Acalabrutinib e venetoclax migliorano la qualità della vita nei pazienti oncologici secondo l’oncologo ghia

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Acalabrutinib e venetoclax migliorano la qualità della vita nei pazienti oncologici secondo l’oncologo ghia

Una nuova combinazione di farmaci entra nella pratica per la leucemia linfatica cronica in prima linea e porta con sé un elemento centrale: un trattamento a durata fissa. L’indicazione riguarda pazienti avviati alla terapia da pochi giorni, a seguito dell’approvazione Aifa (Agenzia italiana del farmaco), aprendo la strada a una gestione clinica che punta anche alla qualità di vita, soprattutto in una popolazione spesso anziana e con possibili comorbidità.

Nel quadro delle nuove possibilità di cura presentate a Milano in occasione di un incontro con la stampa promosso da AstraZeneca, Paolo Ghia ha illustrato i benefici della combinazione farmaceutica basata su acalabrutinib e venetoclax, evidenziando efficacia, tollerabilità e impatto sulla necessità di terapie successive.

leucemia linfatica cronica: nuova combinazione rimborsata e schema a durata fissa

La combinazione oggi rimborsata associa acalabrutinib, inibitore di Btk, e venetoclax, inibitore di Bcl-2, per il trattamento di pazienti con leucemia linfatica cronica in prima linea. La caratteristica distintiva dello schema è la durata limitata: il trattamento si sviluppa per 14 mesi, al termine dei quali la terapia viene sospesa e il paziente resta seguito nel tempo.

La proposta clinica viene descritta come una strategia che interrompe la continuità terapeutica dopo un periodo definito, con la conseguente riduzione del carico legato alla prosecuzione della terapia. Il razionale, secondo quanto riportato, risiede nell’insieme di efficacia e buona tollerabilità, fattori considerati particolarmente rilevanti nella gestione di pazienti che presentano spesso età avanzata e altre condizioni associate.

paolo ghia: efficacia e benefìci sulla necessità di ulteriori terapie

Paolo Ghia, direttore del programma di ricerca strategica sulla leucemia linfatica cronica all’Irccs ospedale San Raffaele di Milano e professore di Oncologia medica all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, ha indicato un dato di impatto clinico: il 90% dei pazienti, dopo il trattamento di 14 mesi, non avrà bisogno di un’altra terapia nei successivi 3 anni.

La valutazione sull’efficacia viene presentata come un elemento chiave del vantaggio della combinazione, in grado di sostenere l’assenza di necessità terapeutiche aggiuntive per una larga quota di pazienti nel periodo successivo. Il risultato descritto si collega anche a un profilo di gestione più prevedibile, coerente con la logica di terapia a durata fissa.

tollerabilità e sicurezza cardiovascolare della combinazione

Accanto all’efficacia, un altro punto sottolineato riguarda la tollerabilità del trattamento, includendo aspetti di sicurezza cardiovascolare. La combinazione viene descritta come ben tollerata anche dal punto di vista cardiovascolare, con una frequenza contenuta degli effetti collaterali a carico del cuore.

Tra i problemi cardiaci normalmente considerati in una popolazione anziana, come aritmie e aumento della pressione arteriosa, viene evidenziata una minore incidenza, con l’obiettivo di ridurre i rischi in un gruppo che può già presentare criticità di base.

paolo ghia e focus sul valore per i pazienti

Nel corso dell’intervento, l’attenzione si concentra anche sul beneficio sulla qualità di vita. La possibilità di completare la terapia entro 14 mesi, interrompendo poi la somministrazione e mantenendo un follow-up nel tempo, viene indicata come un vantaggio significativo per i pazienti, in particolare quando l’età e le comorbidità rendono più complesso sostenere percorsi terapeutici protratti.

Paolo Ghia

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