Inps trattiene 12 mensilità ai pensionati con lavoretti saltuari: tribunale di treviso condanna e risarcimento
Due pronunce del Tribunale di Treviso hanno chiarito un punto centrale legato alla pensione Quota 100 e al cumulo con l’attività lavorativa. In entrambi i casi esaminati, l’INPS è stato riconosciuto responsabile di un comportamento ritenuto illegittimo nei confronti di due pensionati, con conseguente ordine di restituzione integrale delle somme trattenute.
sentenze del tribunale di treviso e restituzione somme inps
Per soli 15 giorni di lavoro nel periodo di riferimento, l’INPS aveva proceduto a trattenere l’intero importo annuale della pensione. Ora, le sentenze emesse dal Tribunale di Treviso hanno riconosciuto l’illegittimità di tale impostazione, imponendo la restituzione di circa 50mila euro complessivi ai due pensionati coinvolti.
Il tema comune riguarda la gestione del cumulo tra pensione anticipata con Quota 100 e l’attività lavorativa. In entrambe le vicende, le trattenute effettuate dall’INPS sono state considerate sproporzionate rispetto all’entità effettiva dell’attività lavorativa svolta.
quota 100, requisiti e divieto di cumulo con redditi da lavoro
La Quota 100 consentiva l’accesso anticipato alla pensione solo al raggiungimento di specifici requisiti minimi, indicati come almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi, maturati entro il 31 dicembre 2021.
La normativa prevedeva inoltre un divieto di cumulo con redditi derivanti da lavoro dipendente. Nel corso degli anni, l’INPS ha applicato tale regola con una lettura progressivamente più rigida, arrivando a considerare sufficiente anche una sola giornata lavorativa per determinare la sospensione dell’intera pensione per un anno.
inps: interpretazione rigida e sospensione per intero anno di pensione
Secondo quanto ricostruito nella vicenda, l’approccio adottato dall’INPS portava molti pensionati a subire richieste di restituzione di grandi somme. In alcuni casi, le somme venivano trattenute direttamente dall’assegno previdenziale, incidendo in modo significativo sui flussi economici del periodo interessato.
La logica applicata dall’istituto risultava fondata su un criterio esteso: la presenza di lavoro, anche per periodi molto brevi, veniva tradotta in una penalizzazione che arrivava a coinvolgere l’intero annuale della prestazione.
casi trevigiani: attività lavorativa breve e sospensione totale contestata
Nel primo caso, uno dei pensionati trevigiani aveva svolto soltanto 15 giorni di attività lavorativa, distribuiti tra i mesi di maggio, giugno e luglio, con un reddito poco superiore a mille euro.
Nonostante la durata limitata del lavoro, l’INPS aveva sospeso la pensione per l’intero anno, trattenendo oltre 23mila euro. Il giudice ha disposto la restituzione delle somme trattenute, ritenendo che la penalizzazione dovesse essere limitata ai soli mesi effettivamente interessati dall’attività e rapportata al reddito concretamente percepito.
seconda sentenza: restituzione di 27mila euro per interpretazione considerata illegittima
Nel secondo caso, il secondo pensionato ha ottenuto un esito analogo, con il riconoscimento della restituzione di 27mila euro. Anche qui il punto decisivo riguarda l’impostazione seguita dall’INPS nel trattare il cumulo con l’attività lavorativa, giudicata non coerente con la misura dell’incidenza reale del lavoro svolto.
il ruolo della difesa legale e il significato delle decisioni
L’avvocato Alessandro Pietrobon, che assiste i due pensionati, ha evidenziato la rilevanza delle pronunce. Secondo quanto riportato, si tratta di decisioni considerate importanti perché affrontano una questione che avrebbe coinvolto in modo ampio i pensionati, legata a un’interpretazione dell’INPS ritenuta eccessivamente penalizzante.
Le sentenze hanno messo in evidenza che la decurtazione non può trasformarsi in una sanzione sproporzionata rispetto alla prestazione lavorativa effettivamente svolta, stabilendo un criterio più aderente all’incidenza reale dei mesi interessati e al reddito percepito.
nomi citati
Alessandro Pietrobon (avvocato).
