Botta e risposta Severgnini Travaglio: 5 stelle simili a Vannacci e critiche sui disvalori

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Botta e risposta Severgnini Travaglio: 5 stelle simili a Vannacci e critiche sui disvalori

Un confronto acceso e senza filtri tra Beppe Severgnini e Marco Travaglio riaccende i riflettori sul fenomeno politico legato a Vannacci, interrogandosi su ruolo della comunicazione, gestione del dissenso e dinamiche elettorali. A Otto e mezzo, i due giornalisti si scontrano su come leggere l’ascesa del personaggio, sulla questione della visibilità mediatica e sul senso dei richiami contrapposti: da un lato la necessità di spiegare con calma ciò che accade quando la delusione prende strade estreme; dall’altro l’idea che i movimenti nati come protesta abbiano percorsi e valori profondamente differenti.

fenomeno vannacci: botta e risposta su visibilità, censura e consenso

Il confronto ruota attorno al modo in cui l’attenzione pubblica influenza la popolarità di Vannacci. Severgnini sostiene che il leader di Futuro Nazionale non debba essere trattato con fastidio e disprezzo, richiamando una dinamica già vista altrove: quando si tenta di respingere o sminuire un fenomeno, parte dell’elettorato può percepirlo come una conferma delle proprie frustrazioni.

Secondo Severgnini, un atteggiamento di questo tipo avrebbe contribuito anche a far emergere un risultato elettorale, facendo riferimento a quanto accaduto negli Stati Uniti. Nel ragionamento presentato, una parte della popolazione è arrabbiata, frustrata e delusa e cerca chi sappia intercettare quella rabbia trasformandola in voto. In tale cornice, la censura o la gestione ostile dell’immagine, anziché ridurre l’impatto, finirebbe per alimentare lo stesso meccanismo.

severgnini su vannacci e reazione democratica: “mani inutili” e spiegazione con calma

Severgnini dichiara di non voler parlare in termini di censura, ma di indicare la direzione comunicativa adeguata. L’obiettivo, nelle parole del giornalista, diventa spiegare che “queste mani sono mani inutili”, cioè che le promesse e la retorica non portano risultati concreti capaci di ripagare la delusione degli elettori.

Nel ragionamento, viene richiamato un precedente politico-statunitense: le “delusioni” degli americani, secondo Severgnini, finiscono nelle mani di figure come Trump. Viene aggiunta anche un’osservazione sul Movimento 5 Stelle, affermando che non avrebbe prodotto “fuochi d’artificio”. La conclusione è che anche i voti verso Vannacci finirebbero per seguire un esito simile, purché l’argomentazione pubblica resti paziente e basata su spiegazioni.

travaglio respinge il paragone: m5s e vannaccismo non sono la stessa cosa

Travaglio contesta con decisione l’impostazione che mette sullo stesso piano il Movimento 5 Stelle e il “vannaccismo”. L’idea centrale è che i 5 Stelle siano l’opposto: il loro percorso, secondo Travaglio, nasce quando la sinistra avrebbe tradito se stessa. Nel racconto riportato dal direttore del Fatto Quotidiano, la critica riguarda l’idea di inciuci con Berlusconi, l’abbandono della “questione morale”, l’avvicinamento al mondo dell’establishment, l’attenzione sbilanciata verso interessi economici, e la perdita di priorità verso ambiente e ceti popolari.

Travaglio cita anche il messaggio attribuito a Beppe Grillo: questione morale, ambiente, pulizia e nuove tecnologie. Da qui la distanza, nel suo ragionamento, tra quella proposta e il posizionamento di Vannacci, descritto come portatore di “disvalori”. Secondo Travaglio, l’associazione di Vannacci alla destra viene letta come un modello incompatibile con la natura dei 5 Stelle, ribadendo che si tratta di riferimenti e presupposti differenti.

origini del m5s e ruolo del corriere della sera: “la casta” e le inchieste

Per spiegare la crescita del Movimento 5 Stelle, Travaglio richiama il contesto di nascita legato alla protesta contro la “casta”. Nel suo racconto, la “casta” non sarebbe stata un’invenzione, ma un elemento reale capace di far scattare l’indignazione. Travaglio attribuisce anche un peso alla spinta mediatica del Corriere della Sera tramite inchieste firmate da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, considerate determinanti per rendere concreto un sentimento diffuso.

responsabilità dei media mainstream nella crescita di vannacci

Uno dei punti più contestati riguarda la relazione tra informazione e visibilità. Travaglio afferma che l’attenzione sarebbe stata un passaggio decisivo: la notorietà di Vannacci, nel suo racconto, si sarebbe consolidata trasformando un libro in un evento editoriale, sostenuto da una copertura ampia, con l’obiettivo di suggerire che stesse tornando Mussolini. La conseguenza indicata è duplice: vendite e voti alle elezioni.

Travaglio sostiene che, una volta che un personaggio diventa noto, censurarlo tramite il silenzio non serve. Secondo il ragionamento riportato, scegliere la strategia del non parlare significherebbe ripetere lo stesso errore fatto in passato con altri fenomeni, quando si pensava di “esorcizzare” certi movimenti non coprendoli. In questa prospettiva, se il fenomeno esiste, non parlarne lo rende soltanto più utile al proprio racconto.

severgnini: non censura, ma modalità diversa di racconto politico

Severgnini risponde chiarendo che la posizione non coincide con la censura. La richiesta, secondo le sue parole, riguarda il modo in cui si sceglie di affrontare un tema, distinguendo il linguaggio e l’impostazione rispetto a quanto accaduto con la copertura statunitense legata a Trump. Il giornalista riconosce che la raccolta della frustrazione e della rabbia degli elettori è un elemento presente nei processi di consenso e che il Movimento 5 Stelle, nel suo racconto, non sarebbe mai stato violento.

Severgnini osserva inoltre uno spostamento elettorale: una parte dei voti dei “vecchi 5 Stelle” potrebbe essere confluita verso Vannacci. La tesi viene sintetizzata con un’affermazione di somiglianza tra componenti del fenomeno, implicando che l’utenza politica percepisca affinità più grandi di quelle riconosciute pubblicamente.

travaglio: trump vince per fallimenti dei predecessori, non per scherno

Travaglio replica a Severgnini contestando la lettura secondo cui Trump avrebbe vinto perché i radical chic lo avrebbero trattato con ironia o derisione. Nel suo impianto, la vittoria sarebbe da collegare soprattutto a fallimenti dei predecessori e a disastri politici, mentre la crescita del Movimento 5 Stelle sarebbe stata possibile perché il Partito Democratico avrebbe fallito e avrebbe contribuito a costruire malcontento. Travaglio inserisce anche il momento del collasso di Berlusconi, indicandolo come fase in cui sarebbe emersa ulteriore domanda di cambiamento.

prospettive europee: rischio di governi di estrema destra e tema delle politiche sociali

Nel finale, Travaglio avanza un avvertimento sulle traiettorie europee. Se, nel giro di un anno, si arrivasse a vedere l’Europa con governi di estrema destra, secondo il direttore del Fatto Quotidiano sarebbe il risultato di fallimenti delle classi dirigenti. In questa cornice, la critica non riguarda soltanto il modo in cui se ne parla, ma soprattutto cosa viene scelto di fare: predicare riarmo al posto di costruire politiche sociali.

Personaggi citati:

  • Beppe Severgnini
  • Marco Travaglio
  • Vannacci (leader di Futuro Nazionale)
  • Berlusconi
  • Grillo
  • Gian Antonio Stella
  • Sergio Rizzo
  • Trump
  • Mussolini

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