Muse the wow signal: tutto sull album della rinascita
Con The Wow! Signal i Muse riaccendono un motore creativo che sembrava essersi rallentato: un lavoro costruito su contrasti netti, capaci di alternare durezza e melodia, sguardi sul metal contemporaneo e una ricerca che torna a fare spazio alla grandiosità. L’album, in uscita venerdì, presenta un’equilibrata convivenza tra ombre e aperture luminose, e si appoggia anche sul ruolo determinante di Dan Lancaster, produttore e co-autore, chiamato a dare forma a un progetto pensato per risultare coeso anche quando abbraccia “tutto e il contrario di tutto”.
Il nuovo capitolo della formazione britannica guidata da Matt Bellamy arriva dopo anni in cui pubblico e critica si erano divisi: oggi il trio torna a produrre un disco con l’energia tipica di una svolta, capace di riaccendere l’attesa storica dei fan.
the wow! signal muse: un album di contrasti e rinascita
Il decimo album in studio dei Muse, The Wow! Signal, si impone come una raccolta di elementi differenti che trovano un filo conduttore. La proposta sonora unisce forza e ricercatezza, portando il metal su un terreno moderno senza abbandonare la tendenza alla spettacolarità. La direzione artistica del trio appare più compatta rispetto ai timori di un possibile calo di verve: la sensazione è quella di un ritorno a un’articolazione creativa che funziona.
All’interno dell’impianto compositivo emerge con chiarezza l’apporto di Dan Lancaster, indicato come figura capace di contribuire in modo “fondamentale” all’architettura dell’intero lavoro. Ne risulta un album destinato a lasciare un segno per come riesce a tenere insieme generi e scenari sonori anche quando la varietà potrebbe frammentare.
the wow! signal: origine del titolo e mondo narrativo
Il titolo del progetto deriva da un evento interstellare rimasto famoso per l’ambiguità della sua spiegazione: nel 1977 fu rilevato un potente impulso radio di 72 secondi proveniente dalla costellazione del Sagittario. L’astronomo che scoprì l’anomalia, Jerry R. Ehman, individuò la sequenza iconica “6EQUJ5” e scrisse “Wow!” accanto al dato, trasformando il fenomeno nel nome con cui è oggi conosciuto nella tradizione scientifica e nella cultura popolare.
dark forest e l’impatto dell’apertura: epica, latino e riferimenti
Il disco prende avvio con “Dark Forest”, brano ispirato alla teoria della Foresta Oscura, proposta come possibile soluzione al paradosso di Fermi. Secondo questa visione, l’universo sarebbe popolato da vita intelligente, ma le civiltà tenderanno a restare in silenzio per timore di essere individuate da specie ostili.
La traccia si apre con un campionamento del celebre “Wow! Signal” e si sviluppa in un percorso dalle coordinate lisergiche, richiamando per ambizione e respiro l’impianto monumentale di “Knights of Cydonia”. La costruzione sonora alterna note arabeggianti, cori solenni e frasi in latino come “Dominus Deus”, “Currus Machina”, “Navis Lucifer” e la greca “Kyrie Eleison”.
La durata supera i cinque minuti e “Dark Forest” diventa una delle tracce più lunghe del disco. L’apertura, descritta come maestosa, getta le basi per l’intero percorso musicale, con un primo breakdown che avvia una serie di momenti di questo tipo sparsi lungo l’album.
le tracce principali: funk, french touch, malinconia e trasformazioni continue
nightshift superstar e shimmering scars: cambio registro immediato
Con “Nightshift Superstar” il trio cambia marcia: il basso di Chris Wolstenholme prende la scena con groove funk, mentre sintetizzatori e ritmiche danzerecce richiamano la French touch associata a Justice e Daft Punk. Il brano mette in evidenza una spinta ritmica che contrasta con l’epica dell’inizio.
“Shimmering Scars” rallenta il ritmo serrato dell’album. Introdotta da note di pianoforte, affronta il tema di una relazione finita, mostrando un lato più malinconico ed emotivo senza rinunciare alla cura degli arrangiamenti. Nel disco, tra i momenti più riusciti, spicca “Cryogen”, già pubblicata come singolo.
“Cryogen” viene presentata come un brano in pieno stile Muse: parte con una chitarra distorta che cresce progressivamente, fino a esplodere in un finale guidato da chitarre monumentali. La narrazione ruota attorno a una “Ice Queen” che gioca con i sentimenti del protagonista.
be with you ed esagoni: dalla ballata liturgica al crescendo cinematografico
“Be With You” sorprende per la sua continua trasformazione: inizia come una ballad quasi liturgica, introdotta dall’organo, per poi mutare gradualmente in un vortice electro-techno. L’impostazione conferma l’intenzione di non scegliere percorsi prevedibili.
Con “Hexagons” i Muse tornano a puntare sulla vocazione monumentale: riff di chitarra potenti, sintetizzatori vorticosi e stratificazioni che aumentano in modo progressivo, culminando con l’ingresso della voce di Matt Bellamy. Il brano viene descritto come uno dei momenti più cinematografici del lavoro.
the sickness in you & i, unravelling e hush: metal contemporaneo ed effetti di collaborazione
Tra le tracce meglio riuscite figura senza dubbio “The Sickness in You & I”, nella quale l’influenza metal portata da Dan Lancaster diventa particolarmente evidente. Sono presenti doppia cassa, assoli aggressivi, continui cambi di tempo e intermezzi capaci di attirare l’attenzione, all’interno di una composizione complessa ma molto coinvolgente.
Le sonorità più pesanti proseguono con “Unravelling”, definita territorio decisamente metal: batteria in primo piano, basso imponente e chitarre massicce. Il brano è indicato come un vero balsamo per i fan della prima ora della band.
In “Hush” arriva una collaborazione con Ellie Goulding: il dialogo tra la cantante britannica e Bellamy aggiunge una sfumatura ulteriore a un album che continua a sorprendere per varietà e sperimentazione.
space debris e il finale: amore, frammenti e malinconia cosmica
A chiudere il disco è “Space Debris”, finale maestoso e malinconico. Il brano viene descritto come un’ode all’amore e ai frammenti che una relazione lascia dietro di sé. L’impianto sintetizza l’anima dell’album: grandioso e profondamente umano, pur muovendosi attraverso un immaginario cosmico presente dall’inizio alla fine.
L’intero percorso musicale mostra un andamento in cui i brani crescono, si stratificano e avvolgono l’ascoltatore, prima di colpire con improvvise esplosioni strumentali. Queste scelte restano bilanciate da armonie quasi angeliche e aperture melodiche di grande impatto, caratteristica che rafforza la sensazione di un disco costruito per lasciare tracce.
muse live: european tour a milano nel novembre 2026
Oltre alla dimensione in studio, i Muse sono presentati come una delle migliori band live degli ultimi vent’anni, con la capacità di riempire stadi e palazzetti in ogni parte del mondo. La reputazione viene descritta come frutto di concerto dopo concerto, e il pubblico italiano potrà verificarla nuovamente dal vivo.
La tappa prevista è Milano, quando il “Muse – The Wow! Signal European Tour” farà tappa il 20 e 21 novembre prossimi.
matt bellamy, chris wolstenholme, dominic howard: voci e identità del trio
Il progetto si sviluppa attorno ai membri del trio britannico, con ruoli distinti che contribuiscono a dare forma all’identità sonora dell’album.
- Matt Bellamy
- Chris Wolstenholme
- Dominic Howard