Farmaceutica recepire la pas 2090 anche in Italia
Valutare l’impatto ambientale dei prodotti farmaceutici con criteri condivisi rappresenta un passaggio decisivo per rendere più coerenti le politiche di sostenibilità e le scelte del settore. Nel contesto europeo, l’Italia risulta ancora priva di un recepimento strutturato di uno standard internazionale che descrive come condurre analisi del ciclo di vita (Lca) e misurare l’impatto, dall’analisi del carbon budget fino alla fase di fine vita del prodotto.
pas 2090 e valutazione del ciclo di vita per i farmaci
Secondo quanto evidenziato, in Italia non è recepita una metodologia come la Pas 2090, indicata come il primo standard internazionale capace di definire come svolgere valutazioni del ciclo di vita dei prodotti farmaceutici. La metodologia prenderebbe in considerazione l’impatto ambientale tramite un approccio che include l’analisi del Carbon Budget fino al fine vita del prodotto, con l’obiettivo di costruire una misurazione completa e comparabile.
L’adozione di norme di questo tipo viene considerata rilevante perché consentirebbe di rendere il quadro normativo più omogeneo, con una base comune per la valutazione. In tale scenario, il Sistema sanitario italiano e l’Aifa avrebbero la possibilità di valutare in modo più diretto il reale impatto dei prodotti.
premialità per i prodotti a minore impatto ambientale
La prospettiva descritta collega la misurazione del ciclo di vita alla possibilità di introdurre un meccanismo di premialità. Se la valutazione diventasse coerente e standardizzata, emergerebbero maggiormente le differenze di impatto tra prodotti, favorendo l’introduzione di un concetto di premialità rivolto a quelli con minore impatto nell’ambito della sostenibilità ambientale.
La finalità, così come delineata, consiste nel fornire elementi oggettivi per orientare le scelte del settore e rafforzare la capacità di decisione basata su dati ambientali.
zero emissioni nette nel 2035 e obiettivi ambientali
Nel quadro degli obiettivi legati alla sostenibilità, è stato richiamato un orientamento specifico: l’aspirazione al raggiungimento delle zero emissioni nette (Net zero) nel 2035. Il punto viene collegato alla natura dell’azienda coinvolta, indicata come Società Benefit, con traguardi sia sociali sia ambientali inseriti nello statuto.
La definizione di obiettivi chiari viene presentata come elemento centrale per operare con una direzione precisa anche sul piano regolatorio e strategico.
scope 1, scope 2 e scope 3: focus sulle emissioni indirette
Le emissioni vengono descritte come articolate per Scope. Relativamente al consumo energetico, viene specificato che, per siti produttivi e sedi, l’energia elettrica deriva già interamente da fonti rinnovabili. L’attenzione rimane quindi rivolta soprattutto alla riduzione delle emissioni Scope 3, definite come indirette.
Il lavoro sul fronte Scope 3 include lo sviluppo di soluzioni per ridurre l’impatto complessivo attraverso cambiamenti legati ai componenti e ai propellenti.
nuovo inalatore pmdi a bassa emissione carbonica
Per intervenire in modo mirato sulle emissioni Scope 3, viene indicato un progetto orientato alla produzione di un nuovo inalatore Pmdi con un propellente a bassa emissione carbonica. L’intervento viene collegato a una riduzione dell’impatto stimata intorno al 90%.
La trasformazione descritta prevede il passaggio dall’attuale Hfc al nuovo Hfa 152a, con l’obiettivo di abbassare il contributo delle emissioni associate a questa componente.
acquisizione del sito di nerviano e cambio della piattaforma produttiva
Nel percorso di implementazione viene citata l’acquisizione del sito di Nerviano. La modifica delle attività produttive includerà il passaggio a una nuova piattaforma per realizzare i dispositivi basati sul propellente indicato come Hfa 152a.