Intercettazioni sul commando che attaccò ranucci: la storia ricostruita passo dopo passo

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Intercettazioni sul commando che attaccò ranucci: la storia ricostruita passo dopo passo

Le indagini delineano un quadro in cui l’attentato contro Sigfrido Ranucci viene descritto dagli indagati come un episodio non soltanto eseguito, ma anche raccontato, rivendicato e rielaborato. Le intercettazioni raccolgono conversazioni in cui emergono dettagli operativi, richiami a precedenti episodi criminali e, soprattutto, un tentativo di orientare la narrazione pubblica dopo il 16 ottobre 2025. In parallelo, l’ordinanza ricostruisce anche i rapporti tra il gruppo operativo e figure esterne indicate come possibili mandanti.

attentato contro sigfrido ran ucci: intercettazioni e ricostruzione dell’ordinanza

Secondo quanto riportato negli atti dell’ordinanza, lo spirito con cui gli indagati descrivono l’azione viene sintetizzato dall’espressione “facciamo la storia”. L’idea che emerge è quella di un fatto da rivendicare, trasformato in un racconto capace di rafforzare la percezione di controllo e di continuità del gruppo. Le comunicazioni intercettate fanno da collegamento tra la dinamica dell’episodio del 16 ottobre 2025 e lo “spessore criminale” attribuito al gruppo, includendo anche l’analisi dei collegamenti con chi, dall’esterno, avrebbe potuto commissionare l’azione.

Per la bomba contro il giornalista di Report sono stati eseguiti quattro arresti da parte dei Carabinieri.

ruoli degli indagati: preparazione e gestione dell’operazione

L’ordinanza ricostruisce la preparazione dell’attentato attribuendo funzioni a cinque indagati: Pellegrino d’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone, Luca Amato e Marika De Filippis. La giudice indica che Antonio Passariello, Saverio Mutone e Luca Amato avrebbero fatto parte del gruppo incaricato di eseguire materialmente il “servizio”.

In base alla ricostruzione, Pellegrino d’Avino avrebbe svolto compiti di raccordo e supporto logistico, mentre Marika De Filippis avrebbe garantito assistenza nelle fasi dell’operazione, con un contributo nella gestione dei contatti e degli spostamenti.

“facciamo la storia”: rivendicazioni, correzioni e riferimenti alla narrazione mediatica

Le conversazioni intercettate mostrano che Antonio Passariello non si limita a riferire i fatti, ma li presenta in modo apertamente autocelebrativo. Il 24 marzo 2026, parlando con il pregiudicato Davide Netti, Passariello invita a cercare online la notizia dell’esplosione avvenuta davanti alla casa del giornalista. Il passaggio prosegue con una correzione secca della narrazione proposta dai media: “Due, tre machine saltarono… dissero che dentro vi era anche la figlia… ma quando mai… stavamo da due ore li”.

La logica delle comunicazioni appare centrata sul controllo del racconto: la ricostruzione giornalistica viene contestata e ricomposta per riaffermare la dinamica attribuita all’azione. Qualche settimana dopo, il 2 giugno 2026, Passariello, in auto con Luca Amato e una donna, rivede il video dell’esplosione su RaiPlay e commenta: “Facciamo la storia!”. Amato aggiunge: “una bomba telecomandata… stiamo parlando di 20 anni [di carcere]”.

conversazioni su pellegrino d’avino e disponibilità di esplosivi

Le intercettazioni che coinvolgono Pellegrino d’Avino restituiscono un’immagine maggiormente operativa, con riferimenti alla capacità di reperire esplosivi. Il 25 febbraio 2026 riceve messaggi da un soggetto indicato come Massimo, che promette nuovi ordigni. La risposta è immediata: “Amma otta’ i palaz n’terra!” (traduzione riportata come “Dobbiamo buttare giù i palazzi”, ndr).

Nelle comunicazioni d’Avino mostra anche consapevolezza di un’azione avvenuta a Roma e della continuità tra diversi episodi. In una conversazione, il padre della fidanzata chiede se il fornitore degli esplosivi sia lo stesso dell’attentato di Torvaianica: d’Avino distingue, ma conferma un legame criminale, affermando che quello di Roma “era stato fatto da un tale Antonio”.

indagini viste dalla tv: auto, testimonianze e correzioni narrative

Dopo la diffusione delle notizie sui media, emerge l’attenzione del gruppo verso trasmissioni televisive che ricostruiscono il caso, con l’obiettivo di correggere le informazioni ritenute inesatte. Il 30 marzo 2026, mentre guardano un programma di Massimo Giletti, d’Avino si concentra sui dettagli dell’auto usata: “Auto nera… e quella mica era nera?”. Successivamente si rivolge a Marika De Filippis chiedendo il colore della vettura: “Che colore era? Marika, la 500… quando siamo andati a fare il fatto!”.

Il giorno successivo, Saverio Mutone interviene spiegando perché un testimone avrebbe parlato di tre persone. La ricostruzione proposta nelle intercettazioni riguarda l’assetto dei movimenti: “Quello era lo stesso sportello aperto, che siamo entrati tutti e due dal lato guida, hai capito?”.

mandanti e “mano che lava l’altra”: favori, soldi, fuga e coperture

Un punto decisivo riguarda il livello superiore descritto nelle intercettazioni, in cui viene delineata la presenza di chi avrebbe commissionato l’azione. Il 24 marzo 2026, alla richiesta sul perché dell’attentato, Passariello risponde con una frase che gli inquirenti considerano rivelatrice: “Una mano lava l’altra… e due lavano la faccia”.

Nel quadro delineato, si parla di un sistema di favori, soldi e protezione. Il 10 aprile 2026, d’Avino riferisce al padre le condizioni offerte dai mandanti indicati nelle intercettazioni come “quello”. Tra gli elementi riportati: il caricamento quotidiano di denaro su carta, con importi pari a “pure 200 euro al giorno”, oltre alla promessa di fuga all’estero tra Spagna, Austria e Francia.

Nelle stesse comunicazioni viene inoltre descritta una strategia per depistare gli investigatori. D’Avino indica una versione da fornire in caso di arresto: “Mi ha dato una botticella e l’abbiamo fatto spaventare”, attribuendo l’incarico a un presunto albanese di Ostia e riducendo l’episodio a un’azione di intimidazione per un compenso di 3.000 euro.

regia esterna e nodo investigativo sui mandanti

Le intercettazioni restituiscono quindi un doppio piano: da un lato il linguaggio spavaldo del gruppo che rivendica l’esplosione come un’impresa criminale; dall’altro, un’ulteriore regia esterna che fornirebbe denaro, istruzioni e coperture. L’attenzione dell’inchiesta si concentra in particolare su questo secondo livello, con l’individuazione di chi abbia deciso “di scrivere” la storia restata ancora senza nome.

nomi al centro della ricostruzione

La ricostruzione e le intercettazioni riportate nell’ordinanza includono i seguenti nominativi:

  • Pellegrino d’Avino
  • Antonio Passariello
  • Saverio Mutone
  • Luca Amato
  • Marika De Filippis
  • Davide Netti
  • Massimo Giletti
“Facciamo la storia”, le intercettazioni sul commando che voleva intimidire Sigfrido Ranuccui. La frase: “Dobbiamo buttare giù i palazzi”

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