Aumento contributivo psicologi protesta al ministero perché fermarlo

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Aumento contributivo psicologi protesta al ministero perché fermarlo

Il tema dell’accessibilità della salute mentale è sempre più centrale nel dibattito pubblico, e in parallelo cresce l’attenzione sulle condizioni economiche dei professionisti coinvolti. In questo contesto, gli psicologi si trovano al centro di un confronto acceso legato alle politiche previdenziali dell’ente di riferimento e alle conseguenze concrete che una riforma contributiva può produrre nel breve periodo.

Al centro della vicenda c’è il conflitto tra Enpap e la propria base di iscritti, emerso con forza dopo una votazione che ha approvato un aumento dell’obbligatorietà contributiva. Ora la procedura si sposta sul passaggio di ratifica previsto presso le istituzioni competenti, mentre la mobilitazione dei professionisti prova a ottenere ascolto e una revisione del percorso comunicativo e decisionale.

Enpap e aumento contributivo: dal 12% al 19% e passaggio al ministero

Uno degli aspetti principali del conflitto riguarda la decisione approvata in seguito all’ultima votazione del 23 aprile, con la quale è stato dato via libera all’innalzamento della contribuzione obbligatoria dal 12% al 19%. La riforma, secondo quanto riportato, deve ora essere ratificata: la competenza viene indicata nel passaggio al Ministero del lavoro e al Mef.

La conseguenza attesa viene descritta come un impatto diretto sulle disponibilità economiche della categoria, considerata caratterizzata da basso reddito. L’aumento contributivo viene presentato come una misura destinata a incidere sulle scelte e sulle traiettorie personali e professionali degli psicologi interessati.

Enpap punta su pensioni rivalutate, ma la categoria teme effetti sul reddito

La posizione dell’ente, secondo quanto riportato, si fonda sulla promessa di pensioni migliori attraverso una rivalutazione. Nel ragionamento attribuito a Enpap, l’innalzamento contributivo potrebbe tradursi in un miglioramento del trattamento pensionistico futuro.

Il timore espresso nei confronti di questa impostazione riguarda il rapporto tra incremento della contribuzione e livello dei redditi effettivamente percepiti: se la categoria guadagna poco, l’aumento percentuale potrebbe non trasformarsi in un’uscita pensionistica adeguata, lasciando comunque valori contenuti.

Conflitto e mobilitazione: firme ignorate, distanza tra vertici e iscritti

Il malcontento viene descritto come precedente al voto che avrebbe reso operativo l’aumento. Prima che l’incremento venisse formalizzato, sarebbe stata avviata una mobilitazione con due raccolte firme.

Le iniziative, coordinate da Mauro Grimoldi e dal gruppo Agire per Enpap, avevano formalizzato un orientamento netto di “No” all’aumento contributivo. Successivamente, le firme sarebbero state trattate come non rilevanti rispetto alle decisioni maturate dalla dirigenza dell’ente, con un’espressione di mancata considerazione.

Dal quadro riportato emerge anche una spiegazione normativa: le casse professionali vengono indicate come enti di diritto privato capaci di definire scelte in base a criteri di sostenibilità e adeguamenti secondo le normative. Viene citato il D.Lgs. 509/1994, che avrebbe privatizzato le vecchie Casse nazionali, consentendo alle professioni di costituire una propria cassa di previdenza, con l’impostazione per cui la previdenza non deve gravare sulle finanze pubbliche.

Viene poi richiamata la Riforma Dini del 1995, con la conseguente obbligatorietà previdenziale per i lavoratori autonomi, e il D.Lgs. 103 del 10 febbraio 1996, che avrebbe portato alla nascita di Enpap. È indicata anche l’approvazione dello statuto tramite Decreto Ministeriale del 2 maggio 1996 (D.M. 337/96).

Enpap in autonomia da 30 anni: strategia comunicativa e mancata mediazione

Il racconto fa riferimento alla durata dell’ente: 30 anni di attività vengono descritti come un periodo in cui Enpap opera come fondazione di diritto privato, con autonomia gestionale, organizzativa e contabile.

Nel periodo indicato, Enpap avrebbe deciso di interrompere l’alleanza con gli iscritti in prossimità dell’anniversario dei 30 anni, procedendo con l’aumento contributivo a pochi giorni dalla ricorrenza. Da allora, il dissenso viene descritto come in crescita e percepibile, mentre l’interlocuzione sarebbe rimasta difficile e le interazioni con gli iscritti non concordi avrebbero mostrato segni di irritazione.

Secondo quanto riportato, di fronte al dissenso seguito al voto, la governance dell’ente non avrebbe previsto marcia indietro né un percorso di mediazione. Sarebbe stata invece adottata una strategia comunicativa finalizzata a sostenere la bontà della riforma.

manifestazione a roma per fermare l’aumento contributivo

La risposta organizzata del dissenso prende forma attraverso il movimento spontaneo “La cosa Contro”, che avrebbe programmato una manifestazione a Roma per il prossimo venerdì 12 giugno, con inizio alle 11.00. L’evento viene descritto come la prima occasione in cui gli psicologi scendono in piazza per portare la propria voce direttamente sotto le finestre dei Ministeri incaricati della vigilanza sulle Casse previdenziali.

La protesta viene presentata con un obiettivo articolato: ottenere ascolto e dialogo e provare a fermare un aumento contributivo calato dall’alto, ritenuto frutto di una decisione maturata in un perimetro chiuso e collegata a motivazioni non considerate urgenti. Nel quadro riportato, la misura viene indicata come causa di un conflitto interno alla categoria.

La battaglia viene descritta non soltanto come una questione numerica, ma come una difesa della dignità professionale. Viene anche richiamata la possibilità che, in assenza di cambiamenti, si renda necessaria una scelta tra incremento delle tariffe e abbandono della professione.

iniziative e figure menzionate nel contesto del dissenso

Nel racconto del conflitto compaiono soggetti legati all’organizzazione delle proteste e alla coordinazione delle iniziative contro l’aumento contributivo:

  • Mauro Grimoldi
  • Agire per Enpap
  • “La cosa Contro”

contesto editoriale e gestione dei contributi

Accanto alla descrizione della mobilitazione, viene riportato un passaggio relativo alla gestione di contenuti editoriali: il blog Sostenitore ospita post scritti dai lettori che contribuiscono alla crescita della testata aderendo all’offerta Sostenitore, diventando parte attiva della community. La selezione e la pubblicazione dei contributi vengono attribuite a Peter Gomez e alla redazione, con l’indicazione che saranno scelti i post ritenuti più interessanti.

Il testo richiama anche l’idea di un blog nato da iniziativa dei lettori e la possibilità di partecipare in modo attivo. È indicato che aderire all’offerta comporta un coinvolgimento più diretto, con riferimento alla presenza e all’impegno richiesti. Viene inoltre menzionato un accesso a un forum riservato per discutere e interagire con la redazione, oltre alla possibilità di seguire in streaming la riunione del giovedì e inviare suggerimenti, notizie e idee in tempo reale.

La protesta degli psicologi si sposta al Ministero: perché fermare l’aumento contributivo calato dall’alto
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