Noa rispetto De Gregori e parole su springsteen, netanyahu e libertà di opinione

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Noa rispetto De Gregori e parole su springsteen, netanyahu e libertà di opinione

Noa rievoca una notte che ha cambiato il modo in cui la musica e la vita possono intrecciarsi. Sullo sfondo della celebrazione degli Accordi di Oslo, un momento apparentemente simbolico diventa invece il punto di svolta di una storia personale segnata dalla tragedia, dalla missione artistica e dall’urgenza politica del proprio tempo.

La narrazione parte da Tel Aviv, 4 novembre 1995, quando la manifestazione è in corso alle 21.30. Nel racconto emerge l’atto di salire e scendere dal palco, il gesto umano verso Yitzhak Rabin e il passaggio dalla dimensione corale alla dimensione reale, quella che interrompe tutto.

4 novembre 1995 a tel aviv: noa, shira la shalom e la canzone della pace

Noa ricorda di aver cantato e di essere già scesa dal palco per scambiare un abbraccio e un bacio a Yitzhak Rabin. Quindi descrive la salita del premier per unirsi al coro: il ritorno sul palco viene associato a un’esecuzione percepita come stonatissima e imbarazzata, durante “Shira LaShalom”, accompagnata da Miri Aloni, che aveva reso famoso il brano pacifista durante il periodo in cui era nell’esercito.

Nel seguito, un dettaglio materiale diventa decisivo: Noa racconta che Rabin scende anche lui con in mano un foglio della “Canzone della pace”, ripiegato nella tasca della giacca. Secondo la ricostruzione riferita, tra i tre proiettili sparati dall’assassino, un estremista di destra ebreo, è quel foglio a rivelarsi fatale: viene trapassato e riempito del sangue. Il foglio viene poi conservato al Centro Rabin per la Pace, definito un passaggio tragicamente mitologico.

l’impatto personale: una star a 25 anni e una trasformazione artistica

La svolta, per Noa, si colloca tra fama e consapevolezza. A 25 anni si percepisce come star, beniamina d’Israele, associata a riccioli e a una voce d’oro. La dimensione pubblica viene descritta come capace di riempire auditorium, con un disco realizzato per la Geffen Records, fino al confronto con una “nuova Celine Dion”.

In mezzo a quel successo, Noa colloca un pensiero netto: l’idea di fuggire dalla gabbia del ruolo imposto dal pubblico, dedicandosi non solo all’inseguimento del successo, ma anche a un prezzo inevitabile. La scelta diventa una trasformazione interiore: decide di diventare come Neytiri, cioè di impostare il proprio cammino come una missione.

Ne segue una lunga permanenza in quella visione: Noa afferma di essere in una “missione” da 30 anni, interpretata come destino, con la speranza che, in un futuro di “poche generazioni”, il proprio seme possa generare nuove “piantine”. Nel suo ragionamento emerge un principio: nessun artista dovrebbe andare in panico per compiacere il pubblico, mentre è necessario continuare a esplorare facendo in modo che la musica offra un frammento di verità.

La linea è sostenuta da riferimenti musicali: Noa cita Beatles, Joni Mitchell, Leonard Cohen, Paul Simon e i contrappunti di Bach, con una sintesi di intenti centrata su difendere l’innocenza, esplorare l’anima e occupare uno spazio ancora vuoto, prima che diventi troppo tardi.

noa e l’ultimo album: ispirazione, grazia e realtà angosciosa

Secondo la ricostruzione proposta, l’impostazione si riflette nell’ultimo album, intitolato “The giver and the see”, descritto come baciato dalla grazia. L’album viene presentato come guidato da ispirazione in ogni passo, con una lettura che fa intravedere “in controluce” l’ombra di una realtà angosciosa.

una scelta diversa rispetto ad altri cantautori sul tema della politica

Noa chiarisce di rispettare l’opinione di De Gregori, ma afferma che la sua posizione non gli permetterebbe di indicare agli altri cosa debbano fare o evitare. Nel confronto emerge un esempio: Springsteen viene definito un eroe che mette a repentaglio la propria vita con immenso coraggio per schierarsi contro Trump. Noa colloca l’America tra i valori centrali che Springsteen racconta, sostenendo che, se emergesse la consapevolezza di una distruzione da parte del presidente, la risposta dovrebbe essere un cambio di postura.

