Amianto in caserma, lo Stato condannato a risarcire 400mila euro alla figlia della vittima

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Amianto in caserma, lo Stato condannato a risarcire 400mila euro alla figlia della vittima

Una condanna significativa, oltre 400mila euro, arriva dal Tribunale di Milano nei confronti del ministero della Difesa. Al centro della decisione c’è la morte di un ex militare dell’Esercito Italiano, avvenuta nel 2017 per mesotelioma pleurico, e il riconoscimento del nesso causale tra l’esposizione all’amianto durante il servizio e l’insorgenza della malattia. La sentenza, secondo le ricostruzioni diffuse dall’Osservatorio Nazionale Amianto, affronta sia la responsabilità legata alla sfera professionale sia il danno personale e familiare generato dalla tragedia.

tribunale di milano e risarcimento per mesotelioma pleurico

Il Tribunale di Milano ha stabilito che il ministero della Difesa debba corrispondere un risarcimento che supera 400mila euro a favore della figlia di un ex lagunare deceduto il 31 luglio 2017. La motivazione della decisione riconosce un collegamento diretto tra l’esposizione ad amianto avvenuta nel contesto del servizio militare e la comparsa di una patologia oncologica ritenuta tra le più aggressive: mesotelioma pleurico.

esposizione ad amianto nelle forze armate e attività svolte

La ricostruzione resa in sede giudiziaria evidenzia che M.R. aveva prestato servizio negli anni Sessanta in ambienti militari dove l’amianto risultava ampiamente utilizzato e diffuso. Il quadro descritto riguarda la presenza di amianto in modo capillare tra caserme, mezzi e materiali impiegati nella quotidianità.

Nel corso dell’attività lavorativa, secondo quanto riportato, l’ex militare avrebbe svolto anche operazioni di manutenzione e movimentazione di componenti che risultavano contaminati, senza l’adozione di adeguate misure di protezione. La sentenza richiama inoltre il fatto che la pericolosità dell’amianto fosse conoscibile all’epoca dei fatti, rendendo centrale la valutazione sulla prevenzione.

diagnosi, decesso e percorso giudiziario della figlia

Il processo prende avvio dalla progressione clinica dell’ex militare: la comparsa di gravi problemi respiratori ha preceduto la diagnosi di mesotelioma pleurico. La malattia è indicata come una delle forme tumorali strettamente legate all’esposizione alle fibre di amianto e la sua evoluzione ha portato alla morte il 31 luglio 2017.

La decisione giudiziaria colloca la vicenda in un contesto di sofferenze protratte, descritte come fisiche e psicologiche, con ripercussioni condivise anche dalla figlia. Dopo il decesso, la donna ha avviato una lunga battaglia giudiziaria finalizzata a ottenere il riconoscimento della responsabilità del ministero della Difesa. Il Tribunale ha stabilito che non furono adottate misure adeguate di prevenzione e protezione.

danni riconosciuti: militare e danno parentale

La sentenza non si limita a riconoscere il danno subito dal militare durante la malattia e nella fase terminale. Il Tribunale riconosce anche il danno parentale della figlia, valorizzando un legame descritto come particolarmente intenso.

Le motivazioni richiamano una relazione quotidiana fondata su contatti costanti, sostegno reciproco e forte vicinanza affettiva. La ricostruzione risulta sostenuta da testimonianze e da materiali personali. La sentenza sottolinea che la morte del padre abbia rappresentato per la figlia uno sconvolgimento radicale della vita, riconoscendo la profondità del trauma sia durante la malattia sia dopo il decesso.

responsabilità istituzionale e significato giuridico della pronuncia

Il risarcimento complessivo supera 400mila euro, ma la decisione viene evidenziata anche per il suo rilievo giuridico sul piano della responsabilità dello Stato. In particolare, la pronuncia riguarda l’esposizione all’amianto nelle Forze Armate, affermando che lo Stato abbia un dovere di tutela nei confronti di chi presta servizio in divisa.

parole dell’avvocato e presidente dell’osservatorio

Secondo quanto riportato, l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della donna, ha evidenziato il valore della sentenza al di là del dato economico. Le dichiarazioni richiamano una vicenda familiare segnata da una morte considerata evitabile, collegata all’esposizione a un “killer invisibile” come l’amianto. Nelle stesse parole viene sottolineato un riconoscimento esteso delle responsabilità istituzionali, confermando l’esistenza di esposizioni anche nell’ambito delle Forze Armate e ribadendo l’esigenza che chi serve lo Stato venga adeguatamente tutelato.

Persone menzionate:

  • M.R.
  • Ezio Bonanni
Ex lagunare ucciso dall’esposizione all’amianto, il Tribunale di Milano condanna il ministero della Difesa a risarcire la figlia

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