Maturità 2026, neurologo: 7 ore di sonno potenziano la memoria e migliorano lo studio
La notte precedente la maturità non è una finestra da riempire con ulteriori ore di studio: il sonno assume un ruolo decisivo nel fissare quanto appreso e nel sostenere la performance cognitiva. Luigi Ferini-Strambi, direttore del Centro di medicina del sonno dell’IRCCS ospedale San Raffaele di Milano e professore ordinario di Neurologia presso l’università Vita-Salute San Raffaele, evidenzia come il riposo notturno favorisca memoria e concentrazione, elementi centrali nel giorno dell’esame orale.
sonno prima della maturità: memoria e performance cognitiva
Il punto centrale è che la notte prima degli esami non richiede “ore piccole sui libri”. Il motivo indicato è semplice: il sonno opera come alleato fondamentale per la memoria e per le capacità cognitive. Ferini-Strambi sottolinea che non esiste un’unica quantità valida per tutti, perché ogni persona ha una propria esigenza di sonno.
Le differenze individuali emergono anche nei dati pratici: ci sono soggetti che riescono a stare bene con 4-5 ore e altri che ne richiedono 8-10. La durata media ideale viene identificata in circa 7 ore, ritenute sufficienti a sostenere una buona performance cognitiva.
durata del sonno e cronotipo: quante ore servono
Accanto alla quantità, è determinante rispettare il cronotipo, cioè l’assetto legato all’orologio biologico. Nel quadro delineato dallo specialista, esistono persone più orientate alla sera e altre più predisposte all’alzarsi presto: i cosiddetti “gufo” che si concentrano fino a tardi e le “allodola” che preferiscono andare a letto presto per svegliarsi all’alba.
Indipendentemente dal cronotipo, l’attenzione resta su un comportamento preciso: non privarsi del sonno per studiare. Secondo Ferini-Strambi, una notte in bianco può compromettere memoria e concentrazione, rendendo meno efficace lo sforzo di preparazione.
sonno dopo lo studio: consolidamento della memoria
Dormire dopo aver studiato non viene presentato come una perdita di tempo, perché durante il sonno si attiva il consolidamento della memoria, processo tramite cui il cervello fissa le informazioni apprese. Lo specialista afferma che, se si studia il giorno prima e poi si dorme per almeno 7 ore, il giorno successivo risulta più semplice ricordare quanto studiato.
camera e rumori: condizioni che proteggono il sonno
Oltre alla durata e al cronotipo, l’ambiente contribuisce alla qualità del riposo. Ferini-Strambi indica l’utilità di evitare temperature troppo alte o troppo basse per mantenere un clima confortevole.
Anche i rumori vengono considerati un fattore critico: dormire con le finestre aperte può esporre a disturbi che frammentano il sonno e lo rendono più fragile. L’effetto previsto riguarda la memoria, con conseguenze negative sulla giornata dell’esame.
evitare “aiutini” farmacologici: dormire in modo fisiologico
Ferini-Strambi raccomanda di non ricorrere a aiutini farmacologici senza indicazione medica. Il sonno indotto dai farmaci non sarebbe sempre paragonabile al sonno fisiologico. In caso di insonnia, lo specialista suggerisce di parlarne con un medico, evitando di arrivare alla notte dell’esame senza riuscire a dormire.
notte prima degli esami e uscite con amici: cosa conta
Per chi segue il rito di uscire con gli amici, lo specialista precisa un limite: va bene purché non si faccia troppo tardi. Vengono indicati anche tre elementi da evitare: eccessi, alcol e fumo. Qualunque comportamento in grado di peggiorare la qualità del sonno può incidere sul rendimento della giornata dell’esame.
obiettivo finale: una notte di sonno, non una maratona di studio
La sintesi delle indicazioni fornite porta a una regola chiave: affrontare la maturità nel modo migliore significa puntare non su uno studio disperato nell’ultima notte, ma su una buona notte di sonno. In questo modo risultano sostenuti i processi legati alla memoria e alla concentrazione, elementi che rendono più solida la preparazione per la prova.