Cacciari patentino antifascista fa schifo: polemica e antifascismo tra accuse e condanna razzismo
Durante la trasmissione televisiva Otto e mezzo su La7, il filosofo Massimo Cacciari ha acceso un confronto acceso sul caso della fiera Più libri più liberi, in programma a dicembre a Roma. Il nodo centrale riguarda la richiesta rivolta quest’anno agli editori di sottoscrivere una dichiarazione di adesione ai valori antifascisti della Costituzione, tema che ha suscitato una risposta polemica e un botta e risposta serrato con la conduttrice Lilli Gruber.
più libri più liberi e dichiarazione di adesione ai valori antifascisti
La discussione prende le mosse dalla decisione della manifestazione di chiedere agli editori una dichiarazione di adesione ai valori antifascisti della Costituzione. La conduttrice richiama il disappunto espresso dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha definito l’iniziativa una forma di censura. Su questo punto Gruber interroga Cacciari: l’impostazione del confronto ruota attorno al senso della contestazione e alla possibilità che, nel dibattito pubblico, la parola censura venga usata in modo sproporzionato.
cacciari risponde: “parlare di censura” alla luce di ciò che accade
Massimo Cacciari respinge l’idea che l’accusa di censura sia un elemento centrale del confronto, ribattendo in modo diretto e infiammato. La replica sottolinea che parlare di quei temi sarebbe, nella sua prospettiva, meno rilevante rispetto alla portata di eventi in corso su scala internazionale.
replica di gruber e insistenza sulle dichiarazioni del giorno
Gruber chiarisce il contesto della domanda spiegando che la richiesta di approfondimento nasce dal fatto che la presidente del Consiglio avrebbe posto il tema e che anche nel corso della giornata sarebbero proseguite ulteriori dichiarazioni. A partire da questo passaggio, Cacciari attacca la coerenza dell’impostazione politica, formulando una critica netta alla sostanza della posizione attribuita alla presidente del Consiglio.
cacciari critica il “patentino antifascista” e ne contesta la logica
Cacciari definisce ridicola la richiesta di un patentino antifascista, distinguendo tra adesioni formali e sostanza. Nel suo ragionamento l’antifascismo non sarebbe riconducibile a una firma o a un documento, ma a ciò che si compie concretamente. Il filosofo afferma che, in senso ampio, pochi sarebbero antifascisti in quella accezione nel Paese e in Europa.
antifascismo come condanna delle politiche e prese di posizione nette
Alla richiesta di chiarimento, Cacciari lega l’antifascismo a scelte esplicite: condannare le politiche di Israele, assumere posizioni nette contro derive razzistiche, fino a citare posizioni che emergerebbero direttamente dai vertici del governo americano. In questa cornice, la firma di un documento non varrebbe come elemento decisivo.
riferimenti al rifiuto di firmare e al principio dell’invito
Il filosofo aggiunge un riferimento a una posizione attribuita a Croce, ricordando che avrebbe rifiutato di firmare patentini. La conseguenza, nella logica espressa da Cacciari, sarebbe semplice: se fosse richiesta una sottoscrizione per partecipare a un evento, non vi si andrebbe.
patentino e partecipazione editoriale: il caso adelphi secondo cacciari
Il confronto si sposta poi sul versante pratico. Gruber precisa che l’elemento discusso riguarda le case editrici. Cacciari replica mantenendo il ragionamento sullo stesso principio: se un editore firma il documento, l’effetto ricadrebbe anche sugli autori. Nel suo caso personale, citando il suo rapporto editoriale, sostiene che, qualora Adelphi sottoscrivesse il patentino, lui non solo non parteciperebbe a Roma, ma cesserebbe di pubblicare con l’editore.
inviti “a casa propria” e distinzione tra invitare e aderire col documento
Cacciari contrappone la logica dell’evento organizzato da altri alla libertà di gestione di un invito in un contesto personale. Secondo la sua impostazione, se gli organizzatori hanno la possibilità di invitare chi vogliono, dovrebbero poterlo fare senza far passare l’accesso attraverso la sottoscrizione richiesta dal “patentino”. La critica si concentra sulla parola stessa e sul senso dell’operazione.
chiarimenti di gruber: adesione costituzionale e nessun intento censorio
Gruber interviene con una precisazione sul significato operativo del “patentino”. Spiega che l’espressione sarebbe quella utilizzata da Meloni, mentre la presidente della fiera, Anna Maria Malato, avrebbe parlato di adesione ai valori costituzionali. La precisazione include anche un rafforzamento della componente valoriale per l’edizione in corso, indicandone però l’assenza di un intento censorio.
la richiesta non sarebbe stata formulata in precedenza
Cacciari chiude rilanciando un punto considerato decisivo: a lui e ad altri editori non sarebbe mai stato chiesto prima di sottoscrivere quel tipo di dichiarazione. Il tema resta quindi legato non soltanto al contenuto, ma anche alla novità della richiesta e al modo in cui viene introdotta all’interno della manifestazione.
Personaggi coinvolti nella discussione:
- Massimo Cacciari
- Lilli Gruber
- Giorgia Meloni
- Anna Maria Malato