Capitalismo e disabilità: le tesi radicali di marta russell

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Capitalismo e disabilità: le tesi radicali di marta russell

Le persone con disabilità vivono spesso l’effetto di sistemi sociali ed economici che ne ridisegnano i confini, soprattutto quando il capitalismo impone criteri di valore legati alla produttività e all’utilità. Da questa prospettiva nasce l’impostazione di Marta Russell, scrittrice e attivista statunitense, la cui analisi lega disabilità, potere e disuguaglianze in modo diretto e strutturale.

Gli studi di Russell sono raccolti nell’opera “Capitalismo e disabilità. Le tesi radicali di Marta Russell”, curata da Keith Rosenthal e pubblicata postuma. Il volume è arrivato per la prima volta in italiano con l’edizione uscita ad aprile da Ombre Corte, portando nel dibattito nazionale una lettura capace di mettere in discussione narrazioni consolidate e meccanismi materiali di esclusione.

capitalismo e disabilità: l’impatto strutturale secondo marta russell

La tesi centrale attribuita a Marta Russell descrive l’influenza del capitalismo sulla definizione e sulla gestione della disabilità. Il rapporto tra questi due elementi viene indicato come complesso e multidimensionale: le strutture capitaliste non si limitano a “rappresentare” la disabilità, ma contribuiscono a perpetuare disuguaglianze e barriere.

Secondo questa impostazione, la disabilità non emerge come dato biologico isolato, bensì come fenomeno che viene prodotto da dinamiche sociali ed economiche. Ne deriva la necessità di riconoscere e affrontare tali processi per arrivare a una società più inclusiva e giusta.

un approccio che rompe con pietismo, assistenzialismo e modelli riduttivi

Il testo viene presentato come innovativo perché supera i luoghi comuni presenti nelle narrazioni mainstream, spesso orientate a pietismo o assistenzialismo. La prospettiva di Russell viene descritta come critica sia verso il modello medico-individuale, sia verso un approccio centrato unicamente su diritti civili intesi in senso liberale.

La disabilità viene interpretata come categoria politica costruita dal capitale. In questo quadro, l’esclusione non è ricondotta soltanto al “corpo” del singolo, ma viene ricondotta alle strutture materiali che producono marginalità.

il lavoro di traduzione e l’impianto del discorso critico

La traduzione del volume in italiano è legata alla figura di Ester Micalizzi, sociologa e sibling, cioè sorella di una persona con disabilità. Nel racconto della traduttrice, l’ingresso nel progetto avviene da due punti di vista: uno critico sulle strutture sociali e uno personale legato all’esperienza quotidiana della disabilità in famiglia.

La traduzione viene descritta come un passaggio insieme di studio e politico. In particolare, viene evidenziato che Russell non scrive la disabilità con un linguaggio “addolcito”, ma con rigore analitico e con un impianto che intreccia teoria marxista, dati economici, giornalismo d’inchiesta e una componente emotiva caratterizzata da lucidità.

disabilità come costrutto sociale e divisione tra corpi produttivi e improduttivi

Nel quadro delineato nell’opera, la disabilità viene definita come costrutto sociale che nasce dalle dinamiche di potere e dalle disuguaglianze economiche. Il capitale, secondo questa lettura, opera una distinzione tra corpi produttivi e corpi improduttivi: da una parte chi viene associato alla generazione di profitto, dall’altra chi viene trattato come “peso” o “scarto”.

esercito industriale di riserva e passaggio da “persone disabili” a “persone disabilitate”

Per analizzare come cambia la posizione delle persone disabili nella produzione capitalistica, Russell utilizza il concetto marxista di esercito industriale di riserva. L’impianto teorico conduce a un passaggio rilevante: dal parlare di persone disabili al parlare di persone disabilitate, rese tali dai rapporti sociali ed economici.

Nel quadro del “money model” di Russell, viene sottolineato che anche i corpi non sfruttabili come forza-lavoro vengono comunque resi profittevoli e trasformati in merce tramite l’industria assistenziale, sanitaria e istituzionale.

americans with disabilities act 1990: diritti civili e limiti strutturali

Tra le basi della critica si colloca l’Americans with Disabilities Act del 1990. Il testo lo descrive come legge storica, ma incapace di mantenere le promesse. La lettura proposta evidenzia una strategia di diritti civili di stampo liberale che evita lo scontro con i rapporti strutturali del capitalismo.

La riflessione riportata tramite la traduttrice mette a fuoco un punto: le leggi antidiscriminazione operano in un contesto segnato da downsizing aziendale e salari in contrazione, con il dubbio se i soli diritti civili possano produrre l’eguaglianza economica necessaria alle persone disabili.

La risposta attribuita a Russell è negativa: senza intaccare la logica produttiva che misura il valore umano in base alla capacità di lavorare, le leggi rischiano di restare gusci formali. In parallelo, il neoliberismo viene indicato come fattore che erode welfare e protezione sociale.

disabilità e prigioni: la “suprema ingiustizia”

Un tema di rilievo riguarda il nesso tra disabilità e prigioni. Nel testo viene evidenziata una “suprema ingiustizia”. Secondo la traduttrice, Russell dedica pagine centrali a questo collegamento, in continuità con posizioni abolizioniste rispetto al complesso carcerario-industriale.

Il punto critico è descritto così: prigioni e istituzioni totali — citando manicomi, strutture segreganti e rsa — sono presentate come luoghi storici in cui vengono ammassati corpi considerati improduttivi. In tale contesto, le persone con disabilità, soprattutto nell’area psichica-cognitiva, risultano sovra rappresentate nella popolazione detenuta.

L’ingiustizia viene ricondotta al fatto che lo stesso sistema che disabilita attraverso povertà, mancanza di cure e segregazione finisce per criminalizzare e rinchiudere, trasformando l’incarcerazione in un’ulteriore forma di profitto sui corpi considerati “scarto”.

disabilità ed economia di guerra: doppio meccanismo di oppressione

Un ulteriore asse analitico riguarda il rapporto tra disabilità ed economia di guerra. Viene riferito che Russell protestò contro entrambe le guerre in Iraq e contro l’imperialismo, interpretati come fattori che aumentano oppressione e impoverimento delle persone disabili su scala globale.

Il nesso viene descritto come duplice. Da un lato, la guerra produce disabilità mutilando civili e combattenti nei paesi aggrediti e in quelli che aggrediscono. Dall’altro, l’economia di guerra sottrae risorse pubbliche a welfare e servizi, trasferendo i costi sulle persone più vulnerabili.

marta russell e la prospettiva politica della scrittura

Il lavoro di traduzione viene raccontato come complesso e accompagnato da una preoccupazione costante: restituire in italiano la radicalità e la precisione analitica del pensiero di Russell. Ogni scelta lessicale viene indicata come determinante perché il testo adotta un linguaggio con rigore materialista e una forza critica che attraversa ogni pagina.

La traduzione è descritta come un mezzo per offrire al dibattito uno strumento critico finora ritenuto assente, con l’idea che tradurre un testo politico costituisca essa stessa un atto politico.

Personaggi e figure citate:

  • Marta Russell
  • Keith Rosenthal
  • Ester Micalizzi
“Così il capitalismo definisce la disabilità, perpetua disuguaglianze e barriere”: le tesi radicali di Marta Russell
Capitalismo e disabilità: le tesi radicali di marta russell

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