Erri de luca filorosso le parole me le cerco e le difendo
Erri De Luca torna al centro dell’attenzione con la sua prima intervista pubblica dopo le recenti polemiche, collegando il confronto al tema che considera più autentico: il linguaggio. Nel corso della puntata iniziale della nuova stagione di “Filorosso”, lo scrittore espone una visione in cui le parole non si limitano a descrivere, ma agiscono, influenzano la percezione e orientano le reazioni di chi ascolta.
erri de luca e il valore delle parole nel dibattito pubblico
Ripartendo da una propria dichiarazione, De Luca sintetizza la relazione tra parole e identità con un’idea netta: le parole vengono cercate e difese, e allo stesso tempo contribuiscono a definire chi le sostiene. Nel merito del dibattito pubblico, afferma che il linguaggio non coincide con una semplice definizione.
Secondo lo scrittore, infatti, le parole sono “effetti sentimentali”. Termini e scelte lessicali incidono su come la realtà viene percepita, perché non sono mai neutre. Nel confronto, alcune espressioni innescano reazione e difesa in chi le riceve, modificando immediatamente il modo in cui vengono interpretati i fatti.
scelta del lessico, percezione della realtà e precisione
De Luca collega la forza del linguaggio alla determinazione del lessico: scegliere parole specifiche cambia la realtà e offre un’ulteriore definizione del mondo. In questa prospettiva, rivendica anche il valore della lettura come attività capace di rafforzare sia la libertà sia la precisione linguistica.
Nel corso dell’intervista richiama un dato personale: ha letto molti più libri di quanti ne abbia scritti. A suo giudizio, questo percorso permette di acquisire proprietà di linguaggio e precisione del vocabolario, elementi che lo rendono più difeso dalle parole impiegate dalla pubblicità e dalla politica.
formazione e vocabolario rigoroso
Rievocando gli anni della formazione, De Luca insiste sul rigore con cui veniva richiesto l’uso dei termini. Sottolinea che, da giovane, si lavorava con un vocabolario molto rigoroso, basato sull’esigenza di impiegare parole precise.
Porta un esempio legato alla dimensione sociale: “proletariato” veniva indicato come parola necessaria per descrivere una condizione degli operai. In tale schema, afferma che non era possibile chiamarlo “popolo”, segnalando l’importanza attribuita al lessico come strumento di definizione.
reazioni alle polemiche e riflessioni sull’ecosistema digitale
Interpellato sulle reazioni successive alle recenti vicende che lo hanno coinvolto, De Luca dichiara che la reazione non sorprende e non lo disturba. Nel racconto ricorda anche di aver ricevuto manifestazioni di affetto e solidarietà, oltre alle contestazioni.
Affiora poi un passaggio sul ruolo dei social network. Il ragionamento si concentra sulla denominazione stessa: “social” sono definiti “a-social” perché, secondo il suo punto di vista, dietro uno schermo si pubblica qualcosa e si prova una forma di soddisfazione immediata. Per De Luca, questo meccanismo rappresenta un segnale di asocialità tipica dei tempi presenti.
anticonformismo, socialità e scelta di autonomia
Lo scrittore affronta anche il tema dell’indipendenza, richiamando la definizione di anticonformista. Racconta che da ragazzo i coetanei lo etichettavano per il suo modo di essere, percependola come un’esclusione. Solo in seguito, afferma, ha compreso che quella definizione era giusta e lo rappresentava.
Da qui collega il proprio carattere a una distanza personale da alcune forme di socialità dei coetanei, mettendo in evidenza un tratto stabile della sua identità. L’idea di autonomia trova riscontro in una scelta concreta: si è staccato da casa a 18 anni senza avvisare nessuno.
Secondo quanto riferito, quella decisione coincideva con la libertà intesa come non sapere dove andare e non sapere cosa fare, con un’unica certezza: non desiderare più stare in casa.
antonino monteleone come intervistatore
La conversazione si svolge tra erri de luca e antonino monteleone.
persone citate durante la trasmissione
- Erri De Luca
- Antonino Monteleone
