Center dellintelligenza artificiale consumi al 2030 pari al Giappone
Il mondo digitale viene spesso percepito come immateriale, quasi privo di conseguenze concrete. In realtà, ogni attività online porta con sé un’impronta fisica sul pianeta: dalla trasmissione dei dati fino ai consumi energetici necessari per far funzionare infrastrutture e servizi. Email, piattaforme e processi automatizzati richiedono risorse reali, con ricadute misurabili su emissioni, acqua e suolo. Al centro di questa dinamica emergono anche l’intelligenza artificiale e l’espansione dei data center, trasformando Internet da semplice tecnologia di comunicazione in un fattore industriale e ambientale di grande impatto.
internet e impatto reale: da una mail alle emissioni
La posta elettronica rappresenta un esempio diretto di come un’azione apparentemente leggera possa produrre effetti ambientali. L’invio di una semplice email può generare da 0,3 a 4 grammi di CO₂, attribuiti a fonti fossili. Quando l’email include allegati pesanti o viene inviata a più destinatari, la stima può salire fino a 50 grammi di CO₂. La valutazione considera l’intero percorso necessario alla trasmissione, includendo data center, reti di telecomunicazione e hardware.
Questo insieme di ricadute viene descritto come un “iperoggetto”, richiamando un riferimento filosofico associato al termine “iperoggetto” collegato a Timothy Morton. L’idea sottolinea che, anche quando il fenomeno appare distante o non visibile, rimane comunque materialmente presente attraverso una filiera energetica e infrastrutturale.
intelligenza artificiale e impronte ambientali: lo studio delle nazioni unite
Un ulteriore salto nei consumi legati a Internet è associato all’ingresso dell’intelligenza artificiale. Per quantificare il fenomeno viene citato uno studio recente, collegato alle Nazioni Unite, intitolato “Il costo ambientale dell’intelligenza artificiale: impronte di carbonio, acqua e terra”, datato 3 giugno 2026.
tre impronte misurate: carbonio, acqua e suolo
La ricerca analizza tre tipi di impronta ambientale:
- impronta di carbonio, legata alle emissioni di CO₂
- impronta idrica, legata al consumo di acqua necessario per il raffreddamento delle macchine nei data center
- impronta sul suolo, legata al consumo di territorio per costruire i data center
consumi attuali e proiezioni entro il 2030
Per il 2025, lo studio stima che i data center mondiali abbiano consumato 448 TWh di elettricità, con un livello energetico paragonato a quello di un paese che si colloca all’11° posto a livello globale.
Nel medesimo scenario, vengono riportate cifre legate alle conseguenze ambientali: un’impronta di carbonio pari a 189 milioni di tonnellate di CO₂ e un’impronta idrica di 4.500 miliardi di litri d’acqua, stimati come equivalenti a 1,8 milioni di piscine olimpioniche.
Entro il 2030, considerando l’avvicinarsi di quattro anni rispetto al momento della stima, i data center connessi alla diffusione dell’AI potrebbero arrivare a consumare circa 945 TWh di elettricità all’anno, quantità paragonata all’attuale fabbisogno energetico del Giappone. Nello stesso periodo si prevedono 9.300 miliardi di litri d’acqua all’anno e 399 milioni di tonnellate di emissioni associate.
espansione dei data center: territorio e infrastrutture sotto pressione
Accanto ai consumi energetici e idrici, la ricerca evidenzia anche l’impatto sul territorio. L’impronta sul suolo viene indicata come superiore a 14.500 km², valore maggiore dell’intera regione Campania. Questa trasformazione è collegata alla realizzazione di nuovi impianti, con effetti che risultano già avvertibili durante la fase di costruzione e conseguente uso del suolo.
casi in piemonte: caselle e richieste di data center
In Piemonte, a Caselle, in un prato in cui doveva sorgere un grande centro commerciale (poi abbandonato), viene indicata la possibilità di edificare un data center hyperscale di 150.000 mq. L’assetto citato comprende sei edifici alti trenta metri, collocati a fianco delle piste dell’aeroporto, con un consumo presunto di 252 MW.
Nello stesso contesto regionale, si afferma che siano state presentate oltre settanta richieste di data center.
casi in lombardia: stazioni terna e aree con consumo di suolo
In Lombardia, la discussione riguarda le stazioni che Terna dovrebbe realizzare per soddisfare le richieste energetiche dei data center. Vengono citate due aree:
- Trezzano sul Naviglio, con 67.000 mq di consumo di suolo previsto e relative linee elettriche
- Lacchiarella, con 95.400 mq di consumo di suolo previsto e relative linee elettriche
moratoria negli stati uniti: seminole dell’oklahoma contro l’espansione
Mentre l’espansione procede in diverse aree, viene riportata anche una posizione di rifiuto sul piano locale. A marzo, con voto unanime, la nazione Seminole dell’Oklahoma è descritta come una delle prime tribù di nativi americani ad approvare una moratoria completa sullo sviluppo di data center all’interno della propria giurisdizione.
La risoluzione approvata prevede l’attuazione di una moratoria sul progresso della tecnologia dell’AI generativa e sullo sviluppo di data center hyperscale all’interno della nazione Seminole e in terre e territori tribali. L’obiettivo indicato riguarda la salvaguardia delle risorse idriche per le generazioni future.
figure citate nel contesto: riferimenti nominali
Nel quadro descritto compaiono riferimenti a specifiche figure e fonti istituzionali:
- Timothy Morton
- Nazioni Unite
- Terna
- Seminole dell’Oklahoma
