Emanuele Filiberto: in Italia a diventare nonno e padre di a 53 anni

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Emanuele Filiberto:  in Italia a diventare nonno e padre di a 53 anni

L’eredità storica della Casa Savoia torna al centro del dibattito pubblico grazie alle parole di Emanuele Filiberto, chiamato a raccontare il contenuto del suo libro La Regina di Maggio e, insieme, a riaprire il tema della riappacificazione a ottant’anni dalla nascita della Repubblica. Un percorso che intreccia memoria familiare, trasformazioni dell’opinione pubblica e scelte di identità, con riferimenti puntuali a figure come Maria José e Umberto II.

riappacificazione storica Casa Savoia e Pantheon: il punto di Emanuele Filiberto

Emanuele Filiberto afferma di non ritenere che il Paese debba qualcosa alla Casa Savoia, collocando però il tema su un piano più ampio: a ottant’anni dalla nascita della Repubblica sarebbe arrivato il momento di una piena riappacificazione storica. L’intervista presenta come occasione cardine un gesto simbolico e concreto: il ritorno delle salme di Umberto II e della regina Maria José al Pantheon.

Secondo quanto riferito, risulta mancare soltanto l’assenso del Presidente della Repubblica. Filiberto esprime l’auspicio che la ricorrenza possa diventare il contesto per chiudere definitivamente una ferita storica.

dal cognome Savoia alla percezione degli italiani: identità e cambiamento

Nel racconto personale emerge una decisione precisa: riabbracciare il cognome Savoia quando lo sguardo verso quel riferimento storico ha iniziato a mutare. Filiberto collega il cambiamento a una progressiva scomparsa del pregiudizio e alla possibilità di essere conosciuto per ciò che è.

Il passaggio descritto riguarda anche il periodo di rientro: quando arrivò in Italia, racconta di aver incontrato persone che lo insultavano o lo fischiavano. Con il tempo, anche grazie al ruolo svolto dalla televisione, gli italiani avrebbero imparato a conoscerlo in modo diverso.

Maria José: eleganza, intelligenza e resistenza al fascismo

Il libro viene associato soprattutto ai ricordi della nonna Maria José. Filiberto la descrive come una donna bellissima, dotata di grande eleganza e di una straordinaria intelligenza. Particolare ricorrente è il suo metodo nel rispondere: prima di parlare rifletteva sempre a lungo.

origini e sensibilità di Maria José: una famiglia diversa

Filiberto sottolinea anche le differenze rispetto alla tradizione della Casa Savoia: Maria José proveniva da una famiglia molto diversa, più liberale, più artistica e più aperta culturalmente. Nella ricostruzione, risulta centrale la sua capacità di cogliere in anticipo l’evoluzione degli eventi: avrebbe capito prima di molti altri che il fascismo avrebbe rappresentato la fine della monarchia. Per questo, sostiene di aver cercato fino all’ultimo di contrastare gli effetti.

Maria José e la resistenza dopo l’8 settembre

Sul coinvolgimento politico, Filiberto ricorda che a Maria José fu impedito di unirsi ai partigiani, perché considerata troppo pericolosa per gli altri. Dopo l’8 settembre, mentre si trovava in Svizzera con i figli, avrebbe invece aiutato concretamente la Resistenza portando denaro, viveri, armi e munizioni ai partigiani operanti lungo il confine.

Umberto II: dandy, arte e cura dei dettagli

Il racconto passa poi al nonno Umberto II. Filiberto lo definisce un vero dandy, legato all’arte, al design e all’eleganza. Nella memoria condivisa, emerge una dedizione diretta: seguiva personalmente diversi dettagli, dai gioielli di famiglia agli arredi delle residenze reali.

Tra gli episodi citati rientra anche l’abito da sposa di Maria José. Filiberto conclude collegando quella sensibilità a una possibile eredità personale: afferma di credere di aver ereditato qualcosa della sua impostazione estetica.

musica e televisione: artisti scoperti prima e dopo il ritorno in Italia

Il racconto si sposta sull’oggi e su un elemento culturale specifico, la musica. Filiberto spiega che da ragazzo, vivendo all’estero, non aveva accesso alla radio e alla televisione italiane. Di conseguenza, gli artisti che arrivavano più facilmente erano Al Bano, Eros Ramazzotti, Zucchero e Laura Pausini.

Altri nomi, come Vasco Rossi, sarebbero stati scoperti e amati soltanto dopo il ritorno in Italia.

presenza mediatica e distanza dal gossip

Sulla propria esposizione mediatica, Filiberto dichiara di essere tranquillo e di aver cercato di mantenere una certa distanza dal mondo del gossip. Il fatto di non vivere stabilmente in Italia, secondo il racconto, lo avrebbe anche protetto da quel tipo di dinamiche.

Se veniva fotografato dai giornalisti, sostiene di non aver mai cercato volutamente quell’attenzione: si tratta di un elemento presentato come conseguenza, non come obiettivo.

futuro personale: il ruolo di nonno

Il futuro viene sintetizzato in una scelta di prospettiva: Filiberto si vede bene nel ruolo di nonno. Riconosce che la percezione possa apparire prematura, ma collega la visione non all’età, bensì alla fase personale. A questo punto della vita, afferma di preferire diventare nonno piuttosto che padre un’altra volta.

In chiusura, assegna alle figlie il compito di permettergli di arrivare a essere nonno: “Lascio alle mie figlie il compito di rendermi nonno”.

“A 53 anni preferisco diventare nonno e che padre di nuovo. Quando arrivai in Italia mi fischiavano e mi insultavano, oggi lo sguardo è cambiato”: il racconto di Emanuele Filiberto
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