Fine vita udienza alla consulta: malati favorevoli e contrari, cosa decide la corte

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Fine vita udienza alla consulta: malati favorevoli e contrari, cosa decide la corte

Visioni della vita, del dolore e della morte entrano in collisione in un confronto giudiziario di rilievo: davanti ai giudici della Corte costituzionale torna il tema del fine vita, con una nuova udienza pubblica che, per l’ottava volta, si concentra sul confine più discusso. Al centro c’è il diritto a un percorso di suicidio medicalmente assistito e, soprattutto, l’interpretazione del requisito relativo ai trattamenti di sostegno vitale. Le posizioni si polarizzano in aula, con richieste di riconoscimento di una libertà fondamentale che non debba dipendere da un singolo trattamento sanitario.

La discussione si sviluppa in continuità con una linea giurisprudenziale già tracciata: dalla sentenza del 2019 sul caso DjFabo/Cappato fino ai pronunciamenti successivi, fino al 2025, che hanno ribadito la centralità del sostegno vitale come requisito costituzionalmente imprescindibile. Parallelamente, emerge anche la frizione sul piano politico-legislativo, con l’indicazione che il Parlamento non è intervenuto con una disciplina completa per i casi di malattie irreversibili.

udienza pubblica corte costituzionale sul fine vita e sui trattamenti di sostegno vitale

La nuova udienza pubblica misura nuovamente il confine tra libertà individuale e perimetro sanitario. In aula arrivano richieste formulate in termini netti: non voler vedere la propria condizione ridotta a un perimetro rigido basato sul tipo di trattamento; non voler subire una compressione della scelta per ragioni legate alla malattia o alle cure ricevute. Il cuore della contesa ruota attorno all’idea che il requisito dei trattamenti di sostegno vitale sia capace di generare differenze di accesso.

parti in udienza: associazione, avvocatura dello stato e rappresentanza di pazienti

Il confronto vede contrapposti diversi soggetti. Da un lato l’Associazione Luca Coscioni; dall’altro l’Avvocatura dello Stato e la rappresentanza di otto pazienti con patologie irreversibili contrari all’allargamento dei criteri per il suicidio medicalmente assistito. A completare il quadro sono tre persone che chiedono di non vedere la propria condizione incasellata in un perimetro sanitario rigido, con attenzione a evitare discriminazioni legate alla tipologia della malattia o alle cure ricevute.

requisito del sostegno vitale: discriminazioni e limiti costituzionali

Il punto giuridico indicato come decisivo riguarda proprio il requisito del sostegno vitale. Secondo Filomena Gallo, avvocata dell’associazione Luca Coscioni, tale requisito determinerebbe discriminazioni e esclusioni e non apporterebbe un contributo ulteriore rispetto agli altri requisiti. Il ragionamento si inserisce in una trama di decisioni già formate, dal 2019 in poi, che hanno continuato a considerare la dipendenza da trattamenti vitali come elemento costituzionalmente imprescindibile.

opposizione all’estensione: rischio di deriva culturale e pressione sociale

La posizione contraria all’allargamento, sostenuta dagli otto pazienti tramite i rispettivi legali, pone l’accento su un rischio che viene descritto come culturale prima ancora che normativo. L’aiuto al suicidio assistito, secondo questa prospettiva, potrebbe nascondere un modo alternativo di liberarsi di persone considerate “inutili” dalla società, con un’attenzione specifica al tema della vulnerabilità e della pressione sociale sulla scelta individuale.

fratelli gentili e testimonianze: la richiesta di non morire e la libertà di scelta

Il dibattito trova forma anche nelle testimonianze dei diretti interessati. Dalle presenze emerge un racconto comune: una dipendenza totale dall’assistenza quotidiana, descritta come condizione di vita prolungata. I fratelli Marco e Carlo Gentili, entrambi affetti da Sla, insieme a un paziente oncologico, seguono l’udienza in videocollegamento o in presenza e illustrano la loro esperienza.

Nel racconto viene sottolineato un punto centrale: oggi non vogliamo morire. Allo stesso tempo, viene rivendicato che il diritto di scegliere non possa dipendere dal tipo di trattamento sanitario a cui si è sottoposti.

caso oggetto del giudizio: Felicetta Maltese, Virginia Fiume e la vicenda di Paola e Marco Cappato

La questione all’origine del giudizio riguarda il requisito dei trattamenti di sostegno vitale inviato alla Corte costituzionale dal gip di Bologna. Il procedimento si inserisce nel caso a carico di Felicetta Maltese e Virginia Fiume. Nel 2023 accompagnarono in Svizzera Paola, una donna di 89 anni affetta da Parkinson avanzato, insieme a Marco Cappato, responsabile legale di “Soccorso Civile”, che organizzò il viaggio.

reato contestato e pena prevista

Il reato contestato è quello di aiuto al suicidio, con previsione di una pena compresa tra 5 e 12 anni di carcere.

La donna, secondo quanto riportato, lasciò un messaggio di grande chiarezza: “Non sono autonoma in nulla, tranne che nel pensiero”.

interpretazione restrittiva e assistenza continuativa

Paola, secondo una lettura restrittiva della sentenza del 2019, non avrebbe avuto accesso al suicidio assistito in Italia. La ricostruzione indicata evidenzia che la condizione non dipendeva da macchinari o trattamenti salvavita, bensì da assistenza continuativa. La Corte costituzionale torna quindi a pronunciarsi sul trattamento di sostegno vitale perché diversi tribunali continuano a sollevare dubbi di legittimità costituzionale su questo requisito.

Nella prassi, se applicato in senso restrittivo, il requisito viene considerato capace di generare discriminazioni tra malati in condizioni analoghe, con uno scarto tra categorie cliniche e accesso alla possibilità prevista.

responsabilità dello stato e del legislatore: interventi ripetuti e attesa della decisione

Il nodo giuridico evidenzia anche il ruolo dello Stato e del legislatore. Marco Cappato afferma che la Corte viene chiamata a intervenire ancora e ancora, definendo il contesto come l’effetto di un vuoto politico imputato alla mancata adozione di misure normative adeguate. Viene inoltre richiamata la disobbedienza civile come leva per accelerare una definizione legislativa ancora non arrivata.

Nel quadro complessivo si collocano gli elementi già fissati dalla Consulta: la non punibilità dell’aiuto al suicidio nei casi estremi stabilita nel 2019 e gli interventi successivi che hanno escluso l’estensione a chi non dipende da trattamenti vitali. Anche oggi la discussione torna su quel confine: cosa debba essere considerato davvero “sostegno vitale” e chi rientri o resti fuori da tale perimetro. La decisione della Corte è attesa non prima di un mese, con l’indicazione che il passaggio possa ridefinire il perimetro della libertà di scelta nel fine vita.

Personaggi citati nel contesto dell’udienza e del caso:

  • Filomena Gallo
  • Marco Gentili
  • Carlo Gentili
  • Paola
  • Marco Cappato
  • Felicetta Maltese
  • Virginia Fiume
Vita, dolore e diritto a morire contro nell’aula della Consulta, il nodo dei “trattamenti di sostegno vitale” torna davanti ai giudici

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