De gregori e l’arte di non farsi incasellare

• Pubblicato il • 6 min
De gregori e l’arte di non farsi incasellare

Un’estate romana si accende tra musica e parole taglienti, con De Gregori capace di insinuarsi nello spazio tra pubblico e potere, tra consenso e dissenso. La sua traiettoria, lunga e imprevedibile, torna a farsi sentire ogni volta che qualcuno prova a incasellarlo: la coerenza non sta nelle etichette, ma nel rifiuto di farsi definire, nel privilegiare la forza delle canzoni e nel scegliere quando aprire il confronto.

De gregori e la castità dell’estate: parole che accendono il dibattito

Durante una serata alle Capannelle nel luglio 2003, il contesto musicale diventa occasione di ironia al microfono, subito dopo le note di La Donna Cannone nell’aria di Roma. L’episodio richiama sullo sfondo un richiamo religioso alla castità, formulato pochi giorni prima da Papa Giovanni Paolo II, con l’invito a sostenere adolescenti e giovani nella ricerca del valore della castità come elemento per “la civiltà dell’amore”.

In mezzo, emerge con forza il tratto tipico del cantautore: un modo di stare nel presente senza consegnarsi a una posizione preconfezionata, mantenendo un margine di autonomia che lo rende difficile da inquadrare.

una carriera difficile da incasellare: tentativi di cattura e reazioni

Da decenni, molti tentano di tirare De Gregori dalla parte che preferirebbero, da sinistra a destra, fino a quando la sua distanza dalle appartenenze diventa bersaglio di accuse e polemiche. Un tema ricorrente è la richiesta di uniformarsi al coro di chi si schiera contro figure politiche come Trump o Netanyahu, richiesta che però non trova adesione.

rimmel e il primo processo: accuse di leggerezza e risposta con l’ironia

La linea diventa evidente almeno dal 1975, quando Rimmel segnò una distanza dall’idea di “canzone impegnata” intesa come obbligo di schieramento. Pur dichiarandosi di sinistra, nel repertorio compaiono temi d’amore e amicizia, e le critiche si trasformano anche in contestazioni sul piano personale: viene rimproverato perfino di farsi pagare per i concerti.

Il conflitto si spinge fino alle pagine di Linus, dove Jaime Pintor attacca con un titolo provocatorio: “De Gregori non Nobel, è Rimmel”. Il confronto assume una forma più politica nel 1976, quando a Palalido avviene un processo politico contro di lui. La risposta arriva con ironia, riassunta nell’espressione “Mancava solo l’olio di ricino”, e con una contestazione che mette in luce incoerenze e interessi.

Nella ricostruzione citata, si sottolinea che certi episodi finiscono per favorire una cultura del potere e una “musica tranquillizzante”, oltre a essere strumentalizzati con letture terroristiche, reazionarie e scandalistiche.

viva l’italia, craxi e il rifiuto della trasformazione in inni di partito

Nel 1979 la polemica si ripresenta con Viva l’Italia. Da un lato, i “soliti compagni” accusano il brano di patriottismo, o peggio di nazionalismo; dall’altro, una parte lo interpreta come omaggio alla Resistenza. In mezzo, tenta un’appropriazione Bettino Craxi, con l’idea di trasformarlo in un inno legato al Partito Socialista, facendolo suonare negli spot e durante le manifestazioni.

La risposta di De Gregori è netta: “No, grazie”. L’equilibrio tra distanza e rivendicazione si completa anni dopo con una canzone, in cui compare il ritratto di un personaggio descritto attraverso occhi e sguardi di padrone, con un tono che richiama anche figure politiche evocate nel testo. Nel 2006, viene inoltre collegata la scelta di scrivere contro qualcuno, rivendicando la presa di posizione come iniziativa personale, anche quando non “nessuno” avrebbe osato parlarne.

la sinistra post-comunista e la questione dell’autonomia

La sinistra post-comunista si appropria di La Storia e la ripropone a lungo. De Gregori non blocca la circolazione della canzone, ma rivendica la propria indipendenza: nel 2013 risponde al Corriere quando gli viene chiesto per chi votasse, con la formula “Monti alla Camera e Bersani al Senato”.

