Caro rino ti scrivo, così mi distraggo un po’: ho il magone a pensare che non ci sei più anni
Il 2 giugno ricorre una data che riporta alla memoria 45 anni dalla scomparsa di Rino, con un passare del tempo che non attenua il peso del ricordo. Le parole dedicate a questa ricorrenza costruiscono un percorso che intreccia dichiarazioni, avversità e opere, a partire da ciò che veniva detto con forza durante un concerto e fino ai dischi pubblicati negli anni più decisivi. La memoria, qui, non si limita alla celebrazione: si trasforma in racconto coerente di una traiettoria artistica e umana, fatta di coerenza, intensità e scontri con un’epoca difficile.
Nel testo emerge anche un dettaglio centrale: chi scrive afferma di non aver mai incontrato Rino, pur sentendo la necessità di parlargli direttamente. Questo elemento rende la ricorrenza ancora più stringente, perché il dolore nasce da una mancanza reale e dall’impossibilità di scambiare parole dal vivo, mentre restano vivi gli eventi e le affermazioni che Rino aveva espresso pubblicamente.
rino e le parole sul bavaglio: la sfida all’ostacolo
Durante un concerto, Rino viene ricordato mentre rivolge frasi di forte impatto: l’idea di mettere il bavaglio non lo spaventa e la fiducia nelle proprie canzoni è affidata alle generazioni future. Il testo sottolinea la convinzione che, grazie alla comunicazione di massa, il pubblico avrebbe compreso il significato di ciò che veniva detto quella sera.
Il passaggio insiste sul fatto che l’intento di bloccare Rino non è riuscito. In parallelo, viene richiamata un’altra dimensione: oltre alle difficoltà dell’Italia di cui si parla nelle canzoni, Rino conosceva anche cose occulte legate a quel contesto.
rino e gli eventi del 1979: incidente e svolta finale
Nel racconto compaiono riferimenti alla conoscenza della sede della P2 prima della sua scoperta, associandola al nome di Licio Gelli. Un altro elemento richiamato riguarda la dinamica di un episodio avvenuto il 8 gennaio 1979: Rino viene descritto come scagliato contro un guard-rail da un fuoristrada che correva contromano, con la salvezza attribuita a un “miracolo” grazie alla presenza della sua Volvo.
La narrazione indica poi una conseguenza pratica e immediata: dopo l’incidente, Rino si sarebbe affrettato a ricomprare un nuovo modello, diventato la sua ultima casa. La sequenza si chiude con un altro evento definito come “incidente” e presentato come fatale, ponendo fine alla vita di Rino.
gli inizi e i dischi: ingresso libero nella sensibilità
La costruzione del profilo parte dalle origini: Rino, nato a Crotone e poi vissuto a Roma, viene descritto come legato a una vita spezzata così presto, riempita di colori. Quando il padre gli propone un posto fisso in banca, Rino rifiuta: la scelta è attribuita al bisogno di fiducia nelle proprie capacità, in un tempo scandito dai suoi album.
ingresso libero (1974): riflessione ed esempi di denuncia
Il 1974 è indicato come anno di Ingresso libero. Nel testo si parla di un lavoro che introduce l’animo sensibile e riflessivo. La chiusura del disco è affidata a L’operaio della Fiat, dove viene descritta una dinamica in cui la follia di vivere per il padrone viene punita: l’auto viene bruciata da qualcun altro, secondo una logica di contrappasso.
mio fratello è figlio unico (1976): amore e destinatari dichiarati
Nel 1976 arriva l’improvviso successo con Mio fratello è figlio unico, indicato tra i dischi più belli di sempre. Il testo evidenzia la title track come una dichiarazione d’amore verso i Mario del mondo, descritti come “battitori liberi” con un animo fragile e con difficoltà ad accettare le ingiustizie che la gente finge di non vedere.
aida (1977) e il passaggio all’attacco
Nel 1977, con Aida, Rino passa dall’introspezione all’azione più diretta: viene descritto come un lavoro che “fa a pezzi” quell’Italia che Rino avrebbe voluto diversa. La domanda che attraversa il disco, “chi è che ci dice ti amo” (escluso il cane), è proposta come elemento capace di tenere insieme la ricerca e l’urgenza.
nuntereggae più (1978): aggressività e radio
Il testo colloca l’apice del successo nazionale con Nuntereggae più, nel 1978, presentato come l’album più diretto e aggressivo, ma anche il più adatto alle radio. La dimensione pubblica del consenso è collegata anche al ruolo di Gianna, che porta Rino al terzo posto al Sanremo ’78.
resta vile maschio (1979) e e io ci sto (1980)
Il 1979 è rappresentato da Resta vile maschio, dove vai?, mentre il 1980 segna l’ultimo album citato: E io ci sto. Entrambi vengono collocati con la stessa energia descritta in precedenza: la presenza di nuovi nemici non spegne l’intensità, che resta costante.
eredità artistica: la musica che parla anche oltre il tempo
La narrazione proietta il pensiero verso ciò che Rino avrebbe potuto scrivere ancora, in un mondo definito crudele quanto quello di ieri. L’immagine centrale è l’opposizione tra un silenzio assordante e una musica che non mostra preoccupazione per quel contesto. Nel testo viene anche evocata una differenza con ex colleghi: c’è chi avrebbe trasformato l’ignavia in valore morale, considerandola indispensabile per un cantautore.
La memoria ritorna così a un tratto preciso della personalità artistica: la mancanza di quel coraggio necessario a dire sempre ciò che si pensa, anche a costo di pagare con la morte. Il testo aggiunge che servirebbe oggi un artista capace di mantenere quella stessa tensione, contrapponendolo a figure descritte come legate a malinconia vacua o a pose imitate.
il 1975 e il cielo sempre più blu: una tessera mancante
Prima della chiusura, compare un riferimento al 1975, presentato come “l’unica tessera” mancante di un puzzle complessivo. La dedica viene collegata a una canzone sola, che fa emergere un gesto quotidiano: alzare gli occhi per cercare Rino soprattutto nelle giornate storte, quando nasce il desiderio di accartocciare l’esistenza e ricominciare.
In quei momenti, il testo descrive l’ascolto tramite cuffie e la sensazione di ricevere consigli, con un elemento finale: manca solo una parte della filosofia di Rino, poi richiamata attraverso la frase/idea conclusiva, “Il cielo è sempre più blu”. Questo punto chiude il ricordo riportandolo sul piano della speranza che attraversa anche le situazioni nere.
riferimenti di contesto: il blog sostenitore e la community
La parte finale introduce una cornice legata a un blog che ospita post scritti dai lettori. Il meccanismo descritto prevede che chi contribuisce alla crescita sottoscrivendo un’offerta diventi parte attiva della community. I post inviati vengono segnalati e pubblicati tra quelli ritenuti più interessanti.
La sezione precisa anche che l’iniziativa nasce da un’idea dei lettori e richiama la partecipazione a campagne e discussioni legate alla redazione. È citato un sistema in cui la contribuzione può includere la possibilità di seguire in diretta streaming la riunione del giovedì, inviando suggerimenti, notizie e idee, oltre all’accesso a un forum riservato per discutere e interagire.
nomi presenti
Nel testo compaiono alcune figure esplicitate:
- Rino
- Licio Gelli
- Peter Gomez
