Immunoterapia ha cambiato la storia in oncologia: la sfida è guarire sempre più pazienti
Negli ultimi dieci anni l’immunoterapia ha trasformato in modo deciso l’oncologia, accelerando l’introduzione di nuove opzioni terapeutiche e incidendo concretamente su capacità di cura e qualità di vita dei pazienti. A Roma, nel corso delle celebrazioni per gli 80 anni di Bristol Myers Squibb in Italia presso il Centro Studi Americani, Carmine Pinto ha ricostruito l’evoluzione del settore e indicato le priorità che attendono la ricerca clinica e l’organizzazione dell’assistenza.
immunoterapia e oncologia: un cambiamento rapido e misurabile
Carmine Pinto, direttore dell’Oncologia medica del Comprehensive Cancer Center dell’Irccs di Reggio Emilia, ha sottolineato come, negli ultimi dieci anni, l’immunoterapia abbia modificato profondamente la storia dell’oncologia. Secondo la sua lettura, si tratta di un’innovazione diffusa con una rapidità senza precedenti, capace di cambiare in modo significativo prospettive terapeutiche e vivibilità dei percorsi di cura.
Il passaggio centrale, secondo Pinto, riguarda la disponibilità di una singola terapia che lascia spazio a un’intera classe di trattamenti. L’evoluzione ha trovato applicazione in diverse patologie tumorali, contribuendo a migliorare sopravvivenza e qualità di vita anche in tumori in cui, fino a pochi anni prima, le possibilità erano più limitate.
melanoma metastatico: risultati storici con combinazioni immunoterapiche
Tra gli esempi più indicativi è stato citato il melanoma metastatico. In precedenza, la sopravvivenza mediana risultava inferiore a un anno per molti pazienti. Con l’avvento delle combinazioni immunoterapiche, Pinto ha ricordato come una quota significativa di persone, pari a oltre il 50%, sia viva a distanza di sette anni.
Questo cambiamento, secondo l’impostazione esposta, implica che parte dei pazienti possa essere considerata guarita. L’osservazione viene presentata come evidenza della capacità delle nuove combinazioni di ridefinire l’andamento della malattia.
progressi su rene, polmone e instabilità microsatellitare
Nel quadro dei risultati ottenuti, Pinto ha richiamato anche i progressi nel tumore del rene e nel tumore del polmone. Per i tumori caratterizzati da instabilità microsatellitare, è stata evidenziata l’apertura di prospettive più favorevoli: le nuove combinazioni terapeutiche stanno ampliando la durata della sopravvivenza e, per alcuni pazienti, rendendo possibile una condizione di possibile guarigione.
strategie future: anticipare l’immunoterapia e personalizzare il trattamento
La direzione indicata come nuova frontiera è anticipare sempre di più l’utilizzo dell’immunoterapia. Il passaggio fondamentale, secondo Pinto, consiste nel trattare la malattia nelle fasi iniziali, collocando l’intervento prima o dopo la chirurgia. L’obiettivo è aumentare ulteriormente le opportunità di cura.
biomarcatori e selezione dei pazienti: “il paziente giusto” nel momento giusto
Restano però sfide operative rilevanti. La principale riguarda la necessità di migliorare la selezione dei pazienti tramite biomarcatori sempre più efficaci, così da offrire la terapia giusta al paziente giusto e nel momento giusto.
organizzazione dell’assistenza: tumori sempre più spesso come malattie croniche
Le nuove prospettive di sopravvivenza, secondo quanto evidenziato, richiedono anche un aggiornamento della organizzazione dell’assistenza. Alcuni tumori, infatti, stanno diventando malattie croniche, con conseguenze sulla gestione dei percorsi nel tempo.
In questo scenario, i pazienti devono essere seguiti a lungo: emergono nuovi bisogni legati alla gestione delle terapie, agli effetti collaterali e alla qualità della vita.
protagonisti citati
Nel contesto della ricostruzione sull’immunoterapia e sulle sue ricadute cliniche, è stato nominato:
- Carmine Pinto