Dieta per perdere grasso e vivere più a lungo: cosa eliminare piatto secondo gli scienziati
Una nuova proposta dietetica sta riaccendendo l’attenzione sul tema della longevità e del mantenimento della salute nel tempo. Lo schema, elaborato da un team internazionale guidato da Valter Longo, punta a combinare l’impostazione di un regime “mediterraneo” con una strategia precisa: ridurre il contenuto proteico e modulare l’apporto di un singolo amminoacido, la metionina, per ottenere effetti misurabili su durata della vita in buona salute, fragilità e massa grassa.
dieta della longevità: basi alimentari e ruolo della metionina
Lo schema alimentare della dieta della longevità si fonda su tre elementi principali: poche proteine, un consumo centrato su vegetali e pesce, oltre a piccole quantità di metionina, un amminoacido presente in alimenti come uova, carne e latticini.
La proposta deriva da un’ispirazione mediterranea e prende forma come una variante controllata del modello “povero di proteine e ricco di vegetali” osservato nelle popolazioni dell’Europa meridionale, considerate tra le più longeve al mondo. In tali contesti, però, emergono anche alti tassi di fragilità. Il lavoro si concentra quindi sul problema degli amminoacidi essenziali presenti in minore quantità negli alimenti di origine vegetale rispetto a quelli di origine animale.
Per valutare come agire sulla fragilità, la dieta della longevità integra l’impostazione vegana o vegetariana con una quantità ridotta ma sufficiente di metionina e altri aminoacidi essenziali, mantenendo l’architettura complessiva di un regime di stile mediterraneo, con l’aggiunta di pesce.
test su topi: durata della vita in buona salute, fragilità e massa grassa
La verifica sperimentale ha coinvolto modelli animali. I risultati riportati nello studio pubblicato su Cell Metabolism descrivono miglioramenti significativi nei soggetti alimentati con la dieta Ldmm (low protein diet with methionine), associata a un apporto controllato di metionina.
confronto tra regimi dietetici in gruppi di topi
La valutazione ha interessato gruppi di topi di 20 mesi distribuiti tra quattro diete: una dieta standard, una dieta occidentale ricca di grassi e zuccheri, una dieta chetogenica a basso contenuto di carboidrati, e la dieta della longevità a basso contenuto proteico integrata con metionina (Ldmm).
Nei topi che hanno seguito la Ldmm sono stati osservati esiti migliori rispetto agli altri gruppi, includendo:
- maggiore durata della vita in buona salute
- riduzione della massa grassa
- minore fragilità
metionina come bersaglio metabolico: cambiamenti coordinati nei processi
Le analisi hanno evidenziato che la modulazione di un singolo amminoacido, la metionina, può indurre cambiamenti metabolici rilevanti. È stato inoltre rilevato un profilo di biomarcatori compatibile con un miglioramento della salute cardiometabolica nei topi nutriti con dieta Ldmm.
Tra i segnali descritti rientrano molecole di segnalazione associate al metabolismo e all’invecchiamento in diverse specie, incluso Glp-1.
risultati su oltre 200mila persone: obesità e diabete di tipo 2
Oltre alle prove su modelli animali, il team ha integrato l’analisi con dati umani. La collaborazione con ricercatori dell’University of Toronto e di Harvard University ha permesso di esaminare informazioni disponibili su oltre 200mila persone.
vantaggi simili a diete più orientate ai vegetali
L’analisi ha evidenziato benefici coerenti con quelli associati a diete maggiormente basate sui vegetali. In particolare, è stata rilevata una minore incidenza di obesità e di diabete di tipo 2 in chi segue regimi con caratteristiche affini a quelle della dieta della longevità, che mantiene l’impostazione vegana o vegetariana con l’aggiunta di pesce.
proteine animali, metionina e prevalenza di condizioni metaboliche
I dati sugli esseri umani indicano una relazione tra consumo elevato di proteine animali e peggiori esiti metabolici: i partecipanti con le maggiori quantità di proteine animali, quindi anche con maggiore metionina e altri aminoacidi essenziali, mostrano una maggiore prevalenza di obesità e un tasso di diabete doppio rispetto a chi consuma poche proteine animali o nessuna.
La tendenza rimane presente anche quando chi assume più proteine animali riferisce un apporto calorico inferiore e un’alimentazione percepita come più sana nel complesso.
metionina e controllo degli effetti: peso, massa magra e fragilità
Uno degli aspetti descritti riguarda la capacità della dieta Ldmm di migliorare i parametri di composizione corporea senza eliminare la massa magra. Nei topi è stato osservato che, pur potendo mangiare di più rispetto agli altri gruppi e assumere la stessa quantità di calorie, il profilo di grasso risultava in calo, con condizioni che dipendono dai livelli di metionina: i benefici emergono quando la metionina è bassa ma sufficiente, mentre un eccesso annulla i vantaggi.
Questi risultati vengono interpretati anche in relazione all’idea che la riduzione calorica sia necessaria per ottenere la perdita di peso. Lo studio sottolinea invece il peso dei meccanismi legati all’apporto di aminoacidi specifici, indicando che l’apporto proteico complessivo potrebbe essere meno determinante rispetto alla composizione degli amminoacidi.
prossimi step e finanziamento della ricerca
Il gruppo di lavoro punta a una sperimentazione clinica controllata della dieta Ldmm sugli esseri umani. Lo studio è stato finanziato da grant del National Institute on Aging e dei National Institutes of Health (Nih), oltre al fondo Usc Edna Jones Chair Fund.
Per la tutela delle scoperte, Valter Longo e Maura Fanti risultano inventori in una domanda di brevetto provvisorio Usa depositata dalla University of Southern California, che copre metodi e risultati descritti nella ricerca.
Valter Longo, Maura Fanti