Auto la locomotiva tedesca rallenta migliaia di posti a rischio

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Auto la locomotiva tedesca rallenta migliaia di posti a rischio

Nubi nere sull’industria tedesca dell’automobile, con segnali sempre più netti che arrivano da un sondaggio dell’associazione VDA. L’indagine, svolta a maggio e basata su risposte di 116 aziende, mette in evidenza un ribaltamento delle aspettative: la quota di fornitori che prevede un deterioramento della situazione economica complessiva per il 2027 supera quella di chi immagina un miglioramento delle condizioni di mercato. Sullo sfondo emergono costi energetici crescenti, burocrazia e vincoli normativi sul lavoro, con ripercussioni già visibili su investimenti e occupazione.

previsioni 2027 vda: fornitori pessimisti in maggioranza

Il quadro delineato dal sondaggio VDA mostra come le prospettive siano cambiate in modo rapido e deciso rispetto a quanto rilevato all’inizio del 2026. A maggio, infatti, i fornitori che stimano un peggioramento della situazione economica generale per il 2027 risultano in netta prevalenza rispetto ai più ottimisti. Secondo le indicazioni raccolte, un terzo degli intervistati attende un aggravamento dell’attuale crisi, mentre un modesto 25% dichiara di sperare in un miglioramento delle condizioni del mercato.

La fotografia attuale rappresenta un ribaltamento radicale rispetto al precedente andamento: nel periodo iniziale del 2026 le proporzioni tra ottimisti e pessimisti erano esattamente invertite.

criticità operative: energia, geopolitica e burocrazia

Le principali difficoltà segnalate riguardano l’aumento dei costi energetici, aggravato dalle tensioni geopolitiche del Medio Oriente. A incidere sulla competitività delle imprese tedesche concorrono anche l’eccesso di burocrazia e un progressivo inasprimento delle norme che regolano il mercato del lavoro.

Con queste premesse, circa due terzi dei fornitori interpellati hanno già adottato decisioni che impattano direttamente i piani industriali: rinviare, cancellare o trasferire all’estero investimenti inizialmente destinati alla Germania.

destinazione degli investimenti: asia, nord america e ue

I capitali spostati finiscono soprattutto in Paesi asiatici. Seguono il mercato del Nord America e, in misura minore, altre aree geografiche interne all’Unione Europea.

impatti occupazionali nel settore auto: tagli e perdita di posti di lavoro

Le ricadute sul fronte del lavoro vengono delineate con toni particolarmente severi. Circa metà delle imprese prevede la necessità di ricorrere a pesanti tagli di personale nel corso dei prossimi anni. Le stime più recenti a livello istituzionale indicano addirittura 225.000 posti di lavoro persi nell’intero settore auto entro il 2035.

La capacità di creare nuova occupazione appare limitata: solo un 3% delle aziende prevede di poter avviare nuove campagne di assunzione nei propri organici. Tra le realtà che riducono il numero di addetti in Germania, il 44% assume contestualmente all’estero.

ristrutturazione al centro: misure Volkswagen e filiera fornitori

La crisi dei fornitori dell’indotto automotive non viene descritta come un fenomeno isolato, ma come il riflesso delle difficoltà che attraversano i grandi costruttori. Nel quadro viene citato il gruppo Volkswagen, con Oliver Blume indicato come responsabile che ha fornito numeri relativi al programma di ristrutturazione della forza lavoro.

volkswagen: riduzione occupazionale entro il 2030

Oliver Blume riferisce che, per Volkswagen, Audi, Porsche e la consociata Cariad, è stato concordato di ridurre i posti di lavoro in Germania di circa 50.000 unità entro il 2030. Solo presso Volkswagen, includendo gli stabilimenti di Sachsen e Osnabrück, la riduzione complessiva è indicata in 19.000 unità entro la fine dell’anno.

Nel frattempo risultano già conclusi oltre 28.000 accordi vincolanti per le cessazioni del rapporto di lavoro entro il 2030. A supporto del contenimento dei costi, viene riportato anche che i costi di produzione presso gli stabilimenti Volkswagen in Germania si sono ridotti di oltre il 20% entro il 2025.

risparmi e obiettivi: 1 miliardo già ottenuto, 6 entro il 2030

La riduzione dell’occupazione si inserisce in un insieme di misure più ampie per ridimensionare i costi complessivi. Il gruppo dichiara di aver ottenuto 1 miliardo di euro di risparmi e di lavorare per arrivare a 6 miliardi entro il 2030, obiettivo da perseguire tramite l’ottimizzazione di ogni singolo processo industriale.

Tra le linee operative figurano anche iniziative orientate alla riduzione delle sovraccapacità produttiva, indicate come un fattore critico per i conti aziendali.

capacità produttiva: da 12 milioni a circa 9 milioni di veicoli annui

Viene ricordato che la capacità produttiva era stata pianificata prima del Covid su ipotesi più ottimistiche, fissata a 12 milioni di veicoli l’anno. Oggi, secondo quanto riportato, la cifra considerata realistica è attorno ai 9 milioni, valore descritto come la media raggiunta negli ultimi cinque anni. L’obiettivo indicato consiste nell’adeguare la capacità produttiva a questo livello, in linea con il mercato.

Nel contesto attuale, negli ultimi due anni il gruppo avrebbe ridotto la produzione complessiva di circa 2 milioni di unità, distribuite tra Europa e Cina. Sono inoltre state avviate misure per ridurre ulteriormente la produzione di 500.000 unità nella Repubblica Popolare, con l’indicazione che interventi simili sarebbero previsti anche in Europa.

contesto globale: peggioramento nel 2026 e pressione sui margini

Le condizioni per l’industria automobilistica globale sono definite come in peggioramento nel corso del 2026, in relazione al conflitto in Medio Oriente, alla contrazione dei volumi di mercato e a una concorrenza in crescita. Oliver Blume mette in guardia sulla necessità di contrastare ulteriori pressioni esterne sui margini, segnalando l’impossibilità di dare per scontato un ritorno ai livelli di vendita e prezzo del passato e l’evoluzione positiva dei mercati ai ritmi precedenti.

La linea esposta si concentra su un’azione concreta: ridurre i costi e diventare più redditizi in un contesto in cui la crescita viene descritta come quasi inesistente. Viene indicato che l’adeguamento delle strutture deve accompagnarsi a un riposizionamento del modello di business, basato su analisi chiara, lavoro sistematico e disciplina rigorosa su costi e investimenti, così da creare lo spazio necessario per gli investimenti futuri e per la crescita.

riduzione della complessità: prodotti mirati e meno varianti

Un passaggio rilevante riguarda la strategia per ridurre la complessità dell’offerta commerciale tramite prodotti mirati, meno varianti e volumi maggiori per modello. Viene inoltre richiamata un’attenzione più marcata alle aspettative dei clienti nelle diverse aree del mondo.

La riduzione della complessità non dovrebbe limitarsi alla gamma: coinvolgerebbe anche le piattaforme tecnologiche, le architetture elettroniche e le strutture gestionali, insieme all’organizzazione quotidiana delle attività e alla ripartizione delle responsabilità interne all’azienda.

personalità citate

  • Oliver Blume
Auto, la locomotiva tedesca rallenta. Migliaia di posti di lavoro a rischio
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