Il nodo posto da Noa riguarda la legittimità di parlare: se De Gregori afferma che un cantante non sarebbe obbligato a occuparsi di politica, Noa sposta il focus su valori, pace, diritti umani, contrasto a razzismo e xenofobia. La domanda formulata mira a stabilire se questi temi debbano essere lasciati solo a storici e filosofi.

power to the people festival negli stati uniti: primavera, ospiti e possibilità di partecipazione

Noa indica che il 3 ottobre si terrà nel Maryland il Power to the People Festival, con la partecipazione di Springsteen, Tom Morello e Foo Fighters, citando anche la presenza di Joan Baez. La disponibilità personale viene espressa con un’idea immediata: ci andrebbe “a piedi” se ricevesse un invito.

album e line up: gil dor, ruslan sirota e il tour italiano

Tornando al disco, Noa precisa che si tratta del primo album senza la chitarra di Gil Dor. Sul materiale emergono altri elementi: spicca il piano di Ruslan Sirota, che seguirà Noa nel tour italiano durante l’estate.

Noa specifica di amare Gil Dor, definendolo un genio, ma sottolinea una distanza generazionale: l’età più avanzata rispetto a lei, indicata in 17 anni, porta a interessi diversi oggi. La collaborazione precedente viene riassunta con un disco registrato ai tempi del Covid, intitolato “Afterallogy”. Successivamente viene ricordato un passaggio decisivo: Noa collega la propria risposta pubblica alla data del 7 ottobre, raccontando che in un post sui social disse che, se c’era bisogno di loro, sarebbero venuti a suonare a casa e che stavano raccogliendo fondi per Gaza.

7 ottobre e politica israeliana: critica a netanyahu e lettura dei rapporti internazionali

Noa afferma che subito dopo il 7 ottobre il mondo intero era stato al fianco di Israele, per poi concentrarsi su Netanyahu. Nel racconto, Netanyahu viene descritto come una maledizione per il proprio popolo: un bugiardo, un disperato che avrebbe la guerra come mezzo per salvarsi dalla galera e dall’inferno che ritiene gli spetti.

Il punto centrale è legato all’uccisione: Noa sostiene che Hamas abbia ucciso i “nostri ragazzi” e abbia trucidato bambini. L’argomentazione prosegue con una critica all’assenza di una risposta definita più rapida: secondo Noa, un Primo Ministro “assennato” avrebbe chiuso la questione attaccando Hamas e ottenendo il ritorno degli ostaggi. La ricostruzione attribuisce a Netanyahu un tradimento di Israele da quando è al potere, indicato in 20 anni, e un collegamento con una prosperità tecnologica regionale sostenuta tramite milioni di dollari forniti allo stesso Hamas, con l’aspettativa che la protezione venisse ricambiata senza attaccarci.

Nel discorso vengono inclusi anche Trump e Biden. Noa collega Trump alla fornitura di armi e indica che nemmeno Biden, definito “il vecchio democratico”, era riuscito a fermare “Bibi”. La narrazione punta a una percezione complessiva di responsabilità e fallimenti.

elezioni di ottobre e costituzione: una possibilità estrema prima della catastrofe

Noa indica che gli israeliani avrebbero un’ultima possibilità: le elezioni in ottobre. Se Netanyahu le rivincerà, afferma che il Paese precipiterà nell’abisso e che lei stessa, vivendo in un kibbutz, se ne andrà.

Il dramma più grande, nel racconto, è l’assenza di una costituzione in grado di limitare la possibilità di ricandidarsi. La speranza si concentra su una chance prima della catastrofe.

opposizione in israele e percezione mediatica internazionale

Noa dichiara di non credere alla narrazione secondo cui esista una falsa equazione fra Netanyahu e Israele, criticando i media internazionali per non mostrare mai la leadership della coalizione democratica citata nel racconto, identificata in Meir Golan. Secondo Noa, questa impostazione sarebbe un problema per gli israeliani di sinistra, definiti come una parte consistente del Paese.

La metafora utilizzata richiama un racconto: due lupi, uno della luce e uno delle tenebre, vince quello che viene nutrito. Il senso attribuito è collegato alla dinamica con cui gli elementi del conflitto vengono alimentati o gestiti.

