Case di comunità: perché il piano per gli specialisti non c’è ancora
Il confronto sulle Case di comunità sta crescendo e, dopo i riflettori puntati sulla medicina generale, il focus si sposta sul ruolo degli specialisti ambulatoriali necessari per rendere le strutture davvero operative. L’obiettivo dichiarato è far sì che, in prossimità della scadenza legata al Pnrr, i nuovi servizi territoriali non restino sulla carta. Al centro del dibattito emergono requisiti organizzativi, regole contrattuali e una questione cruciale: chi dovrà garantire le ore specialistiche e con quali risorse.
case di comunità e ore di specialisti ambulatoriali: il punto delle linee di indirizzo
Il rinnovo contrattuale della medicina generale, approvato dalle Regioni, prevede per i medici di base fino a sei ore settimanali nelle Case di comunità per 48 settimane l’anno. Questo primo tassello riguarda l’assistenza primaria, ma non esaurisce i requisiti richiesti per far partire il modello.
Le linee di indirizzo di Agenas indicano infatti che nelle Case di comunità deve essere garantito anche un numero congruo di ore di specialisti ambulatoriali interni e dipendenti, definito in base ai bisogni di salute del territorio. Il nodo principale riguarda la traduzione operativa di questa indicazione: non è ancora chiaro come avvenga l’allocazione delle ore, con quali strumenti e con quale personale.
pressioni regionali e rischio di spostare specialisti ospedalieri
Secondo i sindacati, in alcune Regioni si starebbe muovendo un “tentativo” in un’area grigia: la tendenza a dirottare specialisti ospedalieri verso le Case di comunità, con modalità considerate in contrasto con le regole contrattuali. Il timore espresso è che, in assenza di nuove coperture, il personale ospedaliero, già in sofferenza e sotto pressione, finisca per dividersi tra reparto e territorio, generando un carico ulteriore.
anaao assomed e la posizione su ordini di servizio e cornice normativa
Per Pierino Di Silverio, segretario nazionale di Anaao Assomed, il punto contestato riguarda la modalità con cui verrebbero richieste le prestazioni. In una vicenda citata, in Veneto, sarebbe stato provato a mandare medici ospedalieri nelle Case di comunità “in maniera coatta”, tramite ordini di servizio, con un’interpretazione ritenuta difforme dalle regole contrattuali.
La contestazione sindacale, secondo quanto riportato, si è tradotta in una diffida formale e in un possibile seguito con denuncia.
volontarietà, fuori orario e prestazioni aggiuntive: la richiesta di coerenza contrattuale
L’ipotesi avversata sarebbe quella di considerare la Casa di comunità come una semplice sede alternativa dove svolgere le ore ordinarie di lavoro. La posizione di Anaao Assomed è diversa: il coinvolgimento dovrebbe avvenire dentro una cornice normativa e contrattuale chiara, con modalità esclusivamente volontaria e al di fuori dell’orario di lavoro, sul modello delle prestazioni aggiuntive.
In caso di ulteriori applicazioni regionali, l’organizzazione sindacale dichiara la volontà di procedere con azioni di contestazione, richiamando quanto già avvenuto nel caso veneto.
specialisti ospedalieri nelle case di comunità: quando può avere senso e quando diventa “tappabuchi”
Anaao Assomed non esclude il coinvolgimento degli ospedalieri in senso generale. La linea espressa è che gli specialisti possano partecipare, ma non con l’idea di usare l’ospedale come ultima risorsa per riempire un vuoto organizzativo nelle strutture territoriali.
Le linee di indirizzo Agenas parlano di “specialisti ambulatoriali interni e dipendenti”. Secondo Di Silverio, questa definizione può includere sia gli specialisti ambulatoriali convenzionati già presenti nei servizi territoriali (indicati come sumaisti), sia i medici dipendenti del Ssn.
una suddivisione degli orari guidata da un tavolo ministeriale
Il passaggio considerato necessario riguarda la definizione di chi copre quali turni. È richiamata l’esigenza di un tavolo ministeriale per stabilire la distribuzione delle attività tra specialista ospedaliero e specialista ambulatoriale, con una suddivisione realistica degli orari coperti.
ospedali già sotto pressione: necessità di reclutare nuovo personale
Il punto critico, nei ragionamenti sindacali, resta la condizione degli ospedali. Se gli ospedali partono già da una situazione di forte sofferenza, chiedere ai professionisti di coprire anche le attività nelle Case di comunità, senza aumentare gli organici, secondo Anaao Assomed significherebbe solo spostare la carenza da una parte all’altra del sistema.
Viene richiamata un’osservazione concreta: anche arrivando a 60 ore settimanali in ospedale, comprese le componenti straordinarie, diventa impossibile prestare servizio anche sul territorio. Da qui la conclusione: l’unica strada sarebbe reclutare nuovo personale.
coinvolgimento ospedaliero collegato a un piano assunzioni
Nei contenuti riportati, il coinvolgimento degli ospedalieri viene quindi indicato come percorso praticabile solo se accompagnato da un piano di assunzioni, così da non scaricare ulteriori criticità sui reparti e sull’assistenza erogata in ospedale.
prestazioni aggiuntive e nodo contrattuale: servono modifiche normative per il territorio
Oltre agli aspetti organizzativi, la discussione include anche il tema contrattuale. Le prestazioni aggiuntive già esistono negli ospedali e vengono impiegate per coprire carenze di personale o smaltire arretrati. La difficoltà nasce quando si tratta di estenderle automaticamente alle attività nelle strutture territoriali.
Secondo Anaao Assomed, perché le prestazioni aggiuntive siano utilizzabili anche nelle Case di comunità occorre intervenire sulla normativa, superando le incompatibilità che oggi limitano l’attività dei dirigenti medici fuori dall’ospedale, inserendo la possibilità nella cornice contrattuale.
risorse dedicate per le ore aggiuntive
Un’ulteriore condizione richiamata è che le ore aggiuntive dovrebbero essere pagate con risorse dedicate. L’indicazione riportata sottolinea la necessità di mantenere intatte le risorse già stanziate per il prossimo rinnovo del contratto collettivo.
conclusione operativa: modello multiprofessionale e impatto su liste d’attesa
Il tema non viene circoscritto alle scadenze formali legate all’avvio delle strutture. In base alle criticità espresse, la capacità delle Case di comunità di funzionare dipende dalla disponibilità di specialisti e dalla tenuta complessiva del sistema sanitario.
Senza una copertura specialistica adeguata, le strutture rischierebbero di trasformarsi in grandi ambulatori della sola medicina generale, con una distanza dal modello multiprofessionale previsto. In caso di trasferimenti dagli ospedali senza nuove assunzioni, si prospetta invece un rafforzamento di una parte del sistema a discapito di altre componenti, con il possibile effetto di allungare le liste d’attesa e indebolire reparti e ambulatori ospedalieri.
personaggi citati
Nel quadro delle posizioni riportate emergono figure sindacali direttamente coinvolte nella contestazione e nella proposta di inquadramento delle attività.
- Pierino Di Silverio (segretario nazionale di Anaao Assomed)
