Covid adolescenza e inquietudine gioventù intervista a faccianuvola su sanremo e spotify radar

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Covid adolescenza e inquietudine gioventù intervista a faccianuvola su sanremo e spotify radar

Faccianuvola entra in scena con un’estetica intima e riconoscibile: jeans, t-shirt e una postura raccolta, quasi timida. Dietro la figura di un giovane cantautore si muove però un universo sonoro preciso, costruito tra suggestioni bucoliche, influenze e un lavoro accurato sulle produzioni. La cifra che emerge è chiara: un immaginario leggero, ma con una profondità emotiva capace di parlare di gioventù, letture e cambiamento.

Con il secondo disco “il dolce ricordo della nostra disperata gioventù”, Alessandro Feruda—questo il suo vero nome—si è affermato come uno dei cantautori rivelazione dell’anno. Lo pseudonimo, nato dall’idea legata a “Casa di foglie” di Mark Danielewski, affonda in un processo creativo che parte anche da esperimenti e sperimentazioni online, per poi arrivare alla scelta di cantare in italiano e tradurre quell’intuizione in musica.

faccianuvola: stile, nome d’arte e origini musicali

Il primo impatto può suggerire una dimensione fragile, ma nelle cartoline sonore di faccianuvola non compaiono grigi e condense da temporale. L’atmosfera descritta è più vicina a un paesaggio bucolico tra boschi, monti e corsi d’acqua, dove confluiscono cantautorato, hyperpop e una cura produttiva attenta.

Classe 2002, valtellinese, Feruda racconta di essere cresciuto tra canti alpini e padani. La formazione passa anche dalle prime esperienze al pianoforte, con un avvicinamento che, fin da bambino, lo porta a mettere le mani sui tasti. Nel look e nell’immaginario artistico compaiono riferimenti espliciti, tra cui la figura di Franco Battiato, indicato come uno dei punti di riferimento principali.

faccianuvola e la selezione spotify radar 2026

Oltre al lavoro discografico, la proposta di Feruda rientra anche in un percorso di visibilità istituzionale: Spotify Radar 2026, programma dedicato agli emergenti e giunto alla sesta edizione italiana. In questo contesto, tra gli artisti selezionati compaiono anche altri nomi, citati insieme a lui.

faccianuvola: studio, strumenti e percorso di formazione

Alla base della carriera non c’è una famiglia di musicisti, ma un ambiente in cui la musica era presente. Il padre suona la tromba e riesce anche con la fisarmonica, mentre in casa c’è una tastiera. Il percorso formativo nasce dall’osservazione dei genitori, che notano l’attrazione del giovane per la musica: capacità di memorizzare melodie e ricantare i brani ascoltati.

Il passaggio successivo è l’impostazione tecnica tramite solfeggio e propedeutica. Negli anni Feruda continua a studiare con continuità, principalmente pianoforte, affiancando anche il sassofono classico. Nella sezione classica, spiega che i sassofoni ricevono meno considerazione perché non sempre trovano spazio nelle orchestre sinfoniche: mancano arrangiamenti diffusi e, di conseguenza, la presenza di sassofonisti classici risulta molto limitata. L’esperienza di suonare in orchestre importanti, anche sopra il proprio livello, viene indicata come una “fortuna” maturata durante il percorso.

letteratura e musica: i libri come secondo motore creativo

La lettura occupa un ruolo decisivo. Feruda dichiara di amare molto la letteratura, descrivendola come un piano B emotivo e personale, soprattutto nei momenti in cui la carriera musicale potrebbe incanalarsi in altre traiettorie. La possibilità di iscriversi a una facoltà letteraria viene citata come una soddisfazione possibile sul lungo periodo. In questa fase, leggere diventa anche un’evasione.

La letteratura offre anche una funzione precisa: la necessità di sentirsi fuori dal mondo per un attimo. Se la musica aveva inizialmente questo ruolo, ora la pagina diventa una strada complementare, indicata come più adatta rispetto ad altre forme—come cinema o musei—per raggiungere quel tipo di distanza.

faccianuvola: riferimenti artistici e linguaggio musicale

Tra i riferimenti principali, Feruda colloca Paolo Conte per la parola. Accanto a questo, l’ascolto e l’ammirazione per Battiato vengono spiegati attraverso l’intero arco del percorso artistico: la capacità di attraversare l’avanguardia, vendere dischi e tornare su percorsi sperimentali. In particolare, viene sottolineato l’approccio lucido alla realtà, la distanza e la capacità di osservare “un passo indietro”. L’obiettivo dichiarato è acquisire un’attitudine simile: costruire nel tempo una competenza che renda possibile guardare con distacco e reattività ai cambiamenti.

