Alzheimer prevenzione e standard di cura uniformi con zappia
La cura dell’Alzheimer sta vivendo una fase di trasformazione sempre più orientata alla standardizzazione e alla prevenzione. A Roma, durante l’evento internazionale MindShift, è emersa con forza la necessità di rendere più omogenei i percorsi clinici, rendendo coerenti diagnosi biologica, monitoraggio dell’efficacia e sicurezza delle terapie, oltre a preparare il sistema sanitario a intercettare la malattia in fasi sempre più precoci.
protocolli Alzheimer: uniformare standard di diagnosi e terapie
Mario Zappia, presidente della Società italiana di neurologia (Sin), ha sottolineato l’urgenza di puntare sull’uniformazione degli standard di cura e assistenziali per l’Alzheimer. L’obiettivo non riguarda soltanto la fase diagnostica, ma anche la valutazione dell’efficacia e della sicurezza delle terapie, in particolare quelle anti-amiloide rivolte alla malattia di Alzheimer o alle fasi precoci come il deterioramento cognitivo lieve, purché siano presenti condizioni di malattia biologicamente accertate.
diagnosi biologica e neuroimaging: rendere omogenei i protocolli
Nel corso dell’intervento, Zappia ha indicato come priorità l’impegno della società scientifica nel rendere omogenei i protocolli per la diagnosi biologica, includendo anche la componente di neuroimaging. Tra gli strumenti citati rientrano gli esami Pet dedicati alla rilevazione della beta-amiloide cerebrale, oltre all’impiego dei biomarcatori nel liquido cerebrospinale. È stata menzionata anche l’aspettativa di un utilizzo, quanto prima, su base plasmatica.
standardizzazione dell’intero sistema e ruolo del medico di medicina generale
La direzione delineata non si limita all’aspetto tecnologico. È stata evidenziata la necessità di una standardizzazione dell’intero sistema, con attenzione alla continuità del percorso di cura. Tra gli elementi considerati centrali figura la formazione dei medici di medicina generale, descritti come il primo punto di riferimento per pazienti e famiglie.
Il medico di base deve essere in grado di indirizzare correttamente il paziente allo specialista neurologo, affinché venga inserito in un percorso codificato per la diagnosi e l’eventuale prescrizione dei farmaci.
prevenzione Alzheimer: fino al 45% dei fattori di rischio modificabili
Zappia ha richiamato l’importanza della prevenzione anche per le patologie neurodegenerative, in particolare l’Alzheimer. Secondo quanto riportato, nei settori cardiovascolare e oncologico la prevenzione ha già portato a risultati rilevanti, mentre per le malattie neurodegenerative è stato investito meno, anche per l’idea di una presunta ineluttabilità della malattia.
È stato inoltre evidenziato che oggi si conosce un dato significativo: fino al 45% dei fattori di rischio è modificabile. La sfida, quindi, consiste nel definire politiche e campagne di prevenzione lungo tutto l’arco della vita.
prevenzione lungo la vita: interventi prima della comparsa dei sintomi
La prospettiva presentata collega la prevenzione al fatto che il processo biologico dell’Alzheimer inizia molti anni prima della manifestazione clinica dei sintomi. In questa cornice, è stato indicato l’avvio di un programma di prevenzione in collaborazione con Croce Rossa Italiana e Fondazione Aletheia.
L’obiettivo dichiarato è realizzare interventi mirati su tutto il territorio nazionale, con la finalità di raggiungere le persone e supportare il cambiamento di stili di vita errati.
MindShift: accelerare la trasformazione della cura
L’evento internazionale MindShift - A cross-country mission to reshape Alzheimer's Care, in corso a Roma, ha riunito esperti, istituzioni e rappresentanti dei pazienti provenienti da 12 Paesi. La cornice dell’iniziativa è finalizzata ad accelerare la trasformazione della cura dell’Alzheimer, integrando standard condivisi, percorsi codificati e strategie di prevenzione su scala nazionale.
Personaggi e figure citate:
- Mario Zappia (presidente della Società italiana di neurologia, Sin)