Per spiegare l’esistenza di un’opposizione reale, Noa racconta una manifestazione attorno alla Knesset. Descrive che si dormì in tenda e che un attacco portò a sgomberare la piazza. Il motivo, nel racconto, sarebbe legato alla mobilitazione nell’esercito di tutti i figli: Israele viene definito un Paese piccolo sotto tiro costante, con una paura condivisa che i ragazzi e i fratelli e sorelle non tornino a casa. Noa aggiunge che, agli inizi della carriera, ha trascorso due anni nell’IDF come richiesto dalla legge. Due dei figli sarebbero arruolati, mentre la più piccola avrebbe dichiarato di voler andare all’estero perché non può imbracciare il fucile per “questi corrotti” e per Netanyahu.

ben gvir, flotilla e coloni: sicurezza, estremismo e dinamiche interne

In merito a Ben Gvir, Noa afferma di provarne odio e lo definisce un mostro. Nel racconto si sostiene che le violenze sulla Flotilla abbiano reso ancora più forte la sua posizione tra i suoi sostenitori. A livello generale, Noa colloca Netanyahu e Trump tra i soggetti “banditi”, descrivendoli come mafiosi e criminali, mentre Ben Gvir viene definito ancora più pericoloso perché sostiene di operare per conto di Dio.

La ricostruzione attribuisce a Ben Gvir un progetto di liberazione della terra dai palestinesi e la creazione del Regno di Giudea per la venuta del Messia, richiamando l’espressione “dal fiume al mare” e l’idea di costruire il Terzo Tempio. Questa interpretazione viene presentata come una cornice di pericolosità e malvagità.

Noa specifica chi sarebbe stato l’idolo di Ben Gvir: Meir Kahane, definito un rabbino ebreo americano che avrebbe fondato un movimento razzista e suprematista paragonato al Ku Klux Klan, ma in versione ebraica. Nel racconto viene ricordato che, all’inizio degli anni ’70, Dylan nel suo periodo religioso ne parlava bene e lo incontrò, per poi ricredersi.

Viene poi collegata la fase politica: quando Kahane fu eletto in Parlamento, gli altri deputati avrebbero abbandonato l’aula e il suo partito sarebbe stato messo fuori legge. La chiusura del passaggio collega la situazione attuale: Noa afferma che Ben Gvir starebbe controllando la polizia e la sicurezza interna.

flotilla senza equipaggio: un miracolo di corrente e un segnale politico

Alla domanda sul battello della Flotilla senza equipaggio che raggiunse la Striscia, Noa parla di un miracolo della corrente e della natura. Esprime inoltre la speranza che a bordo vi fossero ancora cibo e aiuti. Nel racconto, l’unico risultato concreto della Flotilla viene associato alla dimostrazione al mondo della percepita atrocità collegata a Ben Gvir.

violenza dei coloni e gestione del territorio: una minoranza e un contesto di guerra civile

Noa si sofferma sulla violenza dei coloni, dichiarando che quanto appare nelle news internazionali riguarderebbe una ristretta minoranza, i cosiddetti Ragazzi delle Colline, descritti come violenti e brutali. Secondo la ricostruzione, i coloni sarebbero negli insediamenti perché i governi di Israele avrebbero concesso loro terra a buon mercato: Tel Aviv viene descritta come più costosa di Parigi per acquistare una casa.

La permanenza viene collegata a periodi di massima pressione: i coloni sarebbero andati lì quando Israele subiva la massima pressione di Arafat e dell’OLP, con attentati e missili. Noa sostiene che lasciare quelle aree significherebbe scatenare una guerra civile e richiama la sensazione della “sindrome dell’accerchiamento”. Nel quadro finale, viene attribuito a Netanyahu l’uso dello spettro di Hitler per premere sugli israeliani traumatizzati dall’Olocausto.

una strada d’uscita: accordi commerciali e rischio di sanzioni

Alla domanda su se ne esce, Noa afferma che finché Netanyahu resta “in sella”, l’Occidente e l’Italia non dovrebbero interrompere gli accordi commerciali. Nel ragionamento emerge un timore: le sanzioni renderebbero Netanyahu un condottiero impossibile da disarcionare.

personaggi citati

Yitzhak Rabin, Miri Aloni, Neytiri, George (Dylan), De Gregori, Bruce Springsteen, Tom Morello, Foo Fighters, Joan Baez, Gil Dor, Ruslan Sirota, Hamas, Netanyahu, Trump, Biden, Meir Golan, Ben Gvir, Meir Kahane, Arafat, OLP, Hitler.

Noa: “Rispetto l’opinione di De Gregori, ma non può dire agli altri cosa devono fare. Springsteen è un eroe, che rischia la vita. Netanyahu è una maledizione per il mio popolo, Ben Gvir è un mostro”
John Cale, Marc Jacobs e Martin Scorsese fotografati da Aidan Zamiri per la copertina del disco di Charli xcx
John Cale, Marc Jacobs e Martin Scorsese fotografati da Aidan Zamiri per la copertina del disco di Charli xcx

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