il dolce ricordo della nostra disperata gioventù: origini, titolo e significato

Il secondo disco prende forma a partire da canzoni già presenti, senza legame iniziale tra loro. La connessione arriva tramite un libricino di Fleur Jaeggy: “I beati anni del castigo”. In un passaggio si parla di gioventù idilliaca e disperata; Feruda dichiara di voler musicare proprio quel concetto, riconoscendo l’incontro con il testo come un momento pieno e decisivo. Riaprendo il libro, l’effetto viene descritto come diverso da quello iniziale, confermando la coerenza con la direzione del progetto.

gioventù disperata: adolescenza, covid e urgenza

Quando viene chiesto perché, da ventiquattrenne, compaia l’immagine di una gioventù definita disperata, la risposta collega il termine all’adolescenza e a una retrospezione sul periodo di crescita troncato a diciotto anni con l’arrivo del Covid. La pandemia viene indicata come cesura concreta, capace di segnare la fine di un periodo.

“Disperata” viene descritta come una parola capace di catturare inquietudine e smanna di fare. Non si tratta soltanto di tristezza: la disperazione porta con sé anche un’urgenza, un bisogno di agire. L’idea viene rafforzata con un riferimento linguistico: la parola inglese “desperate” viene indicata come in grado di rendere ancora meglio quel voler fare, agire, muoversi.

covid e cambiamento personale: idee, abitudini e gusti

Il periodo del Covid viene associato a un cambiamento profondo. Pur continuando a sentirsi con idee e convinzioni diverse, Feruda sottolinea che più aumenta la consapevolezza su ciò che accade, meno cresce la disponibilità di certezze. Cambiano diversi aspetti: taglio di capelli, modo di vestirmi, idee sul mondo e sulla politica, oltre ai gusti musicali.

nostalgia e intensità delle emozioni

Nel disco si percepisce anche una componente nostalgica. La spiegazione offerta collega la nostalgia a “quando si stava male”: alcune emozioni, con quella stessa forza, potrebbero non tornare più. Il motivo viene ricondotto all’età: a quindici anni ogni esperienza è sempre la prima volta, con un’intensità difficile da replicare.

disperata gioventù: generazione, frase e prospettive

La formula “disperata gioventù non vuol tornare a casa sua” viene associata a un’immagine presa dalla vita quotidiana: Feruda non stava spesso a casa, non voleva tornare e si sentiva bene fuori. Parlare della generazione viene dichiarato come un compito complesso, perché l’intento originario dell’album non era impostato per descrivere un’intera fascia anagrafica. In ogni caso, una parte di pubblico si sarebbe identificata e questo risultato viene accolto con soddisfazione, anche perché non era previsto di raggiungere così tante persone.

live e incontri: mi ami, Stefano de martino e Sanremo

In relazione al live del MI AMI, viene raccontato che l’afflusso di persone non era un risultato preteso: era sufficiente “meno” per ottenere la situazione, ma l’esperienza viene descritta come bellissima. Tra la folla era presente Stefano De Martino, che veniva citato come parte della scena.

Sulla possibilità di proporre un brano a Sanremo 2027, Feruda risponde in modo aperto: Stefano De Martino era venuto anche a salutare, mentre per la partecipazione al Festival viene dichiarato che non è un pensiero immediato. Non si esprime un rifiuto secco; al contrario, si evidenzia che cambiare idea può succedere. Viene inoltre riconosciuto che per chi scrive canzoni, per il Festival della canzone sulla carta dovrebbe essere un’esperienza di piacere.

ospiti e presenze durante il live mi ami

Nel racconto del live del MI AMI compare una presenza specifica tra il pubblico:

  • Stefano De Martino

progetti futuri di faccianuvola: direzione artistica e parole al centro

Guardando avanti, Feruda afferma di stare “giocando” con la musica senza aver ancora definito con chiarezza la direzione del prossimo lavoro. L’indicazione più netta riguarda l’intenzione di costruire discontinuità: per il prossimo album l’idea è fare il cantautore più che il produttore. Si parla anche di prospettive concrete: desiderio di formare una band, ridurre l’uso dell’autotune e lavorare sulla capacità di cantare in modo diretto, sottolineando il ruolo di cantante.

Nonostante la ricerca di nuove soluzioni, le influenze autoriali restano indicate come costanti: a livello di scrittura, il riferimento principale resta Paolo Conte, con l’obiettivo di mettere la parola ancora più al centro del prossimo progetto.

Alessandro Feruda—oltre allo pseudonimo faccianuvola—continua a costruire un percorso in equilibrio tra linguaggio, studio e immaginario, confermando un’identità artistica capace di unire produzione curata e spinta emotiva.

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Categorie: TV e Spettacolo

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