Il giudice recita con i detenuti di marassi: la pena è rieducazione

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Il giudice recita con i detenuti di marassi: la pena è rieducazione

Un palcoscenico dentro le mura, un percorso artistico che trasforma le giornate e un messaggio di libertà conquistata al termine della pena. Nel Teatro dell’Arca, all’interno del carcere di Marassi a Genova, la fine di una replica della “Voce di Antigone” diventa anche il racconto di una condizione appena raggiunta: un attore, appena conclusa la sanzione, viene annunciato dal palco come “un uomo libero”. A distanza di pochi passi, fuori dalla sala teatrale, il sistema penitenziario ligure continua a confrontarsi con sovraffollamento, violenze, cure disomogenee e lavoro insufficiente, fattori che rendono più difficile l’accesso alle misure alternative per chi non dispone di una casa idonea.

carcere di marassi e teatro dell’arca: un ponte tra istituzione e città

La sala teatrale si trova all’interno del carcere. Il progetto Teatro Necessario ha trasformato una discarica interna in un teatro operativo da dieci anni, aperto alle persone detenute che hanno l’autorizzazione, oltre al pubblico esterno. Sandro Baldacci, ideatore del progetto, lo descriveva come “un ponte tra carcere e città”, costruito attraverso la condivisione di uno spazio culturale e la partecipazione a un laboratorio stabile.

teatro necessario: nascita del laboratorio e numeri del coinvolgimento

Mirella Cannata, insegnante e oggi guida dell’associazione con Carlo Imparato, ricostruisce l’avvio del lavoro: tutto nasce come laboratorio di pochi mesi e si trasforma rapidamente in una necessità. Il teatro viene presentato come un’occasione per scoprire potenzialità e capacità che spesso le persone detenute non riescono neppure a riconoscere. In circa vent’anni, la partecipazione arriva a oltre 500 persone detenute coinvolte come attori e tecnici e a circa 90.000 spettatori che hanno varcato la soglia dell’Arca.

“la voce di antigone” e formazione teatrale nel carcere

Nel mese di maggio, la compagnia porta in scena “La voce di Antigone” all’interno del progetto nazionale “Per Aspera ad Astra”, avviato nel 2018 e attivo in 15 carceri italiane. Il laboratorio concentra l’attenzione sui mestieri del teatro e funziona come un campo di prova che richiede precisione, fiducia, tempi e regole da rispettare.

mestieri del teatro e fiducia: regole che diventano disciplina

Le fasi del percorso, attive con una cadenza continuativa, mettono le persone partecipanti davanti a richieste concrete: prove, errori, ripetizione e riorganizzazione dei gesti. L’obiettivo, descritto attraverso il lavoro sul gruppo, riguarda anche la capacità di stare nello spazio senza occuparlo completamente e di ascoltare la battuta dell’altro.

giudice sul palco: il ruolo di giorgio morando nel progetto

Al termine del percorso di maggio ha preso parte anche Giorgio Morando, giudice per le indagini preliminari del tribunale di Genova. Successivamente, Morando sale sul palco come attore della compagnia. Il suo ragionamento collega la distanza percepita tra le funzioni: mentre interpreta il ruolo di giudice, dichiara di essere spesso visto come figura lontana, e afferma l’intenzione di restare vicino a ciò che viene indicato come funzione costituzionale della pena, cioè la rieducazione. Il passaggio dai libri alla pratica concreta avviene attraverso la partecipazione al progetto con la compagnia.

dietro le quinte di antigone: eva cambiale, metodo e partecipazione

Eva Cambiale, attrice e co-regista insieme a Carlo Orlando, descrive il lavoro che si svolge lontano dal palcoscenico. L’impegno comprende nove ore alla settimana, da ottobre a maggio, coinvolgendo persone che non avevano mai fatto teatro. Viene sottolineato come in carcere non sia semplice costruire un gruppo unito con parità e assenza di giudizio, poiché spesso nelle sezioni prevalgono diffidenze e solitudini. Per alcune ore alla settimana, però, si introduce un’altra disciplina: si prova e si ripete, permettendo di sperimentare una convivenza guidata da regole diverse da quelle quotidiane.

capienza del laboratorio e valore percepito: una boccata di ossigeno

Secondo Cambiale, il lavoro riguarda dieci detenuti su oltre seicento, ma per chi partecipa il teatro rappresenta una “boccata di ossigeno”. La validità di questa esperienza viene collegata alla complessità del contesto, indicata come scenario con molta sofferenza.

relazione del garante regionale: sovraffollamento, salute e criticità ricorrenti

La relazione annuale 2025 del garante regionale Doriano Saracino fornisce una misura delle condizioni negli istituti liguri. Al 31 dicembre 2025, i detenuti in Liguria risultano 1.398 per 1.111 posti, con un sovraffollamento al 126 per cento. A Marassi i presenti sono 689 su 535 posti, quindi oltre la capienza.

episodio a marassi e indagini: proteste e accuse

Il garante apre la relazione con un fatto avvenuto a Marassi il 4 giugno 2025: circa 200 persone detenute protestano dopo le violenze subite da un ragazzo di 18 anni. La magistratura indaga sui fatti, con attenzione a eventuali omissioni nella custodia e alla protesta stessa. Per quest’ultima, viene contestato per la prima volta in Italia il nuovo reato di rivolta in istituto penitenziario. Nella relazione viene riportato che, per quanto subito dal giovane, il termine “tortura” non appare esagerato.

salute, continuità delle cure e condizioni igienico-sanitarie

Tra le criticità ricorrenti vengono indicate salute, continuità delle cure, condizioni igienico–sanitarie e spazi di vita. La relazione cita referti non consegnati, visite e interventi senza tempi certi, prestazioni che saltano per problemi di scorte, celle con muffe e umidità, vetri mancanti e pannelli in plexiglas che riducono aria e luce. Sono segnalate anche infestazioni nelle zone di raccolta dei rifiuti.

lavoro insufficiente e misure alternative bloccate dalla mancanza di casa

Anche il lavoro risulta insufficiente: secondo il garante, le carceri liguri sono al terzultimo posto in Italia per opportunità di lavoro alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria. Per chi potrebbe scontare fuori l’ultima parte della pena, l’accesso alle misure alternative diventa più difficile in assenza di una casa idonea o di un luogo di accoglienza, con il risultato di rendere più lunga la permanenza in carcere per le persone più povere.

messaggio pubblico da marassi: il carcere non come perdizione

Nel corso della serata, Morando spiega che progetti come il laboratorio dell’associazione Teatro Necessario permettono di far vedere all’esterno il carcere non come un luogo di perdizione, ma come un contesto in cui le persone possono mostrarsi al pubblico e affermare la propria dignità, facendo capire “noi non siamo spazzatura”.

chiusura dello spettacolo: libertà, applausi e rientro in sezione

A fine spettacolo, prende la parola un uomo della compagnia che dichiara: “Ogni volta che sono su questo palcoscenico, veramente mi sento libero con voi”. Dopo gli applausi, il pubblico esce da una parte, mentre gli attori rientrano nelle sezioni dal retro del palco sotto lo sguardo degli operatori di polizia penitenziaria.

persone citate e ruoli nel racconto

  • Carlo Imparato
  • Sandro Baldacci
  • Mirella Cannata
  • Giorgio Morando
  • Eva Cambiale
  • Carlo Orlando
  • Doriano Saracino

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