Moda e cultura egizia: hieroglam, la collezione-installazione che racconta attraverso il corpo

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Moda e cultura egizia: hieroglam, la collezione-installazione che racconta attraverso il corpo

Tra pieghe che richiamano la stoffa di un rituale e riflessi che sembrano uscire da pietre preziose, Hieroglam intreccia moda contemporanea e immaginario dell’antico Egitto in un percorso pensato per coinvolgere lo sguardo. La collezione-installazione prende forma dentro il Museo Egizio di Torino e accompagna il pubblico fino al 15 giugno, trasformando simboli, divinità e memorie millenarie in linguaggio sartoriale, luminoso e mutevole.

hieroglam: moda e patrimonio dell’antico egitto nel percorso al museo

Il progetto nasce con una ricerca precisa: le figure, i geroglifici e i dipinti, la presenza delle sculture, fino ai materiali e alle lavorazioni che permettevano di ottenere sfumature attraverso la polvere dei minerali. Anche mummie e sarcofaghi entrano nel campo d’ispirazione, non come elementi decorativi, ma come componenti di un immaginario culturale da rileggere con coerenza.

La mostra è curata da Pasquale Esposito e Francesco Maffei ed è firmata da un gruppo selezionato di studenti dell’Accademia di moda IUAD. L’allestimento conduce il visitatore attraverso circa trenta abiti ispirati ad estetica, rituali e iconografia dell’antico Egitto.

capsule collection e dialogo creativo: sacro e glamour nella visione del progetto

Il titolo Hieroglam sintetizza il nucleo del lavoro: unione tra hiero (dal greco hierós, sacro) e glam, inteso come abbreviazione di glamour. Il significato della parola guida la costruzione di un dialogo tra moda contemporanea, simbolismo ancestrale e patrimonio culturale, con un’idea di trasformazione che mantiene profondità e rispetto.

La base della capsule collection non si appoggia su cliché o stereotipi legati alla rivisitazione pop del patrimonio egizio. Al centro resta invece la trasformazione, intesa come passaggio e rinascita, resa concreta attraverso scelte formali e materiche che evocano i tratti dell’antico.

simboli, rituali e iconografia: elementi che plasmano superfici e volumi

L’impulso creativo dei giovani designer proviene da simboli rituali, armature e amuleti, oltre che da geometrie e disegni parietali. Anche i volumi scultorei e le minuziose statuine legate al viaggio nell’aldilà vengono tradotti in soluzioni visive e tattili. Nel progetto compaiono inoltre riferimenti alle giganti statue collocate alla base delle piramidi, come richiamo a una presenza monumentale che attraversa i secoli.

Il fulcro non è la forma fine a se stessa: a definire le superfici luminose e cangianti degli abiti interviene un’idea di sacralità e spiritualità. Le superfici vengono richiamate attraverso l’infilarsi nelle spirali dei tessuti stratificati e l’effetto di morte e risurrezione evocato da pieghe bianche a ventaglio, simili a una camicia che sbuca come luce nel nero venato da striature di un completo maschile.

protezione, morte e rinascita: dettagli narrativi negli abiti

Il progetto inserisce anche una tensione tra protezione e morte. L’immagine del drappo leggero che copre il volto lasciando visibili solo gli occhi diventa un segno di soglia: una forma di copertura che conserva uno sguardo, mentre suggerisce un passaggio tra condizioni distinte.

colori e archetipi: sole, serpente, occhio e lo scarabeo khepri

La mostra si presenta come una meditazione visiva sull’archetipo: sole, serpente, occhio, divinità ibride, forza vitale e anima. L’identità cromatica richiama le costellazioni dell’ambiente egizio attraverso il blu del Nilo, il nero cosmico e il rosso del deserto, affiancati dal giallo oro e dall’idea dell’impercettibile colore della polvere, con il sibilo del vento come ulteriore suggestione.

Il significato profondo della mostra viene restituito in modo centrale dal colore lucido e cangiante dello scarabeo, che impersona la divinità Khepri, simbolo di rinascita. In questa lettura, la moda diventa rito identitario e rappresentazione della trasformazione.

capispirazione e confronto con la moda storica: selezione da archivio di ricerca mazzini

Accanto alle creazioni degli studenti, la mostra accoglie anche una selezione di capi provenienti da Archivio di Ricerca Mazzini, indicato come luogo di riferimento internazionale per la ricerca e la conservazione della moda storica. All’interno dell’esposizione compaiono creazioni iconiche firmate da Issey Miyake, Gianfranco Ferré, Roberto Cavalli, Alexander McQueen e altri protagonisti della couture internazionale.

figure coinvolte nella curatela e nella realizzazione del progetto

Il lavoro di Hieroglam è articolato su competenze dedicate alla progettazione e alla selezione creativa, con un ruolo di guida assegnato alla curatela e una produzione affidata a studenti del settore moda.

  • Pasquale Esposito
  • Francesco Maffei
  • studenti dell’Accademia di moda IUAD
Il mondo della moda incontra l’antica cultura egizia, e il corpo diventa un vero e proprio supporto narrativo: ecco la collezione-installazione “Hieroglam”
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Categorie: TV e Spettacolo

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