ridotto la dipendenza dal petrolio più velocemente del previsto.

La diffusione delle auto elettriche, l’espansione delle energie rinnovabili, il potenziamento del trasporto pubblico e l’aumento della produzione domestica di energia contribuirebbero a modificare il rapporto tra crescita economica e consumi di greggio. Nella lettura associata a questa ipotesi, Pechino sarebbe in grado di ridurre gli acquisti esteri senza effetti immediati sull’economia.

quanto può durare la tenuta: riserve in consumo e ritorno sul mercato

Rimane però aperta la questione della durata della strategia. Secondo stime attribuite a Bloomberg e Société Générale, il mercato continua a reggere perché sta esaurendo rapidamente i cuscinetti disponibili. Gli Stati Uniti avrebbero già attinguto alle riserve strategiche per 172 milioni di barili su un totale di circa 357 milioni (considerando la sola riserva federale). Parallelamente, la Cina dovrebbe tornare sul mercato, prima o poi, per ricostituire le scorte.

tempistiche decisive per un possibile balzo dei prezzi

Se il rientro delle compravendite dovesse avvenire prima del ritorno alla normalità dei flussi attraverso lo stretto di Hormuz, il rialzo delle quotazioni potrebbe risultare repentino e violento. In questa direzione, le valutazioni di Emma Li di Vortexa, riportate a Reuters, indicano che anche ammettendo un’accelerazione dei prelievi fino a 2 milioni di barili al giorno, le riserve potrebbero sostenere il mercato cinese almeno fino a metà settembre. Il quadro resta più complesso quando si considera la possibilità che Pechino, da sola, continui a compensare a lungo gli squilibri globali generati dal conflitto.

figure citate nella crisi del petrolio e nelle analisi sui flussi

Tra gli esperti e i referenti riportati nell’analisi dei movimenti di mercato e delle scorte figurano:

  • Javier Blas (Bloomberg)
  • Rory Green (TS Lombard)
  • Emma Li (Vortexa)
Perché il petrolio non è salito oltre i 200 dollari al barile nonostante la chiusura di Hormuz? Il ruolo della Cina e quanto può durare
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