Alla domanda sul posizionamento, la risposta conferma una percezione identitaria: “Continuo a pensarmi di sinistra”. Seguono i punti ritenuti centrali: tutela delle fasce sociali più deboli, attenzione agli immigrati e ai giovani, necessità di lavorare per rendere i poveri meno poveri e l’idea di una redistribuzione della ricchezza.

Resta però una distanza netta: oggi, la sinistra viene descritta come “un arco cangiante”, che oscilla tra forme di idolatria per piste ciclabili e un sindacalismo “vecchio stampo”, ritenuto in parte incompatibile con la modernità. Il quadro include anche l’idea che vengano agitati feticci del “politicamente corretto”.

Nel discorso compare anche Berlusconi, valutato in termini duri: sarebbe stato impegnato soprattutto a proteggere interessi personali, senza senso dello Stato, con scarso rispetto delle regole e con una cultura generale giudicata insufficiente. I risultati, secondo il ragionamento riportato, sarebbero “sotto gli occhi di tutti”.

dialogo selettivo e parole che non chiedono permesso

De Gregori non evita il confronto, ma sceglie quando e con chi. Un episodio ricordato risale al 21 ottobre 1996, quando, al Roxy Bar di Red Ronnie, avviene un dialogo con monsignor Ersilio Tonini. Il tema riguarda ateismo e possibilità di utilizzare il nome di Dio senza cadere in blasfemia: dopo la spinta controversa di L’Agnello di Dio, il cantautore si trova al centro della censura di ambienti cattolici ritenuti più retrivi, in seguito al paragone tra Gesù e reietti della Terra simboleggiati da una prostituta africana.

In parallelo, emerge un principio di fondo: non credere nelle canzoni “impegnate” come categoria obbligatoria, preferendo che parlino per qualità proprie. Le canzoni, se “buone”, funzionano senza necessità di spiegazioni o incasellamenti in schemi.

Bruce springsteen, gaz a e israele: sensibilizzazione tramite scrittura, non proclamazione

La posizione viene ribadita anche con un riferimento a Bruce Springsteen e alla sua presa di posizione contro Donald Trump. L’argomento suscita irritazione tra gli ambienti della sinistra, dai palazzi ai social, mentre De Gregori riafferma un confine: la sensibilizzazione avviene tramite le canzoni scritte, non tramite “quello che dice”. Viene esclusa l’idea dei proclami, legandola al rifiuto di sentirsi “superiore” nel dettare posizioni su Gaza o Israele.

Ne risulta un’immagine di coerenza: il cantautore evita di essere trascinato nel meccanismo che impone di schierarsi secondo i tempi correnti, rivendicando il diritto a non appartenere a una definizione chiusa e a esprimersi attraverso il proprio mestiere.

il manifesto di autonomia: rimmel, il signor hood e “a m. con autonomia”

Il percorso torna a collegarsi alla svolta iniziale del 1975 con Rimmel e al tentativo di incasellamento che, nel racconto, risulta già portare un’indicazione chiara. Nel disco compare infatti Il signor Hood, brano sul “galantuomo” descritto mentre gira con due pistole caricate a salve e un canestro pieno di parole. Il sottotitolo attribuisce un valore programmatico: “A M. (Marco Pannella), con autonomia”.

Questa formula sintetizza il tratto identitario attribuito a De Gregori nel materiale riportato: una libertà di movimento e un’autonomia rivendicata come principio di fondo.

personalità citate nel percorso di De gregori

Nel racconto compaiono diversi riferimenti a figure istituzionali, giornalistiche e politiche legate alle polemiche e ai dialoghi citati.

  • Papa Giovanni Paolo II
  • Jaime Pintor
  • Bettino Craxi
  • Monti
  • Bersani
  • Berlusconi
  • Marco Pannella
  • monsignor Ersilio Tonini
  • Red Ronnie
  • Bruce Springsteen
  • Donald Trump
  • Netanyahu
De Gregori, l’immarcabile: cinquant’anni passati a dribblare chi vuole incasellarlo
“Se va male torno da dove sono venuto, tanto vengo dal niente, torno nel niente. Mio padre prima di Sanremo non vedeva il rap come un lavoro”: così Rocco Hunt
“Il ‘caso’ Kanye West e Travis Scott dimostra che il live non si improvvisa. Non basta avere i soldi. Chiediamo un registro nazionale”: lo sfogo di Assoconcerti e Promoter Emilia-Romagna

Per te